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Grecia e Turchia: a Lesbo e Kastanies intreccio di interessi e di storia

Migranti prigionieri tra Turchia e Grecia. Con il governo di Ankara che li blocca via mare e le forze di sicurezza di Atene che li respinge via terra, mentre a Lesbo migliaia di migranti vivono in una condizione disumana con i militanti di estrema destra che hanno supportato l’azione della polizia nelle operazioni di respingimento. Uno scontro tra due Paesi che si incrocia, in maniera drammatica, con gli interessi di Turchia e Russia, quindi la guerra in Siria e le antiche ruggini storiche tra greci e turchi.

Putin ed Erdogan sulla scena

Lo scenario vede protagonisti due soli attori, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. L’Europa, invece, risulta assente non giustificata su tutto il fronte: nemmeno l’aggressività dell’esecutivo greco, guidato dal conservatore Kyriakos Mitsotakis, ha sollecitato un vero intervento diplomatico. I diritti umani sono stati derubricati a questione secondaria, nell’attesa che la situazione si evolva nei rapporti con Ankara. La tregua siglata a Idlib tra Russia e Turchia ha solo portato a una parziale calma, con lo stop alle partenze via mare dei richiedenti asilo. Nell’attesa che Erdogan ottenga un nuovo accordo, con altri finanziamenti, da parte dell’Unione europea per evitare l’afflusso di siriani (ma anche di afghani) in fuga dal conflitto.

Come si è arrivati alla crisi tra Grecia e Turchia

La situazione è precipitata dopo la decisione del governo turco di aprire le frontiere ai profughi, in seguito all’uccisione di militari turchi, a Idlib, durante gli scontri con i ribelli sostenuti dall’aviazione di Mosca. Erdogan ha così rotto il patto con l’Unione europea, che aveva finanziato il governo di Ankara per evitare l’esodo di migliaia di profughi. A quel punto i rifugiati hanno cercato lo sbocco verso il vecchio Continente, sia via mare che via terra.

Recep Tayyip Erdogan

Sulle imbarcazioni delle Organizzazioni non governative, quindi, migliaia di profughi siriani hanno cercato di raggiungere l’isola di Lesbo, dove le condizioni nel campo di Moria sono già al limite del collasso. La risposta degli abitanti dell’isola è stata violenta, con il beneplacito del governo di Atene, e l’intervento di gruppi di estrema destra che hanno messo in atto azioni violente. Stando alle segnalazioni della Ong Alarm phone, la guardia costiera greca ha anche intercettato le navi con i migranti per riportarle in Turchia.

Gli scontri al confine, a Kastanies

Allo stesso tempo è aumentata la tensione a, al confine, tra Grecia e Turchia. Atene ha accusato Ankara di favorire il passaggio alla frontiera dei siriani. Ci sono stati lanci di lacrimogeni e spari, creando il rischio “dell’incidente” e di un’escalation militare tra i due Paesi, tra due alleati della Nato, tra cui comunque non c’è storicamente un gran legame. Le autorità greche hanno denunciato un “attacco” da parte dei turchi per eliminare le recinzioni e consentire il passaggio alle persone ammassate al confine, il cui unico intento era quello di raggiungere il suolo europeo.

L’Isola di Lesbo

Un po’ di storia

La questione dei migranti si inserisce in un quadro storico complicato. La guerra in Siria, appunto, che prosegue nella disattenzione più totale delle cancellerie internazionali, con l’eccezione appunto di Russia e Turchia impegnate in prima linea per interessi geopolitici. Ma tra greci e turchi le ruggini sono legate alla storia: la Grecia è stata sotto il dominio dell’impero ottomano fino al 1830, anno che ha sancito ufficialmente la sua indipendenza. I moti rivoluzionari, tuttavia, iniziarono nel 1821, provocando la reazione delle autorità ottomane con il massacro dell’isola di Chio, avvenuto nel 1822, creando un caso internazionale.

La guerra vide così l’ingresso sul fronte anche di altre potenze ostili all’impero, come Francia, Gran Bretagna e Russia. Questa alleanza sconfisse i turchi nella battaglia di Navarino, nel 1827, che indebolì in maniera pressoché definitiva la flotta ottomana. Dopo due anni, nel 1829, è stato firmato il Trattato di Adrianopoli con il riconoscimento dell’indipendenza della Grecia. Il presidente filorusso, Giovanni Capodistria, venne però assassinato e il Paese diventò una monarchia, nel 1832, con l’incoronazione del tedesco Ottone di Wittelsbach (Ottone di Grecia), a conferma di un protettorato sorto ad Atene.

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