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potere alle donne

Grammatica e Sessismo: intervista a Francesca Dragotto

L’obiettivo 5 dell’agenda 2030 si prefigge di raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze. Per farlo, è necessario passare anche per il linguaggio. Grammatica e Sessismo ovvero il centro studi dipartimentale multidisciplinare GeS (Grammatica e Sessismo) dell’Università di Roma Tor Vergata, si occupa di promuovere e realizzare attività di formazione in merito alla parità di genere attraverso il linguaggio. Intervistiamo la coordinatrice del Centro, Francesca Dragotto, in merito alla storia e alle attività del centro.

 

Come è nato Grammatica e Sessismo?

Grammatica e sessismo come centro di ricerca multidisciplinare è nato nel 2018 per portare avanti in una maniera più strutturata le attività di un laboratorio didattico omonimo che l’ha preceduto. Quest’ultimo era nato nel 2012 quando mi fu chiesto di partecipare a una tavola rotonda intitolata proprio “Grammatica e sessismo” al salone del libro di Torino. Questo tema nel 2012 iniziò a farsi strada perché era ministra Elsa Fornero ed era la prima volta che una donna guidava il Ministero dell’Economia, posizione tradizionalmente occupata da uomini. Così ci si pose per la prima volta il problema di come chiamarla: ministro o ministra?

Tra il 2012 e il 2015 per il laboratorio permanente sono stati anni di incameramento di conoscenze; poi tra il 2015 e il 2018 è iniziata la fase di esternalizzazione di queste conoscenze, coincisa con l’avvio di una intensa attività didattica e di diffusione della conoscenza.

Grammatica e sessismo nasce da subito come uno spazio di confronto multi e inter disciplinare, che punta al coinvolgimento di fette sempre più ampie della società e che per farlo si serve di una scrittura o esposizione divulgativa che è sempre sostanziata da fonti e da critica prodotta in ambito scientifico. Grammatica e sessismo è diventato anche il titolo di due volumi liberamente scaricabili dal nostro sito.

GeS ha vinto nel 2017 il Premio Formica d’oro del Forum del Terzo Settore del Lazio, per la sua capacità di portare al di fuori dell’università le riflessioni sul genere. Il premio in denaro, messo a disposizione dalla famiglia dello scomparso Alberto Valentini, è stato devoluto all’avvio di Grammatiche della società, la collana ufficiale del centro che a oggi ha due volumi all’attivo e uno in preparazione. A luglio 2018 sono diventata ufficialmente direttrice del centro di ricerca.

 

Di cosa vi occupate?

A Grammatica e sessismo, proprio perché nasce come centro multi e interdisciplinare che punta a diventare transdisciplinare, ci occupiamo di tutto ciò che ha a che fare con il rapporto tra linguaggio, cognizione e società, assumendo il genere come filo rosso che guida tutta la nostra riflessione. Cerchiamo in primis di capire le implicazioni connesse con il genere inteso come principio di natura cognitiva, come meccanismo funzionale a mettere ordine all’esperienza, sia essa fatta di persone, cose o eventi: a me, per esempio, interessa il tema della costruzione della conoscenza ad opera dei linguaggi di cui sono “fatte” le narrazioni sociali. Mi interessa cioè capire in che modo le persone acquisiscono, per le parole che usano ogni giorno, i significati per i quali le usano. E di come ciò risenta dell’esperienza del reale che fanno. In che modo insomma il dizionario delle persone risenta del rapporto con il reale. Dato che nel reale c’è uno squilibrio tra i generi, esso finirà per venire incamerato anche nel linguaggio.

Mi occupo anche di analisi della lingua sui social anche tramite webscraping e mi dedico all’analisi critica del discorso. Dato che essa mi abitua a cercare di capire cos’hanno in mente le persone quando parlano e scrivono facendo un lavoro di decostruzione del loro discorso.

 

 

 

 

Crediti immagine: GeS

 

Quali sono le attività che finora hanno dato maggiore soddisfazione?

Sicuramente il premio Formica d’oro, ma mi ha dato tanta soddisfazione anche essere stata chiamata da tantissime scuole per fare formazione ai docenti. A GeS infatti ci dedichiamo anche a fare tanta didattica in contesti diversi dall’università, come appunto nelle scuole, dove facciamo formazione a docenti e a studenti. È molto gratificante quando i ragazzi e le ragazze delle scuole chiedono come rimanere in contatto e seguire il progetto dopo aver fatto un laboratorio al quale magari all’inizio non avevano nemmeno voglia di partecipare.

Nel 2020 poi mi è stato chiesto di condurre il monitoraggio scientifico della programmazione RAI in merito ai temi di prevenzione di hate speech, rappresentazione della donna, contributo alla coesione sociale e anche questa è stata una soddisfazione enorme.

 

Perché è necessario parlare di questi temi oggi?

Perché non c’è consapevolezza, perché tutto viene ridotto a un discorso che vede partiti contrapposti. È necessario incrementare il dibattito intorno a questi temi per far sì che si eviti la polarizzazione, che finisce per appiattire la discussione. Per fare in modo che la complessità del reale riesca a emergere nella discussione, allenare alla tolleranza, è necessario educare al confronto, alla complessità e alla consapevolezza.

Relativamente alla declinazione dei nomi delle professioni al femminile, ritengo che essa sia importante perché l’uso o il mancato uso del femminile in certi ambiti della lingua ha delle conseguenze cognitive sottovalutate e la ragione che ci sta dietro è complessa e non ha a che fare con la lingua. È necessario capire che cosa porta a non riuscire a dire “procuratrice” invece di “procuratore” ma non c’è problema a dire “maestra” o “maestro”, purché però non sia d’orchestra: questa esitazione ha a che fare solo certi ambiti professionali, rivelando con la lingua un problema della società.

 

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Crediti immagine: GeS

 

Come può il linguaggio aiutare le donne a raggiungere la parità?

Il lavoro per raggiungere la parità di genere ha a che fare con il reale tanto quanto con la sua rappresentazione simbolica. Quest’ultima avviene attraverso i linguaggi e la lingua è il più potente dei linguaggi. Se nelle narrazioni le donne fossero rappresentate in tutti i modi possibili (e non esibendole soltanto nelle professioni “vicine al femminile”, in tutte le fattezze e abbigliamenti, interessi e competenze) la narrazione del femminile corrisponderebbe alla varietà reale, fornendo dei modelli per la costruzione sociale più ricchi e più utili alla costruzione di un dizionario sociale meno stereotipato. Aiutare la società attraverso la lingua a diventare più democratica e prioritaria è possibile proprio grazie alla diffusione di narrazioni meno stereotipate.

 

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