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L’altra America che combatte ancora per il taglio alle emissioni inquinanti

Un’altra America esiste. Ed è attenta al taglio delle emissioni inquinanti. Dando una nuova speranza sul raggiungimento degli obiettivi fissati per evitare un aumento delle temperature globali sopra il grado e mezzo. Nel corso della Cop25 di Madrid, infatti, è stato presentato un rapporto che racconta come gli Stati Uniti non siano solo quelli di Donald Trump. Lo slogan scelto è chiaro: “We are still in”, ossia “siamo ancora dentro” agli accordi di Parigi, al contrario di quanto ha fatto il presidente. Il rapporto America’s Pledge conferma che sull’emergenza climatica ci sono molti attori attivi, dalla politica all’economia, pronti ad attuare politiche di taglio della CO2.

L’impegno contro la CO2

I dati raccolti sono molto significativi: con un’azione dal basso in rapida espansione, attingendo alle politiche degli Stati di maggior successo, le città e le imprese statunitensi potrebbero ridurre le emissioni di gas serra fino al 37% entro il 2030 (partendo dai parametri del 2005). E ancora: se la Casa Bianca seguisse una strategia aggressiva, si potrebbe arrivare al 49% di agenti inquinanti in meno entro il 2030. “Questi dati sono incoraggianti”, sottolinea Nathan Hultman, primo autore del rapporto e direttore del Center for Global Sustainability all’Università del Maryland.

Anche perché lo studio è stato portato avanti su città molto ricche che producono il 68% del Pil degli Usa, coprendo il 65% della popolazione, per una quantità di emissioni del 51% rispetto all’intero Paese (come riportato dal grafico più in basso). Insomma, una quota significativa che lascia ben sperare.

Attenzione alle emissioni

Il progetto è stato ideato ormai due anni fa dall’ex sindaco di New York e candidato alla presidenza, Michael Bloomberg, e dall’ex governatore della California Edmund G. Brown. Lo scopo è proprio di mettere insieme tutte le azioni di città e imprese concentrate sul rispetto degli Accordi di Parigi. Un’operazione politica, ma anche economica, per far emergere l’esistenza dell’altra America, quella non trumpiana.

Al di là della sfida per la Casa Bianca, quindi, è possibile immaginare una svolta green degli Usa. Con un significativo taglio della CO2 prodotta. “Raggiungere questo ambizioso livello di riduzione delle emissioni richiederà priorità nell’azione per il clima e nella trasformazione del mercato”, spiega il dossier illustrato a Madrid. “Dal momento che le tecnologie energetiche pulite – prosegue lo studio – sono già competitive rispetto ai costi i loro concorrenti di combustibili fossili, c’è anche una convenienza economica”.

Nonostante la professioni di ottimismo, c’è anche la consapevolezza che non è tutto così semplice: “Sarà necessario dispiegare uno sforzo enorme. Trasformare la nostra politica e la nostra economia energetica richiederà un’ampia mobilitazione dei cittadini, un aumento della produttività energetica, un’innovazione dirompente, delle novità strutture di mercato e investimenti lungimiranti”, annotano infatti gli esperti.

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