Back
Stillbirths rate per Paesi

Gli stillbirths: quattro bambini al minuto nascono senza vita nel mondo

Ogni 16 secondi, nel mondo, un bambino nasce morto. Nell’indifferenza più totale. Sono due i milioni di neonati che nel 2019 sono nati senza vita, tra le braccia disperate dei loro familiari. Storie tragiche, difficili anche da raccontare: l’emblema di quanto sia fondamentale impegnarsi sulle politiche per l’infanzia. Ed è questa la media terrificante per il fenomeno che viene definito con il termine stillbirths. La questione richiama inevitabilmente l’emergenza-povertà e delle disuguaglianze: l’84% degli questi episodi dolorosi si verifica nei Paesi a reddito medio-basso. Ma attenzione: il problema tocca anche le aree più ricche del pianeta. “Le prime stime globali congiunte sottolineano anche che i casi di bambini nati morti sono una sfida per i Paesi ad alto reddito”, sottolinea l’Onu. In particolare le minoranze etniche potrebbero non avere accesso a un’assistenza sanitaria sufficiente.

L’Unicef ha pubblicato lo sconvolgente rapporto A Neglected Tragedy: The global burden of stillbirths, ossia una Tragedia trascurata: il fardello globale dei nati morti. Il documento è stato realizzato insieme all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), alla Banca mondiale e al Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (Desa). I dati dimostrano come la piaga sia enorme e d’altra parte ci sia una gigantesca indifferenza.

Stillbirths: in venti anni mortalità abbattuta solo del 32%

Il grafico sull’ampiezza del problema (Fonte: Unicef)

Il rapporto rileva che, nonostante i progressi compiuti dal 2000 in poi, la cifra di bimbi nati morti non è calata i così rapidamente. Anzi: se dovessero andare avanti le tendenze attuali, ci sarebbero altre 19 milioni di stillbirths fino al 2030. “Nel 2019, circa 1,9 milioni di bambini sono nati morti alla 28esima settimana di gravidanza o più tardi, con un tasso globale di stillbirths di 13,9 nati morti ogni 1.000 nati totali”, spiega il dossier dell’Unicef. “Accogliere un bambino nel mondo dovrebbe essere un momento di grande gioia. Invece ogni giorno migliaia di genitori provano una tristezza insopportabile perché i loro bambini sono nati senza vita”, ha affermato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

La distribuzione non è affatto omogenea: sei Paesi coprono il 44% dei casi di bambini nati senza vita. La situazione più grave è in India: a seguire ci sono da Pakistan, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Cina ed Etiopia. È importante annotare che, in questa tragica graduatoria, figurano anche India e Cina, realtà con economie in espansione. Il problema, tuttavia, risiede tuttavia nelle forti disuguaglianze presenti all’interno degli stessi Paesi: le aree maggiormente sviluppate consentono un agevole accesso ai servizi sanitari, mentre  in quelle più rurali è alquanto complicato ricevere un’adeguata assistenza.

Il flagello nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale 

Il raffronto percentuale del problema tra il 2000 e il 2019 (Fonte: Unicef)

Dal punto di vista globale, il problema è più forte nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale: “Le due regioni rappresentano i tre quarti di tutti i bimbi nati morti”, sottolinea l’Unicef. Un elemento aiuta a comprendere l’ampiezza delle diversità: “Nell’Africa sub-sahariana, il tasso di stillbirths è di 21,7 per mille nascite totali; sette volte superiore al tasso regionale di 3,1 trovato in Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda”.

L’unica parziale consolazione è quello del lieve miglioramento registrato in venti anni: nel 2000 erano 2,9 milioni i bimbi nati senza vita contro i 2 milioni del 2019. Ma una riduzione del 32% non può rappresentare una fonte di soddisfazione. “La perdita di un bambino alla nascita, o durante la gravidanza, è una tragedia devastante per una famiglia. Una tragedia che spesso viene sopportata in silenzio, ma che accade con troppa frequenza, in tutto il mondo”, ha sottolineato Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’Unicef.

Inoltre “i costi psicologici e finanziari per le donne, le famiglie e le società sono gravi e duraturi”, ha evidenziato la numero uno dell’organizzazione. Ma come si potrebbe affrontare il dramma? La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo: “Con un monitoraggio di alta qualità, un’adeguata assistenza prenatale e un abile assistente al parto”, ha concluso Fore.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup