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antonio lubrano

Gli scrittori sugli alberi di una scuola

Adesso sono scomparsi, non ci sono più quei biglietti bianchi rettangolari che sembravano fiori di un altro mondo. Fino a qualche tempo fa si vedevano e incuriosivano i passanti.  A Milano passando per via Moisè Loria (zona Parco Solari) non si poteva fare a meno di notarlo: sugli alberi che compongono una rigogliosa barriera di verde davanti al basso edificio rossastro che ospita la Scuola media statale Carlo Porta – “a orientamento musicale” precisa una targa –  erano comparsi  dei cartelli non più grandi di un classico foglio di quaderno, con una frase, non ricordo più se scritta a mano o stampata. Da una certa distanza sembravano improbabili decorazioni natalizie, fuori tempo per giunta; ma si trattava solo di  una illusione ottica, un’impressione fugace. In realtà da vicino si scopriva che su ogni cartello c’era una citazione di questo o quel libro. Ne contai, se ricordo bene, una sessantina. E le citazioni andavano da Shakespeare a Italo Calvino, da Scott Fitzgerald a Alessandro Manzoni, da Baricco a Salvatore Quasimodo, a Dante  e a Petrarca, giusto per indicare alcuni scrittori.

Una frase mi  colpì fra tutte: “Le ragazze sono più difficili da interpretare rispetto all’oracolo di Delfi”, firmato Rick Riordon. Ad una insegnante che usciva in quel momento dall’istituto chiesi di chi fosse stata la splendida idea.“Dei nostri allievi – fu l’orgogliosa risposta – Che leggono più di quanto si creda”. Avrei voluto  approfondire ma la signora aveva fretta. Istintivamente però ho pensato a certi coetanei di questi allievi, che da  settimane – a Milano come in altre città italiane – si propongono come campioni di violenza riempendo delle loro squallide gesta le cronache.

Scuola dad Covid

Faccio qualche esempio, così come mi viene in mente. In metropolitana, a Milano, tre ragazzi scippano il cellulare a una signora  che sta telefonando e si dileguano alla fermata: con un tempismo eccezionale. In una strada del centro, sempre a Milano,un’altra signora è l’involontario obiettivo di una gang di minorenni: per fortuna il portiere di uno stabile si accorge del pedinamento, sicchè a passo svelto affianca la possibile vittima e l’avverte sottovoce. Così evita la rapina. Episodi che la cronaca nemmeno registra perché sono trascurabili rispetto alle imprese di giovanissimi (14,15,17 anni) che spesso rendono avventurosa e pericolosa persino una semplice passeggiata.

Tornano in mente le rapine sui Navigli a Milano compiute nel febbraio 20 da quattro quindicenni egiziani; o i tre diciassettenni italiani che hanno assaltato una farmacia in novembre. Così come ha avuto ampia e allarmata eco l’estate scorsa l’impresa di due ragazzi anch’essi stranieri che ,sempre a Milano,scippavano felpe e scarpe di marca a dei coetanei italiani, colpevoli diciamo così di eleganza.Allo stesso modo è stata seguita con profondo disagio la vicenda  dei due minorenni (14 e 15 anni) che hanno ucciso a Monza un quarantenne che – secondo loro – li avrebbe iniziati alla droga. Allucinante.

E’ difficile oggi individuare la causa prima di questi delitti che hanno per protagonisti dei ragazzi. Sì, certo, l’ignoranza, l’ambiente che li ha diseducati, il cattivo esempio di certi adulti, la droga. Però è agghiacciante. Forse sarebbe da riscrivere anche la definizione di microcriminalità. Due enciclopedie dicono che si tratta di “attività criminale caratterizzata da frequenti reati di limitata gravità”. Limitata?..

Scuola lavagna Covid

Ma c’è anche un’altra considerazione da fare:il vuoto scolastico. Abbiamo visto tutti le manifestazioni di protesta degli studenti davanti ai loro istituti, per bandire la Dad(didattica a distanza) e tornare alla presenza in classe, a tu per tu con i professori. “Ridateci la nostra scuola”, era il grido di tanti ragazzi seduti per terra come se stessero nei banchi. Ebbene proprio questa vacanza involontaria, che dura settimane, forse mesi, toglie ai nostri figli più verdi, come dire, il piacere di imparare, di confrontarsi, di affinare la propria sensibilità, di capire i problemi della società in cui vivono. Questo collettivo allentamento della disciplina educativa, sia culturalmente che praticamente, da’ ai nostri allievi della vita la sensazione che le regole non esistono o, se esistono, possono essere anche infrante,per il gusto di forzarle, di vedere che succede. Una sorta di sfida.

Ovviamente la mia è un’impressione, sballata come possono essere tutte le impressioni. Però sarebbe meglio che la scuola, di ogni ordine e grado, riprendesse a pieno la sua funzione,perché poi  prende corpo un sospetto e cioè che non in tutte le famiglie oggi si parla come un tempo di regole da rispettare.

Meno male che esistono studenti “a orientamento musicale” che amano i libri e li leggono. La loro sensibilità culturale da spessore alle nostre tenaci speranze.

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