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Gli italiani e l’ambiente: ci salverà Greta ?

L’impegno dell’attivista svedese  Greta Thunberg per sensibilizzare l’opinione  pubblica mondiale sul cambiamento climatico ha dato nuovo slancio alle tematiche ambientali in ogni angolo del pianeta. Anche in Italia lo scorso 15 marzo  si sono svolte manifestazioni ambientaliste in un centinaio di piazze. E’ il segnale che qualcosa sta cambiando nella coscienza degli italiani o si tratta solo di un fuoco di paglia? Quanto l’ambiente e la sostenibilità rappresentano una priorità per gli italiani?

La prima considerazione che balza agli occhi è che l’informazione ambientale nel nostro Paese, tranne eccezioni come le iniziative della giovane attivista svedese,  purtroppo non fa notizia. Secondo i dati dell’ultimo  Rapporto Ecomedia, lo spazio dedicato a questo tipo di informazione nel 2017 è stato appena dell’11%. Solo il 2% delle notizie su temi di carattere ambientale hanno trovato spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e nei Tg di prima serata sono solo il 7%  le notizie su questi temi, peraltro legate soprattutto a incidenti e calamità.

Il tema  non appassiona gli italiani o è l’indifferenza dei  media nostrani  a tenerci lontani da un’informazione più puntuale e rigorosa?

La risposta, forse, può darcela un recentissimo episodio. Un catastrofico report dell’Ipcc, il Panel Intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha trovato spazio su tutti i principale mezzi d’informazione del mondo: il Guardian, il Washington Post, Le Monde, la Cnn hanno  lanciato la notizia sulle loro prime pagine. In Italia la notizia è stata ripresa solo da La Stampa. Un buco clamoroso? Impossibile, piuttosto un’indifferenza condivisa.

Anche quando le notizie  ci riguardano direttamente la musica non cambia. A gennaio la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia  per aver violato i diritti umani dei cittadini di Taranto mettendo in pericolo la loro salute a causa delle emissioni inquinanti dell’Ilva, giudicando inefficaci i rimedi messi in campo dal governo. Una notizia che avrebbe dovuto aprire un serio dibattito sulle politiche ambientali sul nostro territorio  ma che ha trovato pochissimo risalto sui media.

Eppure a leggere i programmi elettorali per le elezioni politiche del 2018, tutti i partiti hanno presentato proposte molto precise su questi temi. Almeno a parole.

I concetti più gettonati proposti agli elettori erano due: green economy ed economia circolare. Dalle elezioni sono trascorsi nove mesi, ma fino ad oggi non sembrano trovare spazio nell’agenda di Palazzo Chigi al di là di qualche generica dichiarazione d’intenti.

Non resta che sperare nei giovani. Anche perché il recentissimo  Global environmental out look delle Nazioni Unite non lascia spazio a interpretazioni: “siamo a un bivio, o continuiamo sulla strada attuale che porterà a un futuro terribile per l’umanità  – si legge nel rapporto –  o ci concentriamo su un percorso di sviluppo più sostenibile. Questa è la scelta che devono fare i nostri leader politici ora”.

Se son rose fioriranno…

Ezio Tamilia

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