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Gli inglesi hanno paura della Brexit senza accordi

Salvo nuove e clamorose marce indietro o referendum improvvisati in tutta fretta la data della Brexit sarà il prossimo 31 ottobre. Ed anche in questo caso, salvo novità di questi prossimi due mesi e mezzo, sarà la Brexit no deal, cioè senza accordo con l’Unione Europea, così come voluto fortemente dal nuovo premier inglese, Boris Johnson.

Un primo passo in questo senso verrà compiuto nei prossimi giorni dai diplomatici britannici – circa 150 – in servizio presso le istituzioni del Vecchio Continente che si dimetteranno dalle loro cariche quindi non prenderanno parte alle riunioni che regolano il quotidiano processo decisionale dell’UE.

In patria le cose non sono affatto tranquille e l’ipotesi di un’uscita senza accordo sta producendo sulla popolazione un effetto simile a quello che si produce in tempi di guerra: la corsa alle scorte. O “stockpilling”.

I cittadini inglesi stanno affollando negozi, supermercati e farmacie per munirsi di scorte proprio per il timore di un’uscita dall’UE senza accordo. Secondo una ricerca i britannici avrebbero speso oltre £ 4 miliardi di sterline in prodotti. Il sondaggio, riportato dal Guardian, rivela che circa 800.000 persone coinvolte nella corsa all’accumulo che hanno speso più di 1.000 sterline a testa (con un extra della spesa ordinaria di 380 sterline ciascuno).

Cibo e medicine sono gli articoli più popolari. Tre su quattro degli intervistati hanno ammesso di essere ricorsi all’acquisto “compulsivo”. Delle persone intervistate, il 74% ha dichiarato di aver acquistato cibo extra, il 50% medicine e il 46% bevande.

Brexit

Cittadini inglesi che fanno scorta di cibo

D’altro canto sono le aziende stesse a prevedere, nel caso di una Brexit senza accordo, diversi problemi di approvvigionamento dei prodotti a breve termine. Ma per quanto riguarda le medicine la questione si riflette nel resto d’europa visto che sono circa 45 milioni i pacchi di medicinali che vengono spediti dalla Gran Bretagna al resto del blocco dell’unione.

Le compagnie farmaceutiche avvertono inoltre che alcuni farmaci potrebbero non disporre delle necessarie autorizzazioni per continuare ad essere importati dalla Gran Bretagna. E l’aumento dei controlli doganali tra la Gran Bretagna e l’UE potrebbe anche interrompere l’approvvigionamento di medicinali e composti chimici necessari per produrli.

Carenza di cibi freschi per settimane o mesi e prezzi alle stelle. Queste potrebbero essere le conseguenze per i britannici di un’uscita scomposta dall’Unione europea. L’allarme arriva dall’industria alimentare, un settore che impiega 450mila persone in Gran Bretagna.

 Boris Johnson

Il primo ministro inglese Boris Johnson

Cosa fa il governo inglese?

L’obbiettivo dell’esecutivo a guida Johnson è quello di mettere soldi sotto il materasso per i tempi duri:  la decisione è stata quella di allocare oltre 2,6 miliardi di euro per accumulare medicinali, assumere funzionari di frontiera e finanziare una delle più grandi campagne pubblicitarie in tempo di pace.

Il governo ha stanziato in totale quasi 7 miliardi di euro per prepararsi a un no-deal Brexit inclusi, circa 5 miliardi di fondi previsti per questo anno finanziario.

Malgrado i toni rassicuranti il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, continua a mandare messaggi che secondo alcuni potrebbero risultare potenzialmente devastanti per i mercati visto che non danno certezze: “Le previsioni continueranno ad dipendere dalle caratteristiche di una Brexit con o senza accordo e determineranno la politica monetaria del nostro paese e il rapporto fra domanda, offerta e tasso di cambio. La politica monetaria in risposta alla Brexit non sarà automatica ma potrebbe prendere diverse direzioni. La banca centrale si è messa al lavoro sin dal referendum per assicurare la stabilità del sistema finanziario e ridurre costi di transizione potenzialmente rovinosi, ma questi preparativi non possono eliminare quegli inevitabili cambiamenti derivanti da un divorzio senza accordo“.

Molti analisti affermano che una Brexit senza accordo creerebbe uno scossone all’economia mondiale, portando la Gran Bretagna in recessione, turbando i mercati finanziari e indebolendo la posizione di Londra.

Di parere opposto il ministro delle finanze britannico Sajid Javid: “Da quando sono arrivato al ministero ho messo il turbo ai nostri preparativi sia nel mio ministero che in tutto il governo per prepararci all’ipotesi di nessun accordo. Non perché sia quello che vogliamo, ma perché usciremo comunque il 31 ottobre e oggi ho annnunciato stanziamenti speciali in diversi dipartimenti del governo per assicurarci di avere tutti i mezzi necessari, nel caso le cose dovessero andare verso un mancato accordo”.

La cifra finale è di 7 miliardi di euro stanziati ma nonostante gli annunci della politica, la Bank of England ha tagliato le previsioni di crescita dell’economia mentre la Commissione Europea è stata chiara. Non ci saranno altri piani di contingenza prima del 31 ottobre.

 

 

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