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Distanza sociale animali

Gli animali ci insegnano la distanza sociale

Se invece di distruggerla, la natura, e di ridurre in schiavitù – se non peggio – gli animali, guardassimo con attenzione alle leggi della prima ed ai comportamenti degli altri sapremmo molte più cose su come vivere meglio. Per esempio la distanza sociale che oggi tutti ci affanniamo a determinare in 1 metro… no 2… no meglio altro.

Per fortuna esistono scienziati e ricercatori e nello specifico, un team dell’Università del Texas a San Antonio (UTSA) che ha osservato le scimmie allo stato brado per imparare come le malattie possono diffondersi tra di loro.

scimmia colobo -License to use Creative Commons Zero – CC0

Lo studio sulle scimmie e la distanza sociale

Gli scienziati hanno esaminato come la distanza all’interno dei raggruppamenti sociali abbia influito sulla diffusione dei microbi tra un campione di 45 scimmie colobo in Ghana. Gli animali sono rimasti prevalentemente in otto gruppi sociali distinti. Attraverso l’analisi della materia fecale, i ricercatori hanno scoperto che c’erano grandi differenze nei tipi di microbi che vivono nelle viscere di ogni gruppo.

La trasmissione microbica sociale tra le scimmie può aiutarci a capire come si diffondono le malattie“, spiega Eva Wikberg, assistente professore di antropologia all’UTSA. “Questo ha un parallelo con la nostra situazione attuale, in cui stiamo cercando di capire come l’allontanamento sociale, possa influenzare la trasmissione delle malattie“.

Wikberg e il suo team hanno scoperto che i gruppi che sono entrati in contatto tra loro, anche solo occasionalmente, avevano più microbi intestinali simili di quelli che non sono mai venuti in contatto. Se questo viene poi applicato al nostro contesto attuale in mezzo alla pandemia di Covid-19, dimostra che anche un’interazione fugace può essere sufficiente per trasmettere la malattia.

Gli studi sugli animali selvatici possono insegnarci molto sull’importanza di utilizzare interventi come l’allontanamento sociale per garantire una comunità più sicura durante questa pandemia“, dice Wikberg.

Un orso polare – License to use Creative Commons Zero – CC0

Altri animali e la distanza sociale

Oltre a cercare attivamente partner per l’accoppiamento nella tarda primavera e all’inizio dell’estate e ad allevare i loro cuccioli, gli orsi polari adulti tendono ad essere antisociali“, scrive il World Wildlife Fund (WWF) che ha stilato un elenco di specie da tutto il mondo i cui comportamenti li rendono professionisti dell’autoisolamento.

Le balene blu, i leopardi delle nevi e i giaguari sono in cima alla lista del WWF riguardo agli animali più abili a isolarsi. Ma c’è anche l’ornitorinco australiano, la specie apparentemente “timida è perfettamente felice di condurre una vita da sola”. Fin qui caratteristiche singole diremmo caratteriali, comportamentali.

Però quando si tratta di evitare malattie, anche le specie più sociali sanno optare per la giusta distanza: le formiche si isolano da sole quando sono malate, riducendo il contatto con i membri sani della loro colonia, cambiando significativamente il loro comportamento.

Una balena blu – License to use Creative Commons Zero – CC0

Le colonie di api possono essere distrutte da malattie batteriche, con alcuni microbi che provocano persino la liquefazione delle larve dall’interno. Se si scopre che le larve emettono un determinato odore, le api della colonia espelleranno il gruppo malato dall’alveare. Certo, non può essere questo un metodo attuabile per gli esseri umani. Ma è degno di nota il fatto che la lontananza sociale sembri svolgere il suo ruolo anche in gran parte del regno animale.

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