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Sfollati in aumento

Gli 80 milioni gli sfollati nel mondo, e quasi la metà sono bambini

Gli sfollati nel mondo aumentano, coinvolgendo qualcosa come oltre 30 milioni di bambini. Con un balzo statistico mai visto, creando un contesto esplosivo con la concomitante diffusione del Covid-19.  Una fuga che sempre più spesso non è temporanea, ma quasi definitiva. I dati diffusi dell’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, nel Global Trends Report, non lasciano spazio a dubbi sulle persone costrette a scappare da guerre, violenze e persecuzione.

Il rapporto rivela che, nel 2019, una persona su novantasette (più dell’1%) ha abbandonato la propria casa. Il numero totale è di settantanove milioni e mezzo di sfollati con un incremento di quasi nove milioni di persone rispetto al 2018. E circa 35 milioni, poco meno della metà, sono minorenni. Una cifra pari alle intere popolazioni di Australia, Danimarca e Mongolia messe insieme.

Dalla Siria al Venezuela: aumentano gli sfollati

Foto di David Mark da Pixabay

Numerose emergenze, vecchie e nuove, sono alla base delle migrazioni forzate: dall’Afghanistan alla Repubblica centrafricana, senza dimenticare il Myanmar. E con situazioni sempre più preoccupanti in Africa, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), nel Burkina Faso e più in generale nel Sahel. Pesanti restano le situazioni nello Yemen e in Siria, teatri di guerre pluriennali. Proprio per la Siria il dato diffuso dall’Agenzia Onu non richiede ulteriori commenti: ci sono tredici milioni e mezzo di sfollati per la guerra civile ancora in atto.

Inoltre, a gravare sul bilancio del report, c’è l’aggiornamento sul Venezuela: in confronto all’anno precedente, sono tre milioni e mezzo i cittadini del Paese sudamericano costretti a fuggire, principalmente per motivi di povertà o persecuzione politica. “Quasi sette su dieci degli sfollati provenivano da Siria, Venezuela, Afghanistan, Sudan del Sud e Myanmar”, ha riferito l’Alto Commissariato. Con una postilla: “Se le crisi in questi Paesi fossero risolte, il 68% degli sfollamenti totali sarebbe sulla buona strada per essere risolto”.

Il rapporto dell’Agenzia Onu ha evidenziato inoltre che “l’80% delle persone sfollate nel mondo si trova in Paesi o territori colpiti da acuta insicurezza alimentare e malnutrizione, molti dei quali Paesi che affrontano il clima e altri rischi di catastrofi”. Insomma, la questione climatica resta principale nell’ottica dei diritti umani e del contrasto alla povertà. Più di tre quarti dei rifugiati (77%), poi, sono coinvolti in situazioni di sfollamento a lungo termine, come nel caso dell’Afghanistan.

Non si scappa verso i Paesi più ricchi

Un elemento sfata anche il luogo comune secondo cui i migranti cercano rifugio nei Paesi più ricchi: in realtà il 73% si sposta nel Paese più vicino. Perché l’obiettivo sarebbe quello di rientrare, qualora si verificassero le condizioni. Il dramma è invece sempre più connesso all’impossibilità di riprendere regolarmente la vita nel Paese di origine. “Negli anni ’90, in media un milioni e mezzo di rifugiati è stato in grado di tornare a casa ogni anno. Negli ultimi dieci anni quel numero è sceso a circa 385mila”, si legge nello studio.

Guerra in Siria

Un’immagine di distruzione dopo un attacco ad Azaz, in Siria (Foto di Christiaan Triebert, tratta da Wikipedia)

“Stiamo assistendo a una realtà cambiata, in quanto lo spostamento forzato oggi non è solo più diffuso, ma semplicemente non è più un fenomeno a breve termine e temporaneo”, ha sottolineato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi. “Non ci si può aspettare – ha aggiunto – che le persone vivano in uno stato di sconvolgimento per anni e anni, senza la possibilità di tornare a casa, né la speranza di costruire un futuro. Abbiamo bisogno di un comportamento nuovo, unito a una spinta molto più determinata a sbloccare conflitti che si protraggono per anni e che sono alla base di tale immensa sofferenza”.

L’emergenza Covid-19 sugli sfollati

A questo si somma la recente emergenza sanitaria. “Non c’è solo il numero record di persone costrette a fuggire dalle proprie case, ma il mondo è alle prese con il Covid-19, una malattia che sta ancora colpendo tutti noi”, ha ricordato Grandi. “Una crisi sanitaria che si è diffusa e oggi molti dei più vulnerabili – i rifugiati e gli sfollati – affrontano una pandemia di povertà”. Tuttavia, l’Alto Commissario ha lanciato un messaggio di speranza: “Traggo ispirazione dalla resilienza che i rifugiati hanno dimostrato nel superare la propria crisi di sfollamento e espropriazione; la loro separazione da casa e famiglia; e la loro determinazione a migliorare la propria e quella degli altri, nonostante queste e altre difficoltà”.

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