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Emissioni serra Cop26

Glasgow non mantiene le promesse di Parigi: perché la Cop26 è un fallimento

La Cop26 di Glasgow è stata finora un fallimento, così come aveva anticipato Luca Mercalli a Impakter Italia (qui per leggere l’intervista), parlando di un evento destinato a essere solo burocrazia climatica. E non sembra ci siano possibilità di una rivoluzione negli ultimi giorni di incontri: la chiusura dei lavori è prevista per il 12 novembre, ma i negoziati sono complicati e al momento si è vista solo un’alternanza di leader sorridenti, a favore di telecamera. Le proteste, pacifiche ma determinate, di Greta Thunberg confermano la delusione dei giovani. “È chiaro a tutti che la CoP26 è un fallimento”, ha detto chiaramente l’attivista svedese.

Insomma, il “bla bla bla” sul clima, denunciato nelle settimane scorse, si sta ripetendo davanti all’opinione pubblica mondiale con la Cop 26. Che si è già presa l’etichetta di “festival del greenwashing”, ossia la pratica di parlare di ecologia senza assumere delle decisione concrete. Certo, arrivano notizie in parte incoraggianti, come lo stanziamento della Banca mondiale di 25 miliardi di euro all’anno per fronteggiare l’emergenza climatica. Ma è ancora troppo poco.

Cosa è successo finora alla Cop26

I fatti raccontano di una conferenza sotto tono. L’obiettivo di contenere entro il grado e mezzo l’aumento delle temperature è ormai sfumato. Per arrivare a questo traguardo, bisogna prevedere un sensibile abbattimento delle emissioni in tempi celeri. Cosa che, nei fatti, non è in calendario. C’è la promessa da parte di Stati Uniti e dell’Unione europea di un dimezzamento delle emissioni entro il 2030 e l’azzeramento è rimandato al 2050. Ma Cina e Russia hanno già sposato l’asticella al 2060, l’India addirittura al 2070.

Un orizzonte di mezzo secolo che è troppo vasto. Il pianeta non può reggere questi ritmi per così tanto tempo. Anche sul metano, altro potente gas serra, l’impegno è di una riduzione del 30% nel prossimo decennio. Un compromesso al ribasso. Altrettanto problematica è la questione dell’investimento per le centrali a carbone: gli Usa, nonostante le buone intenzioni, non hanno firmato il testo che prevedeva l’impegno a investire maggiormente sulle energie pulite. Al fianco del governo Washington ci sono anche Cina e Russia. In questo caso tutti d’accordo.

Il logo della Cop 26 di Glasgow

Il logo della Cop 26 di Glasgow

Glasgow non mantiene le promesse di Parigi

Ci sono poi altri temi in agenda, solo in apparenza minori. Tra questi spicca la tutela delle popolazioni indigene locali, che possono rappresentare delle sentinelle per la biodiversità. Alla Cop26 c’è stata un’intesa per il riconoscimento di queste comunità, con un investimento globale di oltre un miliardo e mezzo di dollari. C’è, tuttavia, un problema tangibile. “Gli indigeni stanno morendo nel fiume, vengono spazzati via da enormi inondazioni”, ha raccontato uno dei leader degli indigeni latinoamericani durante una manifestazione di protesta.

“Le case vengono spazzate via, i ponti, il nostro cibo i nostri raccolti, tutto viene spazzato via”, ha aggiunto. Perché il problema non si affronta con i fondi messi a disposizione, ma occorre una risposta complessiva. Quindi di contenimento delle temperature. E su questo aspetto c’è un’aggravante: non sono definiti i meccanismi di controllo sui Paesi per certificare il rispetto delle misure intraprese a favore del clima. Così, lo slogan “Parigi promette, Glasgow mantiene” deve essere aggiornato. Perché a Glasgow si promette ancora, per l’ennesima volta.

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