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Giovani lavoro

“Giovani e donne, i discriminati d’Italia: istruzione e quote rosa come soluzione”

Giovani e donne. Sono loro che stanno pagando di più il conto alla pandemia di Covid-19. E per affrontarli ci sono due strategie: investire sull’istruzione e istituire le quote rosa, effettivamente paritarie. Con un 50 e 50, senza deroghe. È questa la tesi di Giovanna Cosenza, docente di Semiotica dei media e dei consumi all’Università di Bologna, nonché autrice del saggio Cerchi di capire, prof. Un dialogo tra generazioni, edito Enrico Damiano Editore.

Dal suo osservatorio, quali sono le preoccupazioni principali che vivono oggi gli studenti, e in particolare in questi tempi?
Sono le difficoltà che noto da anni, orientate al futuro: il lavoro e la situazione economica. C’è stata un’accentuazione di questa dinamica, soprattutto negli ultimi dieci anni con la crisi economica, ora aggravata dalla pandemia. Vedo un senso di isolamento sociale, oggi. Non dimenticherò mai la prima settimana di didattica a distanza. È stata molto dura per tutti. I contatti con i ragazzi sono stati caratterizzati da una maggiore intensità in ogni senso, con un bisogno di vicinanza. Mi sono chiesta, spesso, a cosa stessi sopperendo

Parliamo di una questione che va avanti da decenni. Quali sono i punti su cui agire per affrontare il problema?
Sui giovani, l’aspetto peggiore è la retorica, intesa in senso comune del termine. Parole vuote di cui la politica si riempie la bocca. Ma il fatto è semplice: i giovani sono discriminati. Per affrontare la questione è necessaria una strategia a lungo termine, che prima o poi bisogna avviare. Il problema del sistema educativo e universitario esiste dagli anni Ottanta: va affrontato.

E in che modo?
Occorre investire nella formazione, nella scuola e nell’Università. I risultati non saranno immediati. Ma non c’è altro modo. Non possiamo accettare di essere sempre fanalino di coda in Europa. La scarsa attenzione sulla scuola è chiara anche nelle parodie della ministra dell’Istruzione (Luca Azzolina, ndr). In questo caso un doppio sbeffeggiamento: è donna e ministra dell’Istruzione.

La copertina del libro di Giovanna Cosenza, Cerchi di capire prof.

Serve quindi un cambio di paradigma culturale…
Bisogna comprendere che il sistema dell’istruzione parte dai nidi e arriva fino al post laurea. È un lavoro immane, ma necessario. Così, almeno, tra 50 anni saranno raccolti i frutti. Altrimenti la dinamica è inarrestabile: vanno tutti all’estero. Ora se ne parla meno, ma il flusso verso l’estero non è fermo. È solo sospeso a causa della pandemia. La tendenza resta sempre quella di partire.

C’è un disinteresse politico, perché i giovani hanno scarso appeal elettorale?
Purtroppo i giovani sono una minoranza, è una fascia che include meno del 10% della popolazione italiana. Elettoralmente sono irrilevanti, quindi alla politica non importa di loro. E poi i giovani sono sempre di meno, perché non si fanno figli. Il motivo, anche in questo caso, è semplice: manca il welfare. Il welfare per i bambini è zero, ripeto: zero. Per fare un esempio: la pandemia sta mostrando che lo smartworking è tutto sulle spalle delle donne.

La pandemia ha divaricato le disuguaglianze. Quanto è peggiorata la situazione sul gender gap?
Il discorso si lega al welfare. I genitori, per stare con i figli durante la pandemia, devono prendere le ferie. Non hanno altre opzioni. Anzi no: la madre deve stare a casa. Questa è la connessione tra la discriminazione dei giovani e quella delle donne.

Giovanna Cosenza

Qual è la soluzione nell’immediato?
La strada breve esiste: le quote rosa. Netto. Anche io non voglio essere trattata come un panda. Ma senza l’imposizione di una norma, non c’è verso di risolvere il problema in tempi brevi. Il World economic forum dice che – se si continua così – la parità di genere arriverà tra oltre cento anni. Certo, questo è un problema globale, ma in Italia siamo messi peggio. Secondo l’ultimo rapporto del World economic forum, siamo al 76esimo posto sulla parità di genere. Dal 2006 la miglior posizione è stata la 41esima. Poi siamo tornati giù. Eppure abbiamo più laureate che laureati. Solo che le donne non trovano lavoro o prendono uno stipendio più basso. Per quale motivo?

C’è un problema culturale…
I problemi culturali si risolvono con un’azione decisa. I processi culturali sono spesso lenti, in Italia ancora di più. Basti pensare alle task force sulla pandemia, tutti al maschile. Quindi, ecco che servono le quote rosa. E su questo punto non si transige: 50% di donne nei posti di comando. Il 30% è poco. Basterebbe poco: un provvedimento sulle quote rosa, nel pubblico e nel privato. Si dirà: così entrano anche le meno brave. Ma diciamo la verità: quanti uomini arrivano per merito in quei ruoli? 

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