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emissioni, spreco di cibo, energia

Giornata Mondiale della Terra: come è messa l’Italia?

Oggi giovedì 22 aprile 2021 si celebra la 51^edizione della Giornata Mondiale della Terra. Un modo per fare il punto sullo stato di salute del pianeta. Impakter Italia sta celebrando questa ricorrenza con diversi post dall’inizio della settimana. In questo ci occupiamo dell’Italia. Ed in particolare di emissioni, spreco di cibo, energia: argomenti determinanti per la sostenibilità di un territorio, di una Regione, di un Paese.  Temi che il nostro giornale ha affrontato sempre in maniera differenziata con diversi post e prese di posizione. Qui li mettiamo insieme perchè è in questo periodo che stanno arrivando gli studi relativi al 2019, arrivi in qualche caso rallentati da un 2020 che ci ha travolti con il Covid-19.

Per iniziare facendo un riassunto bisogna dire che quanto ad emissioni ed efficientamento energetico non siamo messi male. Ma quanto allo spreco di cibo…siamo un popolo di peccatori incalliti, impenitenti e pericolosi.

Emissioni: nel 2019 l’Italia ha messo nell’atmosfera 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, circa 10 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2018, pari ad un taglio del 2,4%.  Nel 2020 secondo le prime stime, le emissioni sono diminuite del 9,8% rispetto all’anno precedente. Questi dati emergono dal rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione Ambientale) sulle emissioni di gas serra in Italia, relativo all’anno 2019 e sulle stime per il 2020.

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@piqsels.com

Il dato del 2019 conferma l’andamento di una riduzione delle emissioni a fronte di un PIL in lievissima crescita (+0,3% secondo i dati Istat). Il calo del 2019, non è però ancora necessario per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050: secondo la Roadmap climatica delineata da Italy for Climate, l’Italia nel 2019 avrebbe dovuto ridurre le emissioni di gas serra di 17 milioni di tonnellate di CO2 equivalente – allineandosi così all’obiettivo del -55% rispetto al 1990 indicato dal Green Deal europeo come tappa intermedia al 2030 per la neutralità climatica.

Sempre dal rapporto dell’Ispra si capisce come il taglio delle emissioni nel 2019 è arrivato soprattutto da due settori: l’industria, incluse le costruzioni, le cui emissioni si sono ridotte di 5 milioni di tonnellate; la generazione elettrica, che conferma il trend positivo di decarbonizzazione trainato soprattutto dalla graduale riduzione del carbone nel mix di generazione, cioè l’insieme delle fonti energetiche utilizzate per produrre energia elettrica.

In leggera crescita invece sono ancora le emissioni dei trasporti; calano di poco le emissioni dirette del settore residenziale. Dalla Roadmap di Italy for Climate, trasporti e residenziale sono oggi il secondo e terzo settore finale per emissioni di gas serra in Italia, responsabili insieme di circa il 40% delle emissioni nazionali. Il dato 2019 conferma gli scarsi progressi sulle emissioni e sui consumi energetici che entrambi questi settori hanno registrato negli ultimi anni: entrambi dovranno assumere obiettivi molto ambiziosi nei prossimi dieci anni  tagliando rispettivamente del 30% e del 53% le emissioni di gas serra.

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Il cibo buttato

Questo è veramente uno degli aspetti più gravi anche perchè è una di quelle azioni che dipendono in gran parte dalle cattive abitudini dell’uomo. Anche in questo caso un rapporto ci aiuta ad inquadrare le dimensioni del problema: il Rapporto 2021 “Food Waste Index” pubblicato dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e da WRAP, una Ong britannica : circa 931 milioni di tonnellate di cibo venduto nel 2019, pari al 17% del cibo totale disponibile per i consumatori, sono finite nei rifiuti.

Oltre alla questione morale, dello spreco ingiustificato, c’è una questione di sostenibilità alla quale non possiamo più sottrarci: i 121 kg di cibo pro capite, di cui 74 derivano dagli ambienti domestici, 32 dalla ristorazione e 15 dal settore delle vendite che buttiamo, producono l’8-10% delle emissioni globali di gas serra ogni anno.

Produrre cibo e gettarlo via, inoltre, appesantisce il sistema di gestione dei rifiuti  e aggrava il consumo di risorse : circa 1,4 milioni di ettari di terreno coltivabile vengono utilizzati per produrre  alimenti che non verranno mai consumati.

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La questione energetica

Partiamo da un dato globale: i consumi energetici  (trasporti, i consumi termici e quelli elettrici) sono responsabili di circa l’80% delle emissioni totali di gas serra. Impensabile dunque non mettere mano all’efficientamento energetico di tutti questi settori.

L’Italia è considerato un Paese con buone performance in questo campo, perchè ha un fabbisogno energetico inferiore alla media europea e alle altre grandi economie (Francia, Germania e Spagna), tanto in rapporto al PIL che alla popolazione. Eppure i miglioramenti dell’Italia negli ultimi decenni sono stati inferiori rispetto agli altri grandi Paesi europei.

Secondo la Roadmap di Italy for Climate, per poter centrare gli obiettivi climatici, entro il 2030 il fabbisogno di energia dell’Italia dovrebbe ridursi di circa il 15% rispetto ai valori pre Covid-19, scendendo al di sotto delle 100 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (tep).

Quello industriale è l’unico settore che ha ridotto in modo significativo i propri consumi di energia, con un taglio del 30% dal 1990 ad oggi passando così dal primo al terzo posto per fabbisogno energetico dopo  trasporti e  residenziale.

Residenziale e Terziario (cioè servizi e commercio), sono i settori che negli ultimi trent’anni hanno aumentato maggiormente i propri consumi energetici (del 23% il primo e addirittura del 135% il secondo): questo si spiega con gli scarsi miglioramenti nelle prestazioni energetiche degli edifici, abitazioni private o uffici, scuole etc. E qui ci sono diverse opportunità di interventi per migliorare l’efficenza.

Infine i trasporti:  il primo settore per consumi energetici in Italia e che dal 1990 ha aumentato i consumi di energia del 9%. Siamo uno dei Paesi con il più alto tasso di motorizzazione in Europa (cioè con numero di automobili in rapporto alla popolazione) e il risparmio energetico di questo settore deve passare inevitabilmente per una drastica riduzione del numero di autovetture private e la diffusione di altre modalità con cui soddisfare il nostro bisogno di mobilità, soprattutto nelle aree urbane : incremento del trasporto pubblico, piste ciclabili, condivisione della stessa auto tra persone che fanno lo stesso percorso (magari un auto elettrica) ecc, ecc .