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Assalto ai giornalisti: centinaia di reporter uccisi

Una strage che uccide professionisti e di conseguenza limita pesantemente la libertà di informazione. Gli omicidi di giornalisti nel mondo sono diventati un autentico flagello: anno dopo anno aumenta il numero di reporter uccisi. E soprattutto nella stragrande maggioranza dei casi non vengono individuati i killer. Secondo il rapporto dell’Unesco “Intensified Attacks, New Defences”, infatti, l’88% degli omicidi di giornalisti resta impunito.

I dati sull’impunità degli omicidi riguardanti i giornalisti (Fonte: Unesco)

Giornalisti uccisi in Paesi non in guerra

La situazione ormai si configura come una violazione dei diritti umani, inevitabilmente impatta sul raggiungimento degli Sdgs delle Nazioni Unite: nei fatti chiama in causa anche la giustizia. C’è un altro trend inquietante: prima gli omicidi di cronisti avvenivano principalmente negli scenari di guerra, ora la maggior parte si verifica dove non ci sono conflitti. Tra il 2017 e il 2018 c’è stato un “sorpasso” in confronto al biennio precedente. I giornalisti vengono spesso presi di mira per le loro inchieste su politica, criminalità e corruzione e i principali bersagli (un terzo delle vittime) sono i giornalisti televisivi, il 26% delle vittime scriveva invece per la carta stampata. Lo studio pubblicato dall’Unesco prende in considerazione il quadriennio che va dal 2014 al 2018. In totale sono stati uccisi 495 reporter, di cui 149 nei Paesi arabi, con la Siria che occupa il triste primato (54 assassinii). Ma subito dopo c’è il Messico con 53 cronisti vittime di agguati, addirittura prima dell’Afghanistan con 46 giornalisti morti.

Aree con maggiori delitti di giornalisti (Fonte: Unesco)

La regione con meno vittime nel settore dell’informazione è il centro Europa. Anche se nella memoria resta il delitto della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuto nel 2017. Le giornaliste uccise tra il 2014 e il 2018 sono 46, quasi il doppio rispetto alle 24 del precedente quadriennio. Il gender gap, però, si verifica ancora di più su un altro versante: “Le giornaliste sono colpite più frequentemente, e in modo più feroce da abusi e molestie online rispetto ai loro colleghi uomini. Questo abuso è spesso basato sui loro tratti fisici, sullo sfondo culturale o sulla vita privata, e non sul contenuto del loro lavoro”, ha denunciato l’Unesco.

Tutelare i giornalisti: una missione per gli Sdsg

Un quadro alquanto preoccupante, che ha fatto scattare l’allarme delle Nazioni Unite. “Senza la capacità di proteggere i giornalisti, la nostra capacità di rimanere informati e di contribuire al processo decisionale è gravemente ostacolata”, ha osservato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ricordando che “quando i reporter vengono presi di mira, le società nel loro insieme pagano un prezzo”. La ricerca annota anche un altro aspetto: “Un problema importante è stato l’aumento della retorica ostile e anti-media con il discredito del racconto giornalistico affidabile e accurato etichettato come “fake news”, in particolare durante i periodi elettorali”, si legge nel rapporto.

Peraltro, i giornalisti devono affrontare nuove minacce con gli attacchi digitali, che mettono a repentaglio la loro privacy. In Italia, proprio qualche giorno fa, è accaduto al conduttore del programma di inchiesta Report, Sigfrido Ranucci. Un fenomeno che è in aumento in tutto il mondo, a causa di organizzazioni specializzate di hacker. L’Unesco ha quindi avviato una campagna sui social media, usando l’hashtag #KeepTruthAlive. L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: attirare l’attenzione sui pericoli affrontati dai giornalisti che lavorano nelle zone in cui vivono . Il 93% delle vittime, infatti, opera sul posto. Ed è per questo che diventa un bersaglio facile.

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