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Giornalisti uccisi, libertà sotto attacco

Giornalisti uccisi. Non morti al seguito di un conflitto, una guerra. Uccisi dalle mafie, dalla criminalità di diversi paesi del mondo. Un attacco alla libertà di informazione e quindi alla libertà di tutti noi che non ha mai fine. E che quest’anno, causa pandemia, sembra aver rallentato – sembra –  perché tutti si sono mossi di meno.

Ma il numero che segnala Reporters Sans Frontiers è comunque spaventoso: 45. In 19 paesi. E sono solamente quelli, dice l‘organizzazione no profit, ufficialmente accertati. L’ultimo omicidio mascherato da pena di morte, in ordine di tempo, è quello di  Zam Rouhollah, giornalista iraniano impiccato il 12 dicembre. L’accusa? “Nemico dello Stato”, “corruzione sulla Terra” perché sul suo  sito venivano condivisi i video delle proteste e alcune informazioni nocive e compromettenti sui alcuni funzionari iraniani.

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Zam Rouhollah – @RFE-RL

Cosa fare

Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che negli ultimi quattordici anni quasi 1.200 giornalisti sono stati uccisi per aver riferito le notizie e portato informazioni al pubblico. E in nove casi su dieci gli assassini sono rimasti impuniti. Nel 2019, erano stati 49 i giornalisti uccisi nel mondo, un numero in netto calo rispetto all’anno precedente e quest’anno sebbene le motivazioni di cui abbiamo scritto sopra legate alla pandemia, si può sperare che diminuisca ancora. Reports Sans Frontiers ribadisce l’appello al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché crei un posto di “rappresentante speciale per la sicurezza dei giornalisti”.

Perchè il confine tra situazione difficile e situazione senza ritorno è molto labile. In Italia per esempio ci sono circa 20 giornalisti, protetti dalle forze dell’ordine 24 ore su 24 a causa di gravi minacce o tentativi di omicidio da parte delle organizzazioni criminali. Il livello di violenza contro i giornalisti continua a crescere, soprattutto a Roma e nella regione circostante, e nel sud. A Roma, nel corso del loro lavoro, i giornalisti sono stati attaccati verbalmente e fisicamente da membri di gruppi pseudo politici o di malavita locale. O anche solo da chi crede di poter esercitare la violenza come forma di potere.

 

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