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Giardino Inglese di Palermo: bellezza e sostenibilità “risorgimentali”

Giardino Inglese di Palermo. Dal 1850 un’idea ultra moderna, che sposa il culto della bellezza con l’amore per il verde facendone una strategia per la vivibilità urbana. Ecco di cosa si tratta.

 

Il verde urbano per allietare le “passeggiate”

Il progetto del Giardino Inglese di Palermo prese il via nel 1850. L’idea era abbellire con spazi verdi “all’inglese” la nuova via cittadina, oggi via della Libertà, che connetteva Porta Marcheda alla piana dei Colli. Come? “Sfruttando le accidentalità del suolo, ricco di grotte e anfratti naturali, in modo da creare un paesaggio pittoresco”. La realizzazione fu affidata a Giovan Battista Filippo Basile, giovane e talentuoso architetto, che venne affiancato dai più anziani Carlo Giachery, collega del Basile, e dal direttore dell’Orto Botanico, il professor Vincenzo Tineo. Lo scorso 6 gennaio 2020, il giardino Inglese è stato intitolato a Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, ucciso dalla mafia nello stesso giorno di quarant’anni prima, il 6 gennaio 1980. Il sito è incluso nell’elenco della decima edizione dei Luoghi del Cuore del FAI.

L’opera

La costruzione del Giardino Inglese fece dell’area una sorta di cerniera naturalistica. Esso infatti consta di circa cinque ettari che intercalano due zone del territorio cittadino, entrambi dislocate lungo via della Libertà e urbanisticamente distinte l’una dall’altra proprio dal confine infrastrutturale rappresentato dal Giardino Inglese. Una è il boulevard, la passeggiata cittadina. L’altra è l’asse extra urbana, dove nel tempo sono state costruite ville lussuose, alcune delle quali rappresentano esse stesse delle opere d’arte.

Foto: Cristian Drago

L’idea del Basile era ricreare il design e l’atmosfera del giardino delle delizie degli emiri arabi, che in passato avevano governato la Sicilia. A tale scopo aveva progettato un articolato e sinuoso complesso di stradine e minuscoli vicoli, che salivano e scendevano da piccoli promontori che, secondo alcuni, avrebbero dovuto rappresentare i Sette colli di Roma. A corroborare questa ipotesi vi è la presenza di un piccolo Tempietto di Vesta, che riproduceva in scala ridotta il Tempio di Vesta che trova a Tivoli.

Il FAI celebra la modernità del passato

A dispetto dei suoi 170 anni (più dell’Unità d’Italia), l’idea di un ampio spazio verde che intercala aree urbane è quanto di più moderno si possa immaginare. Vedi ad esempio l’idea del parco verde centrale immaginato dall’archistar Stefano Boeri nel suo modello di città del futuro, di cui Impakter Italia ha parlato recentemente.

Foto: v.dzhingarova

Quindi, votando questo sito come “Luogo del Cuore” del FAI, non solo si celebra un’opera che rappresenta al contempo un bene culturale e un’eccellenza urbanistica, ma anche si promuove una visione di città sostenibile. Un concetto che, come tutto le cose giuste, è moderno e antico al tempo stesso. Per guadagnare il futuro spesso è sufficiente imparare dal passato.

Immagine in copertina: v.dzhingarova

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