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Ghiaccio in ritirata: lo svela una ricerca Cnr

Conoscere il clima del passato. E scoprire che il ghiaccio marino degli ultimi 11mila anni è stato inferiore rispetto a tutti 120mila anni considerati dalla ricerca. Ma che soprattutto è in corso una preoccupante accelerazione, tanto che si prevede un “Oceano Artico libero dai ghiacci in estate nel giro di qualche decennio”.

Lo studio dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), pubblicato su Climate of the Past, ha svelato il primo paleorecord di ghiaccio marino nel Nord Atlantico. Così è stato possibile comprendere l’evoluzione durante le variazioni climatiche degli ultimi 120mila anni. A cominciare dalle fasi finali dell’era interglaciale precedente, l’Emiano, a tutta l’ultima era glaciale, fino all’attuale periodo interglaciale, l’Olocene.

Come è stato condotto lo studio

Niccolo Maffezzoli e Andrea Spolaor (Cnr-Isp)

“Lo studio è stato portato avanti nell’ambito di un progetto Erc europeo, “ice2ice”, a cui il Cnr ha partecipato sia nelle operazioni di carotaggio sia nelle fasi successive di misure chimiche e analisi dati. La carota di ghiaccio usata per questo studio paleoclimatico, lunga 584 metri, è stata estratta nel 2015 da un ghiacciaio situato sulla costa Est della Groenlandia”, spiegano dal Cnr.

“I risultati mostrano che l’estensione media di ghiaccio marino presente durante gli ultimi 11mila anni dell’Olocene, è stata inferiore a qualsiasi altro periodo precedente degli ultimi 120mila”, sottolinea Niccolò Maffezzoli, ricercatore del Cnr-Isp e autore della ricerca. “Il record – aggiunge l’esperto – mostra anche che il periodo di massima estensione e spessore del ghiaccio si verificò circa 20 mila anni fa, durante l’ultimo massimo glaciale. Il ghiaccio iniziò poi a sciogliersi circa 17,5 mila anni fa, in concomitanza con molti altri cambiamenti climatici avvenuti durante la deglaciazione che portò allo stato interglaciale attuale”.

Il carotatore con un pezzo di carota appena estratta dal ghiacciaio

L’importanza del ghiaccio marino

Da un punto di vista della conoscenza, il ghiaccio che si forma dal congelamento dell’acqua marina nei mesi invernali è una variabile climatica fondamentale, profondamente coinvolta nei processi che legano l’atmosfera, gli oceani e la biosfera. “È un parametro molto sensibile ai cambiamenti climatici: ne è prova la contrazione a cui stiamo assistendo nell’oceano artico negli ultimi decenni, a causa del riscaldamento antropico che influenza le temperature dell’aria soprattutto a queste latitudini”, prosegue Maffezzoli. Da qui l’allarme per il prossimo futuro: “Le osservazioni satellitari in Artico sono disponibili dagli scorsi anni ‘80 e i modelli climatici prevedono un Oceano Artico libero dai ghiacci in estate nel giro di qualche decennio”.

La ricerca è stata complicata: dal punto di vista paleoclimatico il ghiaccio marino è un parametro molto difficile da ricostruire. “Il nostro studio – conclude Maffezzoli – usa un marcatore di utilizzo recente nello studio delle carote di ghiaccio, il rapporto bromo-sodio, sul quale vi sono ancora da chiarire alcuni aspetti. Ma le prove a suo sostegno, non ultime il confronto con le ricostruzioni ricavate dalle carote di sedimenti dei fondali oceanici, inducono a proseguire la ricerca in questa direzione. Attendiamo con ansia di poter misurare la carota che verrà estratta dalla calotta antartica nel progetto Beyond-Epica, che si stima possa coprire l’ultimo milione e mezzo di storia climatica della Terra”.

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