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Gender pay gap

Gender pay gap: una voragine larga 257 anni

La parità di retribuzione di genere resta un macigno sulla strada dello sviluppo sostenibile. Anche perché, secondo le stime dell’Un Women, per colmare il vuoto del gender pay gap a questo ritmo ci vorrebbero 257 anni. Non proprio una velocità di crociera invidiabile. Il gender gap si manifesta in maniera drammatica, in tutto il mondo. Le donne, denunciano le Nazioni Unite, guadagnano ancora meno di 80 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini.

La situazione è peggiore per le donne con bambini, le donne di colore, le rifugiate e le migranti e le donne con disabilità. Secondo l’Ilo (L’organizzazione internazionale del lavoro, la sigla deriva dall’inglese International labour organization), su scala mondiale la differenza tra i salari destinati agli uomini e quelli delle donne, è del 3,2% (il calcolo è fatto tenendo presente numerosi fattori).

Il Gender pay gap in Italia

I dati dell’Ilo sulla differenza di retribuzione (Fonte: Ilo)

L’Italia non è sicuramente immune dal problema del gender pay gap. Anzi. Il divario è del 2,6%, a conferma dei problemi strutturali. L’unico aspetto positivo è che il dato risulta leggermente migliore in confronto alla media europea (sebbene dal conteggio siano esclusi i Paesi dell’Est Europa), che si attesta al 2,9%. Un contentino, ma anche una dinamica anche ovvia, visto che nei Paesi con reddito più elevato, il gender pay gap è meno pesante. Ma non ci sono molti spunti per sorridere. Per questo, il 18 settembre è stata istituita dall’Onu l’International Equal Pay Day, la Giornata internazionale che celebra l’impegno su questo versante. Si tratta di una linea tracciata per porre la questione al centro del dibattito politico. Perché senza parità di genere, saltano gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

La denuncia di Guterres

“È meno probabile che le donne possano avere l’assicurazione sanitaria e le ferie retribuite. E, anche quando le donne hanno diritto a una pensione, con i salari più bassi ottengono una pensione più bassa”, ha sottolineato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, rimarcando una problematica di equità sociale. “Dobbiamo chiederci – ha aggiunto Guterres – perché le donne sono relegate a un lavoro a bassa retribuzione; perché le professioni dominate dalle donne hanno stipendi inferiori, compresi i lavori nel settore dell’assistenza; perché così tante donne lavorano part-time; perché le donne vedono il loro salario diminuire con la maternità mentre gli uomini con figli spesso godono di un aumento di stipendio. E perché le donne raggiungono un tetto nelle professioni più redditizie”.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres (Credits foto: https://www.flickr.com/photos/us-mission/7704332996/)

L’istituzione dell’International Equal Pay Day rientra in questa precisa strategia: sollecitare una reale azione per raggiungere l’obiettivo della parità di retribuzione. Con l’intento, insomma, di garantire un lavoro di uguale valore per tutti. Ma per riuscirci occorre uno sforzo collettivo da parte di ogni attore in campo. In primis governi e Istituzioni internazionali.

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