Back
genbder gap: come combatterlo

Gender gap: ecco come combatterlo

Prima i social per la denuncia delle violenze. Poi l’atto secondo, quello ancora più importante: la formazione dei giovani sulla difesa, l’organizzazione di eventi, campagne e corsi di formazione sulla consapevolezza dei propri diritti, la creazione e la condivisione di contenuti online sulla violenza sulle donne. L’iniziativa di Moneera Yassien, giovane sudanese che vive nella capitale Khartoum, è un perfetto esempio di come si possa avviare l’azione di contrasto al gender gap, in particolare ponendo attenzione alla violenza in alcuni Paesi. La sua attività si è principalmente concentrata in Sudan, dove il problema è particolarmente grave. Purtroppo non esiste una statistica precisa, ma la questione è seria. 

Juhie Bhatia, communications specialist for the Gender Team, Bureau for Policy and Programme Support, dell’Undp (United Nations development Programme), in un intervento sul sito dell’organizzazione dell’Onu ha raccontato la storia di Yassien. Un progetto nato, nel 2017, come parte della campagna “16 giorni contro la violenza di genere” con la pubblicazione anonima di alcune storie che le erano arrivate dopo un appello alle donne della sua comunità sudanese. In poche ore le sono arrivati 15 messaggi, da lì la mobilitazione è cresciuta e ha finito per pubblicare oltre 300 screenshot con denunce di violenza.

Contro il gender gap

Così è stata fondata Amna, un’organizzazione guidata da giovani donne contro la violenza e più in generale per contrastare il gender gap, per attuare uno dei 17 Sdgs dell’Onu. “Il loro lavoro abbraccia argomenti che vanno dagli abusi e le disparità economiche, ai matrimoni precoci e forzati e, più recentemente alla partecipazione politica delle donne nella situazione politica del Sudan”, ha spiegato Bhatia nel suo articolo. Amna ha avuto la possibilità di assumente quattro impiegati a tempo pieno, contando su decine volontari e centinaia di rappresentanti grazie alla partecipazione al Youth Leadership Program (YLP) dell’Undp, che incoraggia i giovani a perfezionare le loro capacità di leadership.

Vista su Pechino+25

Uno degli obiettivi è quello di completare un lavoro di ricerca in vista della Commission on the Status of Women, prevista a Pechino nel marzo 2020 e denominato Pechino+25. L’appuntamento infatti è stato organizzato 25 anni dopo la Conferenza mondiale delle donne, tenutasi proprio nella capitale cinese nel 1995. “Essere nero, africano, musulmano, arabo e anche una giovane donna, tutto ciò mi riguarda in modi diversi. Questo è quello che spero di vedere a Pechino +25: stiamo considerando come è cambiata la narrazione sul tema e come tutte queste identità si riflettono”, ha osservato Yassien. Il traguardo è stato ben chiaro: “Il nostro ruolo di giovani femministe è quello di portare avanti questi impegni per garantire che la prossima generazione non debba avere gli stessi problemi”. Una questione ampia, globale, che riguarda tutti i Paese seppure con varie differenze di caso in caso, come ha riportato uno studio recente

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup