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Fuga dal Mezzogiorno: sviluppo sostenibile unico rimedio

Fuga dal Mezzogiorno quasi ai livelli del dopoguerra: 1 milione e 113 mila persone emigrate in 20 anni. Cosa fare per fermare questo fenomeno? Quali sono gli ostacoli? Eccovi le risposte.

Le cifre spaventose della nuova fuga dal Mezzogiorno

Lo Svimez denuncia una nuova grande fuga dal Mezzogiorno, come ai tempi della ricostruzione, nell’Italia “povera e bella” degli anni ‘50. Negli ultimi due decenni il Sud d’Italia ha perso 1 milione e 113 mila abitanti. 653mila negli anni della crisi 2008-2015. 478mila sono giovani. Tra questi, 133mila laureati. In prevalenza si tratta di individui in età produttiva tra 25-29 anni e 30-34 anni. Più numerose le donne. Impressionante anche le cifre della delicatissima fascia da 0 a 4 anni. Ben 2mila unità al seguito dei genitori. E nel 2015 il record negativo delle nascite al Sud: 170 mila, il livello più basso dall’Unità d’Italia.

Un enorme potenziale inespresso

Tutti concordano. Riqualificare il territorio a 360 gradi per liberare l’enorme potenziale del Sud della Penisola. Turismo, agricoltura, manifatturiero, pesca, passando per il potenziamento delle infrastrutture e la lotta al dissesto idrogeologico. Se messo nelle dovute condizioni di competitività, il Sud ha tutto quello che serve non solo per decollare economicamente, ma anche per diventare il volano della crescita del Paese.

Sviluppo sostenibile unica via d’uscita

Ed ecco che si moltiplicano le iniziative per un Mezzogiorno autonomo e sostenibile. Si va dalla riqualificazione delle strutture recettive al ripopolamento dei borghi, dalla ristrutturazione delle aree costiere alla bonifica e recupero delle aree boschive. Ovviamente, è soprattutto l’agricoltura il “motore della crescita” del Mezzogiorno. Ed è infatti in questo settore dove si concentrano gli sforzi maggiori, sia come recupero e riconversione dei terreni sia come nascita di nuove aziende. Ed è proprio nel comparto agricolo che, nella corsa verso uno sviluppo sostenibile per il Sud, c’è da registrare un importante risultato nella lotta per la parità di genere (obiettivo n°5 dell’agenda 2030 dell’ONU): la maggiore presenza di “imprese rosa” di tutto il Paese, con una quota complessivamente superiore al 50%. Tutte queste iniziative attraggono fondi, valorizzano il territorio, trattengono le persone nei propri luoghi di origine, contribuiscono ad aumentare posti di lavoro, reddito, equità e inclusione sociale.

Tanti però gli ostacoli che bloccano la crescita sostenibile del Mezzogiorno

Mancano gli investimenti pubblici soprattutto nel settore dei servizi. Senza un adeguato supporto finanziario in questo campo è impossibile dare l’impulso che serve allo sviluppo sostenibile. Nel 2016, il comparto dei servizi al Sud ha generato un valore della produzione di oltre 4 miliardi di euro. Adolfo Spaziani, senior advisor di Utilitalia, ci ricorda che “gli investimenti attraverso i servizi pubblici, tutti i servizi pubblici, hanno un effetto moltiplicatore più alto che in altre zone del Paese. Come aziende abbiamo fatto la nostra parte. Abbiamo messo a disposizione del governo e del legislatore i numeri dei settori dell’acqua e dell’ambiente e l’analisi ragionata di questi stessi dati. Insieme alle tante posizioni espresse e ai documenti depositati nelle audizioni alla commissione Ambiente della Camera. Ora non mancano gli elementi necessari per prendere decisioni ponderate”

Dunque, che aspettiamo?

Mauro Pasquini

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