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Foto: pagina Facebook di Fridays for Future

Fridays for Future Italia: parla Luca Sardo

Per Fridays for Future il tempo è sempre di meno e siamo ad un punto nel quale è necessario pensare, guardare e proporre idee oltre il limite. L’Italia ha tutto quello che serve per guidare la rivoluzione della sostenibilità: perchè non provare a guidarla?”.

Lo dice con forza ad Impakter Italia, il portavoce di Fridays for Future Italia, Luca Sardo 21 anni, di Torino, reduce dalla manifestazione organizzata lo scorso 25 settembre e dall’intervento del movimento allo sciopero del giorno dopo sulla scuola. Ed in piena fase organizzativa dello sciopero globale del prossimo venerdì (ovviamente) 9 ottobre. “Il movimento è cresciuto molto in questi due anni ma siamo partiti già con le idee chiare perchè Greta ha dato subito a tutti dei messaggi molto chiari. In questi mesi abbiamo fatto le prove generali per il 9 ottobre e le cose sono andate molto bene a livello di organizzazione e concettuale. A livello di impatto visivo magari un pò meno col distanziamento, meno gente in piazza, le mascherine. Ma è stato giusto così, siamo pronti“.

Luca Sardo con Greta Thunberg – da FB Luca Sardo

Pronti per che cosa?

Per quello che ci attende, non solo in termini di sciopero globale del 9 ottobre, che è una sfida per capire se riusciamo ad organizzare uno sciopero pacifico e tranquillo anche in tempi di pandemia ed una giornata sulla quale manteniamo una specie di riserbo perchè ci saranno delle sorprese e quindi se le svelassimo prima…Però gli argomenti sono tanti. L’approccio di Fridays for Future all’ambientalismo, l’Eni nelle scuole, la produzione di energia, i trasporti, i cambiamenti climatici, il lavoro nelle scuole, la creazione di nuovi Comitati scolastici ed in città diverse“.

Mettiamo ordine allora, partiamo dalla questione dell’approccio all’ambientalismo, cos’è?

Dobbiamo far capire a tutti, a partire dalla nostra generazione ed a quelle dopo di noi, che è necessario cambiare le nostre abitudini e smettere di ragionare in termini egoistici. Ho sentito anche io di quella ricerca che dice che più ne sa meno fa e non mi piace: Proprio perchè si è informati, secondo Fridays for Future, bisogna insistere sulle proprie azioni individuali virtuose perchè rappresentano il punto di partenza del cambiamento. Io per esempio sto mangiando meno carne, mi sposto solo in bici e con i mezzi pubblici – favorito certamente dal fatto di abitare a Torino – e dopo tanti anni di vacanze in Sicilia dai miei nonni paterni fatte con l’aereo sono andato in treno. Lungo e faticoso la prima volta, ma ci si abitua e si gode un altro modo di viaggiare. Ho imparato anche che delle questioni ambientali, della sostenibilità è importante parlare anche e soprattutto quando sembra scomodo perchè magari sembri un disfattista. Con gli amici, in casa, a scuola, all’Università. Ma tutto questo non può bastare senza una guida istituzionale, senza un governo che prenda certe decisioni che aiutino concretamente queste azioni a diventare una rivoluzione, cambiamento nazionale e poi globale“.

[email protected] FB di Fridays for Future Italia

Cosa non vi piace della presenza di Eni nelle scuole?

Abbiamo festeggiato quando il Ministero dell’Istruzione ha introdotto lo sviluppo sostenibile come materia di studio nelle scuole. E pensavamo che sarebbe stata una parte decisiva della rivoluzione alla quale noi tendiamo. Poi l’Associazione dei Presidi ha fatto questo accordo per affidare ad Eni la formazione degli insegnanti su cambiamento climatico, l’efficienza energetica, rifiuti e bonifiche. Sembra un accordo per dar modo ad Eni di far cambiare il pensiero comune sul loro atteggiamento, cioè quello di un’azienda che inquina. Se deve essere questa azienda a decidere come formare gli insegnanti, quali sono i materiali di cui parlare allora c’è qualcosa che non va. Abbiamo chiesto al MIUR di modificare questo accordo visto che nel nostro Paese ci sono eccellenze molto qualificate per svolgere questo compito di formazione come gli scienziati dell’Ipcc e quelli del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, solo per citarne due. Il Ministero ci ha risposto che l’Associazione dei Presidi è un associazione sindacale sulla quale non ha nessun diritto di intervento. Ci siamo rivolti a loro ma finora ci hanno risposto solo sui giornali, senza un incontro diretto. Ma noi insistiamo: vogliamo far cambiare idea ai presidi“.

[email protected] da FB Fridays for Future Italia

Qual’è l’argomento che colpisce di più le generazioni alle quali fare riferimento?

L’inquinamento dell’aria. Dai 14 anni in su c’è paura. Anche perchè alcuni esempi diffondono meglio di tante parole il senso di pericolo. A Torino d’inverno l’aria diventa così irrespirabile che ogni anni muiono 700 persone per cause direttamente legate a questo problema. Un torinese vive in media due anni di meno di un ogni altro piemontese. E’ un problema che ha a che fare con la storia industriale di questa città evidentemente, ma che dimostra come il tempo per risolvere certe questioni è spaventosamente sempre di meno e la rivoluzione è necessaria. Per ogni abitante a Torino ci sono 600 macchine, a Parigi 200. Bisogna avere il coraggio di cambiare drasticamente e subito. Penso che in Estonia ed in certe città francesi stanno sperimentando il trasporto pubblico gratuito. Perchè non provarci anche da noi, ma oggi non domani? Torino potrebbe essere la prima città italiana a dare questo schock. Magari iniziando con gli studenti e studiando contemporaneamente un sistema di compensazione per le aziende del trasporto pubblico e le municipalità. Perchè questo tipo di problemi non si risolvono uno alla volta ma avendo una visione globale capace di leggere tutto“.

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