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Francia condannata: ecco i fatti

Francia condannata per la sua inazione contro il clima. Quando nel dicembre del 2020 abbiamo raccontato che erano ben 33 i governi chiamati in causa per lo stesso motivo, non immaginavamo che nel giro di poco tempo si sarebbe arrivati ad un accelerazione di queste cause così repentina. La madre di queste azioni giudiziari è nota col nome di Urgenda ed ha avuto luogo in Olanda con relativa costrizione del tribunale al governo olandese di ridurre le emissioni di Co2 entro il 2020 di almeno il 25%.

E sappiamo bene come in Italia stia avanzando “Giudizio Universale” la causa ( o climate litigation) contro il governo italiano perchè poco o nulla ha fatto e sta facendo nella sua parte di lotta ai cambiamenti climatici.

La sentenza del tribunale amministrativo di Parigi ha ordinato al governo francese di prendere tutte le misure necessarie per riparare i danni ecologici e prevenire un ulteriore aumento delle emissioni di carbonio entro e non oltre la fine di dicembre 2022. La corte ha stabilito che il governo deve rispettare il suo impegno di ridurre le emissioni di gas serra francesi del 40% entro il 2030 rispetto al 1990, ma non ha imposto multe o sanzioni per far rispettare la sua sentenza. “Ora il sistema giudiziario sta diventando un alleato nella nostra lotta contro il cambiamento climatico“, ha detto ai giornalisti il direttore di Greenpeace Francia Jean-Francois Julliard.

 

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@pixabay

La reazione di Europa Verde

Così in una nota Angelo Bonelli ed Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde:

Quella che arriva dal tribunale amministrativo di Parigi è una sentenza storica, che condanna la Francia per non aver mantenuto i propri impegni per la lotta ai cambiamenti climatici. Dopo quello che è accaduto in Germania pochi mesi fa, con la sentenza della Corte costituzionale federale che ha giudicato parzialmente incostituzionale e insufficiente la legge tedesca sul cambiamento climatico, ora aspettiamo che venga condannata l’Italia, colpevolmente in ritardo sulle azioni sul clima.

La condanna italiana sarebbe auspicabile perché il Pnrr raggiunge nel settore della transizione ecologica solo il 16% delle risorse messe a disposizione dall’UE, una percentuale lontana anni luce dal 37% indicato come target vincolante. E in quel piano c’e’ un deficit globale di investimenti verso il Green Deal poiché non si raggiunge l’obiettivo necessario di dimezzare le emissioni globali di CO2 entro il 2030 per azzerarle nel 2050.”

La sentenza francese del ‘processo del secolo’, com’è stato ribattezzato in Francia, che per la prima volta condanna un Paese per l’inazione climatica – spiegano gli ecologisti – rappresenta una rivoluzione senza precedenti: i governi ora non avranno più scuse per eludere gli obblighi climatici. Da oggi l’attuazione delle politiche climatiche, che come partito ecologista invochiamo da decenni, non sarà più solo una strada da perseguire, ma un obbligo legale e necessario per garantire quell’essenziale transizione ecologica.”

 

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