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Francesca Santoro: i passi avanti dell’Italia

Sostenibilità in Italia: il concetto comincia a farsi strada soprattutto su due temi: i cambiamenti climatici e la gestione dei rifiuti, argomento sconosciuto ai più. Ma per aiutare la sostenibilità non è necessario essere scienziati perchè ognuno può e deve fare la sua parte”.
Francesca Santoro è Specialista di programma Ocean Literacy e Membro della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la Scienza, l’Educazione e la Cultura. La sua sede è Venezia da dove ha uno sguardo privilegiato sul mare, soggetto ed oggetto delle sue ricerche e specializzazione. Ad Impakter Italia racconta a che punto è il nostro Paese lungo la strada dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030.

Dobbiamo invertire un principio: chi è più informato fa di meno perchè crede che il problema sia troppo grande” ribadisce con forza  durante il nostro colloquio.

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Cambiamenti climatici e rifiuti

Negli ultimi anni l’Italia – dice Francesca Santoro – ha fatto dei grandi passi avanti in particolare su due temi. La consapevolezza dei cambiamenti climatici e la gestione dei rifiuti. Nonostante le cifre dicano che sulla raccolta differenziata siamo indietro (meno del 50% a livello nazionale ,ndr) esistono delle “eccellenze” come si dice oggi ,che vengono additate come esempio a livello internazionale. A Venezia, dove vivo, per esempio, nel Veneto, nella provincia milanese. E sui cambiamenti climatici sento, leggo, vedo aumentare la consapevolezza del problema. Come sul tema della plastica. Esistono ancora delle sacche di resistenza importanti a livello di conoscenza diffusa ed è su quelle che dobbiamo lavorare”.

Quali sono queste sacche di resistenza per esempio?

La prima è quella che nasce da uno studio internazionale che ha rilevato che le persone – non addette ai lavori –  più informate su certi temi, sono quelle che meno si impegnano per cambiare le cose. Il ragionamento è “Capisco, so tutto o quasi, mi rendo conto della gravità delle cose ma cosa posso fare io di fronte ad una cosa così grande?”. Dobbiamo essere capaci di spiegare a queste persone che non è necessario essere scienziati per contribuire al cambiamento perchè anche le “piccole” azioni quotidiane sono utili a tutti ed a tutto. Oppure. Io voglio parlare a chi mi dice, quando affronto il tema dell’Italia e del suo rapporto col mare “Ma vede Dottoressa il nostro Paese non è un paese oceanico“.

17Sdgs Agenda Onu2030

Cos’è che ci manca Dr.ssa Santoro?

In Italia, ma come da altre parti, abbiamo ancora una visione a compartimenti stagni della questione “sviluppo sostenibile”. Non c’è ancora un approccio integrato e quindi spesso diamo risposte sbagliate a domande sbagliate. Ma le domande sono sbagliate proprio perchè non siamo in grado di raccontare la questione della sua complessità generale. La gestione delle coste per esempio. Ci siamo concentrati sull’erosione ed abbiamo spostato il problema senza affrontare quello che davvero provoca i danni. Su tutto la nostra storica incapacità di governare certe situazioni: enti, organismi, sottorganismi per cui alla fine non si sa mai chi davvero deve prendere la decisione finale. Il Mose per esempio: ancora non si è capito chi dovrà decidere quando alzare la barriera. Mancano le risorse: le nostre aree marine protette ricevono in un anno la stessa quantità di denaro che riceva una sola area marina protetta in Francia. Tutto questo sembra rientrare nell’atavica mancanza italiana di non essere capace di mettere a sistema le sue eccellenze”.

Logo del Decennio del Mare Unesco

Il Decennio del Mare, (del cui lancio in Italia Impakter Italia è Media Partner) può essere uno strumento in questo senso?

Sì. Perchè oltre a tutti i progetti di ricerca e conoscenza che vogliamo concretizzare, vogliamo anche fare in modo di fornire gli strumenti alle persone per utilizzare queste conoscenze. Per la divulgazione, l’educazione. Noi parliamo di “Verso la Generazione Oceano” perchè vogliamo creare un movimento globale che sappia dar voce all’Oceano stesso. Torniamo al discorso di stimolare chi sa ma non fa nulla, e chi crede che l’Italia non è un paese oceanico perchè è immersa nel Mar Mediterraneo. Queste persone, che spesso sono imprenditori, decisori finali, politici, sono le persone che ci interessano molto, allo stesso livello degli altri. Però bisogna parlare tra pari con tutti: convincere un imprenditore che una certa pratica è vantaggiosa non solo per la sostenibilità del mare ma anche per i suoi guadagni significa aver acquisito un altro “militante” alla nostra causa e sarà lui magari a raccontarlo ad altri imprenditori dicendo loro “Io l’ho fatto ed ecco i risultati”. Cambiare i comportamenti dunque e soprattutto, è l’argomento di un progetto al quale sto lavorando con un gruppo di neuroscienziati, misurare cosa è davvero utile per favorire i cambiamenti. Le foto terrificanti della pancia delle balene che contengono ogni tipo di rifiuti, il delfino soffocato dal sacchetto di plastica? Perchè l’argomento centrale non è pulire il mare – il progetto Ocean Cleanup non è andato bene –  ma evitare che diventi sporco.”

Langhe, Barolo, patrimonio UNESCO- @Massimo Candela da Pixabay

Come tratta l’Italia il suo mare?

Non benissimo. La questione delle coste di cui abbiamo parlato. Alcune aree dove c’è una pesca veramente troppo intensiva. La questione delle micro e nanoplastiche che sono il vero danno. I dati sono sconfortanti. Ecco perchè vogliamo che il Decennio del Mare rappresenti una specie di calcio di avvio di una trasformazione e l’Italia per le ragioni che sappiamo (la posizione per esempio) gioca un ruolo determinante. Metteremo in campo le nostre intelligenze, le passioni, collaborazioni anche al di fuori da quelle tradizionali. Perchè l’Italia rispetto ad altri paesi è un caso unico al mondo di diversità naturalistica che dobbiamo saper utilizzare nel modo migliore. Abbiamo il maggior numero di siti patrimonio dell’UNESCO non solo come monumenti ma anche come paesaggi. Abbiamo introdotto lo sviluppo sostenibile nelle scuole, faremo la pre-Cop l’anno prossimo e la Cop dei giovani. Tutta questa cultura, non intesa nel senso intellettuale ma di conoscenza, dobbiamo metterla in campo”.

 

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