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Foreste: meno alberi e meno biodiversità, l’allarme Onu

Un immenso polmone in grado di assorbire circa 2 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno. Dando al pianeta il respiro necessario, nonostante lo stravolgimento climatico. E che è anche un luogo capace di ospitare l’80% delle specie di vita terrestre. Questo rappresentano, in estrema sintesi, le foreste. Eppure la loro esistenza è messo a rischio. Tra le conseguenze a catena c’è la diffusione di virus sconosciuti (e in queste settimane sta arrivando una tragica conferma con la pandemia di Covid-19). Le Nazioni Unite hanno dunque rilanciato la necessità di un impegno a tutelare le foreste, insieme all’Intergovernmental science-policy platform on biodiversity and ecosystem services (Ipbes), che si occupa proprio della tutela delle biodiversità.

I due tipi di perdite di foreste

Foto di Al Lambe da Pixabay

La deforestazione avviene principalmente per due diversi motivi: il primo è quello più grave, in quanto irreparabile, ossia il cambio di destinazione del suolo, a causa delle attività umane, in particolare lo sviluppo di aree agricole e gli allevamenti; la seconda ragione è un evento “temporaneo”, ossia l’abbattimento degli alberi o gli incendi, che tuttavia consentono alla foresta di ricrearsi naturalmente, seppure con tempi lunghi. Lo studio Classifying drivers of global forest loss ha cercato di ricostruire un quadro esatto della cause che provocano la deforestazione.

Il dato è che il 27% della perdita di foreste è legato proprio alla deforestazione “definitiva” con un’incidenza maggiore in confronto all’uso dei terreni di attività su piccola scala (24%) e degli incendi (23%). La ricerca ha inoltre individuato nella Colombia il Paese che, tra il 2001 e il 2015, ha perso più ettari di foresta a causa della riconversione di quei terreni per gli allevamenti. Ed è l’intero Continente sudamericano ad aver pagato dazio maggiore al processo con la perdita di alberi per un totale del 25%, dal 2001 al 2015. Mentre negli Stati Uniti e in Australia, l’emergenza riguarda gli incendi che hanno mandato un fumo oltre il 40% delle foreste.

L’impegno delle Nazioni Unite per le foreste

La situazione non è certo rosea: non c’è stato mai, nella storia dell’umanità, un momento peggiore rispetto alla natura. “Dobbiamo agire rapidamente salvaguardare le foreste”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ribadendo la richiesta ai governi, le imprese e la società civile ad “assumere provvedimenti urgenti per arrestare la deforestazione e ripristinare le foreste degradate, in modo le prossime generazioni possano godere di un futuro più verde e più sano”.

Anne Larigauderie, segretaria esecutiva di Ipbes, è stata altrettanta categorica: “Bisogna creare un futuro sostenibile e questo significa fronteggiare le minacce che vanno di pari passo: cambiamento climatico e perdita di biodiversità”. L’impegno deve arrivare a livello istituzionale, ma esiste anche un piano personale: ogni decisione incide sulla tenuta del pianeta.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres (Credits foto: https://www.flickr.com/photos/us-mission/7704332996/)

Dall’Unione europea è stato infine evidenziato: “È fondamentale che tutti noi impariamo quanto sia diventata reale la crisi della natura. Dobbiamo urgentemente agire a livello globale per proteggere e ripristinare la biodiversità. Altrimenti gran parte della natura da cui dipendiamo per il nostro cibo, la nostra salute e la nostra economia, rischia di scomparire per sempre”, ha dichiarato Virginius Sinkevičius, Commissario europeo per l’ambiente, gli oceani e la pesca. Insomma, le intenzioni sono promettenti: serve un’accelerazione pratica.

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