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esodo

Foibe: la vera storia. Il giorno del Ricordo

«La storia non si cancella e il dolore non si dimentica. O si coltiva il rancore o se ne fa patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto, coltivando un’amicizia comune. Sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada rivolta verso il futuro», ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Oggi qui a Trieste con la presenza dell’amico presidente Borut Pahor segniamo una tappa importante nel dialogo tra le culture che contrassegnano queste aree di confine, e che rendono queste aree di confine preziose per la vita d’Europa»

Foibe: la vera storia. Il giorno del Ricordo. Gli esuli giuliano-dalmati hanno tutto il diritto alla memoria della loro storia ma il Giorno del Ricordo è ormai il giorno dell’ orgoglio fascista (nazionalista e sciovinista). Alla cerimonia presso la cosiddetta Foiba di Basovizza, che non è una foiba ma un pozzo minerario in cui non si sa esattamente cosa ci sia dentro e che in passato è stato adibito a discarica comunale, sventolano da sempre le bandiere della RSI, i gagliardetti delle Brigate Nere, il labaro della X Mas, si alza il braccio nel saluto fascista, si vendono immagini di Mussolini (cose che le riprese televisive dei telegiornali si guardano bene dall’inquadrare).

Fin dal primo dopoguerra il MSI si è impadronito della tutela politica degli esuli e delle loro rivendicazioni ottenendo così un grande tornaconto di voti. Nacque lo slogan, tuttora propagandato, che gli infoibati (termine di per sé terrificante) vennero  barbaramente uccisi per la sola colpa di essere Italiani (come se il Fascismo non fosse esistito e non avesse compiuto i suoi crimini a danno di Sloveni e Croati, come se non fossero esistiti squadristi e Brigate Nere, poliziotti torturatori, collaborazionisti, spie e delatori), riproponendo la contrapposizione fra la barbarie slava e la civiltà italica.

Lo scorso anno assieme al presidente della regione Fedriga e al sindaco Dipiazza hanno presenziato a Basovizza Salvini, la Meloni, Gasparri, cioè un sovranista e due eredi del MSI. Del resto il Giorno del Ricordo è stato istituito su proposta dall’ex-missino Roberto Menia (Alleanza Nazionale) con l’appoggio di Fini. I due nostalgici sodali sono quelli che nell’estate del 1991, durante la guerra nella ex-Jugoslavia, si recarono a Belgrado per discutere con Milosevic della situazione politica istriana, nel tentativo di rimettere in discussione il trattato che assegnò l’Istria a Tito. Poi a Trieste misero in mare un messaggio in bottiglia destinato alla costa istriana su cui era scritto “Ritorneremo!”.

Il Presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso ufficiale per il Giorno del Ricordo ha riproposto, riguardo al dramma delle foibe, il concetto di “pulizia etnica” ed ha messo all’indice i colpevoli di “negazionismo”, “riduzionismo” e “giustificazionismo” .

Parlare di pulizia etnica non ha senso. Il gruppo nazionale italiano non aveva composizione solo etnica ma era frutto di mescolanze secolari attraverso matrimoni misti. Non era raro che nella stessa famiglia circolasse sangue italiano con quello austrotedesco o boemo o ungherese di origine, mescolato con sangue sloveno e croato. Bisogna poi aggiungere gli apporti di Ebrei, Greci e Levantini provenienti dal Mediterraneo Orientale. A riprova di questo basta scorrere i cognomi degli esuli o degli abitanti di Trieste e Gorizia o i nomi dei più noti irredentisti italiani: Oberdank, Brunner, Slataper, Stuparich, Xidias.

L’esodo riguardò tutti coloro che si consideravano italiani per lingua e cultura a prescindere dalle origini etniche e che volevano difendere la loro scelta di identità nazionale di origine composita ma unificata da lingua e cultura comuni. Parlare quindi di pulizia etnica è sbagliato. Si deve piuttosto parlare di pulizia ideologica, nel senso che vennero perseguitati coloro che erano ritenuti compromessi col Fascismo e coloro, anche se antifascisti, che erano anticomunisti e contrari a che Istria, Fiume e Dalmazia divenissero Jugoslavia.

Il negazionismo non esiste perché non può esistere, dal momento che il dramma delle foibe è storicizzato, ci sono i rapporti ufficiali delle riesumazioni dei cadaveri e fotografie delle salme estratte e ricomposte.

Il riduzionismo si riferisce a chi non condivide le cifre indimostrabili della strumentalizzazione politica che fanno salire a decine di migliaia le vittime delle foibe. In sostanza i riduzionisti sarebbero gli storici che conducono gli studi più seri.

I giustificazionisti sono coloro che giustificano con le persecuzioni fasciste nei confronti di Sloveni e Croati e con i crimini di guerra delle Brigate Nere e dell’Esercito Italiano gli eccessi che hanno condotto alle foibe. Ma c’è una differenza fra giustificare e spiegare (così come fra memoria e storia). Gli storici non giustificano ma analizzano e spiegano i fatti così come sono avvenuti. Il loro compito è farli conoscere e una volta che sono conosciuti ognuno può trarre le sue conclusioni secondo coscienza o secondo l’ideologia che professa.

In conclusione si deve constatare con rammarico che il Giorno del Ricordo, così come è concepito, e per motivo delle celebrazioni smaccatamente nazionaliste e nostalgiche, anziché tendere alla conciliazione risulta irrimediabilmente divisivo.

 

 

 

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