Back
foibe di basoviza

Foibe: ecco la vera storia. I prodromi

Nel 1918 l’Italia occupa e annette territori che non sono mai stati italiani, abitati in numero quasi paritetico da Italiani e Slavi (circa mezzo milione tra Sloveni e Croati) che hanno convissuto dal XIII secolo all’interno dell’Impero Asburgico. Gli Sloveni abitano il Carso e il territorio fino all’Isonzo (Es: Gorizia è un toponimo di origine slovena). Sloveni e Croati hanno ripopolato l’Istria dopo le devastanti epidemie di peste che hanno decimato la popolazione che prima di essere suddita dell’Impero Asburgico è stata sotto il dominio di Venezia. A Trieste poco meno della metà degli abitanti sono Sloveni o di origine slovena e croata: rappresentano la classe operaia, sono i proletari al servizio della borghesia cosmopolita di lingua italiana. Gli Italiani li chiamano “s’ciavi”, cioè schiavi.

Risultato immagini per Narodni Dom

Dal 1920 in poi il fascismo annienta questa convivenza e programma di snazionalizzare e assimilare i barbari Slavi che abitano nel territorio divenuto Italia. Si comincia con l’incendio dei Narodni Dom (Case di cultura slovene) di Trieste e Pola. E’ vietato parlare sloveno e croato (a scuola si sputa in bocca ai bambini che si lasciano sfuggire parole nella loro lingua madre; vengono bastonati e costretti a bere olio di ricino i cittadini colti a parlare sloveno o croato; a Gorizia il musicista Lojze Bratuž, che ha fatto cantare in sloveno i bambini sloveni del coro, viene costretto a ingerire olio di macchina e muore in ospedale fra atroci sofferenze). Chiuse tutte le organizzazioni culturali slovene e croate. Eliminati libri e giornali. Italianizzati i cognomi sloveni e croati e i toponimi delle località (Es: la località Sredipolje diventa Redipuglia, sì il cimitero monumentale dei soldati italiani caduti sul Carso), cancellati i cognomi slavi persino sulle tombe, proibite le messe in antico slavo, caratteristica culturale del territorio. Funziona a pieno ritmo il Tribunale Speciale che deporta e fucila dissidenti e organizzazioni slave che tentano di opporsi alla snazionalizzazione.

E non basta: nel 1941 l’esercito italiano occupa la Slovenia fino a Lubiana che diventa provincia italiana. Ma la città è cinta da reticolati e la popolazione è praticamente prigioniera. Si fronteggia l’inevitabile reazione partigiana bruciando villaggi con dentro vecchi, donne e bambini. I civili sospettati di connivenza con i partigiani vengono fucilati. I partigiani catturati sono immediatamente passati per le armi (esistono foto di soldati italiani che espongono teste mozzate di partigiani, non diversamente da quel che facevano durante la lotta al brigantaggio nel Sud d’Italia). Vengono istituiti campi di concentramento per Sloveni e Croati, circa una quindicina in tutta Italia, dove si muore per fame e malattie (uomini, donne, vecchi e bambini), il più famigerato dei quali è nell’isola di Arbe (Dalmazia). In Istria imperversano le Brigate Nere (comandate dai figli di Nazario Sauro, propugnatori dell’eliminazione fisica delle popolazioni slave), alleate delle truppe naziste nella lotta contro i partigiani. Alla fine del conflitto circa un milione e mezzo di Slavi dei territori da noi occupati hanno perso la vita.

Risultato immagini per foibe foto

Il Presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso ufficiale per il Giorno del Ricordo dice (avallando le tesi della destra nazionalista, neofascista e revanscista, nonché delle varie associazioni di esuli) che il Fascismo non c’entra e che tutto quello sopra descritto (su cui si ama sorvolare) non influì su quanto sarebbe accaduto poi dal 1943 al 1945 in Istria, a Fiume e a Trieste e sull’esodo degli Italiani da Istria, Fiume e Dalmazia del primo dopoguerra, fatti che sarebbero quindi solo il frutto della barbarie slavo-comunista.

Bibliografia:  “Vademecum per il Giorno del Ricordo” dell’Irsml (Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea nel Friuli Venezia Giulia) del 2019 e 2020; “Trieste 1941-1954 la lotta politica, etnica e ideologica” di Bogdan C.Novak (Mursia 1973); “Foibe: una storia d’Italia” di Joze Pirjevec, Gorazd Bajc (Einaudi 2009); “L’armadio della vergogna” di Franco Giustolisi (Nutrimenti 2004 e 2019); “Il confine scomparso. Saggi sulla storia dell’Adriatico Orientale nel Novecento” di Raoul Pupo (Ed.IRSML Venezia Giulia. Collana Quaderni di Qualestoria 2007); “Foibe e fobie” di Giacomo Scotti (saggio sulla rivista “Il ponte della Lombardia” n.2 del febbraio/marzo 1997)

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup