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Flat tax: propaganda che fa aumentare l’IVA

Flat tax “accennata” nel DEF. Tria avverte: farà aumentare l’IVA. Salvini blinda il suo gioiello elettorale, con la benedizione di Luigi Di Maio. Mentre il debito sale e la crescita crolla. Ecco perché la “tassa piatta” è sbagliata.

Flat tax: una questione elettorale

Le elezioni europee sono alle porte e la flat tax, alla fine, viene inclusa nel DEF (documento di economia e finanza). Solo “un accenno per il ceto medio”, come scrive Repubblica. “Un antipasto” destinato a saziare mediaticamente la pancia leghista. Una necessità per Matteo Salvini, visto che il suo socio di governo Luigi Di Maio sta sbandierando a destra e a manca l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza. Il DEF diventa così una confusa lettera di intenti a sfondo elettorale. La propaganda senza sosta di Matteo Salvini cammina infatti su due gambe: la paura degli immigrati e la “tassa piatta”, presentata agli Italiani come una pozione magica.

Tria avverte: fare la flat tax significa aumentare l’IVA

Ed è su questo che punto che nel governo aumentano i mal di pancia. Ma non quelli presunti della finta disputa tra Salvini-Di Maio, bensì quelli veri del Ministro Giovanni Tria. Il titolare del Tesoro ha infatti avvertito Salvini che fare oggi la flat tax comporterà l’aumento dell’IVA. Un’ipotesi che significherebbe una mannaia sulle imprese. Ma non solo. Anche il consenso della Lega ne subirebbe le conseguenze. Il rischio sarebbe entrare nella spirale del crollo di voti che, con largo anticipo sulle previsioni di tutti, sta colpendo il Movimento 5 Stelle. Da qui i tripli carpiati e le minacce con i quali Salvini, aiutato dal compare Di Maio, sta tentando di blindare il progetto della flat tax.

Tutto quello che non va nella “tassa piatta”

Futuro a tinte fosche per l’economia italiana. Il “bellissimo anno” profetizzato dal premier-portavoce Giuseppe Conte viene pietosamente smentito dalla realtà. Crolla la crecscita. Il debito pubblico segna il nuovo record di 132.8% del PIL. Il deficit è in rialzo al 2,4. Aumentano ulteriormente le paure dei mercati e degli investitori sul nostro sistema Paese. In una situazione come quella attuale, dovrebbe risultare non solo folle, ma anche provocatoria la volontà di introdurre un tassa che viola il principio costituzionale della progressività, per il quale chi più guadagna più deve contribuire a finanziare la cosa pubblica. Una tassa che inoltre amplierebbe di parecchio il buco nei conti pubblici, di fatto facendo venir meno risorse per servizi ai cittadini. Infine, tutta questa discussione imposta dalle fregole elettoralistiche di Salvini distrae il governo da quella che sarebbe davvero una ricetta utile all’economia: il rilancio degli investimenti pubblici.

Mauro Pasquini

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