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Fioramonti: “Se sinistra e ambientalisti non fanno un partito forse meritano l’estinzione”

Se sinistra e ambientalisti non trovano una sintesi “meritano l’estinzione”. Mentre il governo ha fatto passi in avanti “insufficienti” sullo sviluppo sostenibile, per cui nella Legge di Bilancio serve “una riforma fiscale verde”. Senza attendere il Recovery Fund che si annuncia un percorso lungo e “accidentato”. A rischio fallimento. L’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ora deputato del Gruppo Misto, in questa intervista scuote la maggioranza e le forze ecologiste.

Qual è il giudizio sulle politiche ambientali e sullo sviluppo sostenibile portate avanti dal governo?
Il problema principale è che ci portiamo avanti decenni di ritardi. Ci sono stati dei piccoli passi in avanti, ma sono totalmente insufficienti. Serve un’accelerazione senza precedenti, e questo non sta avvenendo. Oggi tutti si riempiono la bocca con la sostenibilità, ma pochi sanno realmente cosa vuol dire.

Da ministro dell’Istruzione aveva posto grande attenzione sulla sostenibilità e la formazione. Quale ruolo deve avere la scuola?
Bisogna continuare con quanto stavo facendo da ministro. Il problema della sostenibilità è soprattutto legata all’immaginazione e alla creatività. La mia generazione e quelle precedenti non riescono a pensare un mondo senza inquinamento e distruzione dell’ambiente. La scuola deve diventare, testualmente, “laboratorio del mondo come può essere”. Se succede questo, i giovani saranno capaci di pensare diversamente. Potranno apprendere che si può coniugare il rispetto dell’ambiente e l’elevata qualità della vita, che sono due aspetti indissolubili. La scuola deve essere la punta di diamante di un laboratorio di innovazione. Ma questo comporta l’investimento, fin da subito, sulla scuola, sugli insegnanti, sulle infrastrutture.

Cosa deve esserci nei prossimi provvedimenti, in primis nella Legge di Bilancio, per rilanciare le politiche ambientali?
Nella Legge di Bilancio deve esserci una riforma fiscale completamente verde. Lo sappiamo che i soldi non ci sono, forse arriverà il Recovery Fund, ma chissà quando. Per questo bisogna tassare di più i consumi dannosi per l’ambiente e tassare di meno i consumi che fanno bene alla salute e all’ambiente. Così daremmo un’indicazione al mercato in questa fase di transizione. E sottolineo che questa operazione non richiede risorse extra.

La copertina del libro di Lorenzo Fioramonti

La copertina del libro di Lorenzo Fioramonti

Quindi, nel dettaglio, come bisogna intervenire?
Non è accettabile che in Italia i petrolieri paghino meno royalties rispetto ad altri Paesi. Paghiamo di più per comprare prodotti biologici che per acquistare alimenti dannosi. Lo dico con il conforto dei dati: il cibo spazzatura ha aliquote Iva inferiori al cibo italiano di qualità. Una merendina, prodotta all’estero e disponibile a un distributore, ha meno Iva del prodotto tipico di Montepulciano. Oggi le persone non comprano i prodotto buoni perché costano troppo. Noi dobbiamo defiscalizzare i consumi di qualità. 

Immagina anche una riforma per contrastare le disuguaglianze?
La lista dei Paperoni continua ad aumentare anche con il Covid. Bisogna quindi aumentare le tasse su chi ha grandi capitali. Dobbiamo intervenire lì. E non lo dico solo io, lo sostengono addirittura i grandi miliardari americani. Cambiando il sistema fiscale, in sintesi, favoriremmo un cambiamento del sistema produttivo. Il fisco deve andare in una direzione verde, non marrone.

Sembra manifestare un certo scetticismo rispetto ai fondi in arrivo dall’Europa…
È una prospettiva lontana. Secondo me il Recovery Fund sarà un processo lungo, accidentato e inefficiente. Non possiamo permettercelo. Il climate budget, il contatore che rivela quanti giorni mancano al punto del non ritorno, segna l’allarme: entro sette anni dobbiamo ridurre massicciamente le emissioni per evitare che il pianeta si surriscaldi. A prescindere dalle successive azioni. Non basterebbe un lockdown perenne. Dobbiamo bloccare ora il processo. È come il Titanic: bisogna sterzare prima dell’impatto con l’iceberg.

La sterzata non è il Recovery Fund, quindi.
Se funziona, i risultatini si vedranno nel 2025-2026. È già tardi. Poi, vediamo che si litiga con il Parlamento e sappiamo che deve essere ratificato da 27 Stati membri, si rischia di finire come la Costituzione europea. Spero che il Recovery Fund non sia boicottato a quei livelli, ma di sicuro sarà un processo lungo. In questo contesto mi preoccupa che la politica stia facendo lo scaricabarile, sostenendo che arriveranno i soldi dall’Europa a sistemare tutto. Uno strumento che rischia di non essere efficace si trasforma in un capro espiatorio per evitare di fare le cosa a casa. E torno con il discorso alla prossima Legge di Bilancio.

Foto: pagina Facebook di Fridays for Future

Foto: pagina Facebook di Fridays for Future

Nell’area ecologista ci sono tanti partiti, con tradizioni diverse. Eppure, da quanto emerge, sembra che la spinta verde sia inadeguata per l’assenza di un soggetto ambientalista…
C’è un problema gigantesco dell’assenza di una voce credibile su questioni del genere. Oggi tutti parlano di sostenibilità, vanno a farsi belli ai festival. C’è bisogno di una forza politica che faccia proposte concrete e non stare lì a difendere il parco o l’alberello. Se vogliamo creare sviluppo e diventare un Pese competitivo, dobbiamo investire sull’ambiente, sulle persone e sulla cultura. L’Italia deve diventare la spa d’Europa. Siamo il Paese con il maggior numero di risorse termali e geologiche d’Europa. Se investissimo sulle imprese termali, attrarremmo milioni di persone, soprattutto nella fase post Covid, quando il benessere e salute saranno le priorità.

In mezzo a tante divisioni e distinguo identitari, vede realistica la prospettiva di un progetto ambientalista unico e forte?
Questa è l’ultima spiaggia. Non è possibile spaccare sempre il capello in quattro, a dividersi su tutto. Ci sono delle prime donne con lo zero virgola cinque per cento. Stiamo andando contro l’autodistruzione e c’è chi parla di tatticismo, usando espressioni degli anni Sessanta e Settanta che non hanno più senso. Sottolineo un aspetto: il tema dei diritti e dell’ambiente vanno insieme. Sono parte di un’unica narrazione. Ce lo stanno indicando bene i ragazzi dei Fridays for Future. Se la sinistra e gli ambientalisti non riusciranno a capirlo, meritano di estinguersi politicamente.

Quale modello pensa per questo partito?
A me piace l’idea di un ambientalismo come visione economica, non come conservazione dello status quo. Serve una grande innovazione. Conta poco il modello, sia quello tedesco o francese che presentano caratteristiche diverse e interessanti. L’importante è avere un soggetto in grado di diventare di governo, non di accontentarsi della testimonianza.

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