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Lorenzo Fioramonti

Fioramonti: “Ministero Transizione meglio tardi che mai, non sia trovata mediatica”

Meglio tardi che mai. Così l’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, accoglie l’annuncio di un Ministero della Transizione ecologica. Ma avverte: “Deve essere anche solidale”. E, pur apprezzando il progetto, non lesina qualche stoccata al Movimento 5 Stelle: “Con i governi Conte il tema ambientale era scomparso”. Mentre sul futuro invita gli ecologisti a unirsi in un unico soggetto: “Ora più che mai, altrimenti meglio lasciar stare”. Il deputato, eletto con i 5 Stelle e ora nel Gruppo Misto, parla a tutto campo con Impakter Italia.

Arriva il Ministero della Transizione ecologica. Qual è il suo giudizio su questo cambio di passo?
Finalmente. Sono tre anni che chiedo un Ministero della Transizione ecologica e solidale. Ed è importante che sia solidale: la transizione è anche una questione di giustizia sociale. Perché nella fase di cambiamento vanno aiutati a i lavoratori, le imprese. I costi non devono essere sopportati da chi ha meno: non devono pagare loro il prezzo. Ed è quello che chiesi sia durante la nascita del Conte 1 sia nella fase iniziale del Conte 2. Mi rivolsi al presidente del Consiglio e al mio partito di allora, il Movimento 5 Stelle, per un Ministero sul modello francese. Mi venne detto di no.

Per quale motivo ci fu questo rifiuto?
C’era poco interesse. Oggi si scoprono tutti ambientalisti. In questi anni l’attenzione per l’ambiente è stata marginale o puramente retorica. Le questioni erano altre. La mia sembrava una proposta peregrina, avanzata senza cognizione di causa. Mentre nel resto del mondo l’interesse c’era e c’è.

Come giudica questo improvviso “ritorno alle origini” del Movimento 5 Stelle?
Meglio tardi che mai. Ma bisogna specificare che questa uscita non viene dal Movimento 5 Stelle: è stata lanciata dal team di collaboratori di Beppe Grillo. È stata una proposta del Garante, anzi ripeto del suo team, che ha anche spiazzato il Movimento 5 Stelle, a sua volta felice di accodarsi. Ma ricordo ancora: questi temi nei governi Conte erano scomparsi.

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Cosa può cambiare e favorire l’istituzione di questo nuovo Ministero?
Può cambiare tutto e dovrà cambiarlo. Questo Ministero funzionerà se sarà in grado di incidere su vari settori: agricoltura, energia, trasporti, infrastrutture, fisco. Il rischio è che rimanga un Ministero di facciata, una trovata di pubbliche relazioni per animare il dibattito mediatico. Nemmeno in Francia, dove si partiva meglio di noi con una precisa progettazione, il Ministro del Governo Philippe è riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo Ministero non deve riguardare una nicchia, ma incidere sulle politiche cruciali che fanno riferimento ad altri settori. Se avrà un ruolo di guida, avrà successo. Altrimenti…

E ha fiducia che questa maggioranza, molto varia e con divergenze sul tema ambientale, riesca a valorizzarlo adeguatamente?
Se il premier Draghi darà un’impostazione chiara e coerente, allora riuscirà a fare bene. A quel punto i partiti si dovranno accodare. Se torniamo alle querelle del Conte 1 e del Conte 2 non se ne esce.

Lo sviluppo sostenibile sembra al centro degli impegni del nascente governo Draghi. Quali sono le sfide da affrontare, penso ai casi più delicati, dall’ex Ilva alla gestione dei rifiuti?
Il ministro deve prendere Ilva come un caso di studio, un progetto pilota. Prima di tutto perché sta fallendo davanti ai nostri occhi. Dobbiamo dimostrare che la riconversione industriale, in senso green, è possibile. Se si vuole tenere il siderurgico che sia di nuova generazione, completamente decarbonizzato. Su Ilva bisogna creare una sorta di test per diventare un esempio nel resto del mondo. Gradualmente è poi indispensabile intervenire sul sistema fiscale. Penso alla riforma dell’Iva che faccia aumentare l’imposta sui prodotti che fanno male all’ambiente e diminuirla per quelli che fanno bene. Faccio un esempio sull’agricoltura: paghiamo di meno i prodotti che vengono da fuori, a danno delle filiere locali meno impattanti e di maggiore qualità.

Lorenzo Fioramonti

Lorenzo Fioramonti (foto dal profilo Facebook)

E che tempistica bisogna darsi?
Le sfide sono tante e il tempo è poco. Dobbiamo riconvertire il sistema economico e produttivo in cinque anni, altrimenti rischiamo l’estinzione del genere umano. È giusto cominciare dalle cose già fatte, come le politiche dell’ecobonus. Dobbiamo sostenere una campagna a tappeto sull’efficientamento dell’edilizia pubblica. È anche necessario accelerare l’uscita dalle risorse fossili, comprese il gas che tuttora è uno dei principali combustili della politica energetica di questo Paese.

Quali devono essere i punti qualificanti del Recovery Plan per andare nella giusta direzione?
Sono quattro aree: energia, cibo, mobilità e innovazione. Bisogna investire tanto sulle infrastrutture di base. Penso alle ferrovie laddove mancano: dobbiamo superare questo problema. Non è accettabile. Per la mobilità urbana bisogna rafforzare l’intermodale, il ciclopedonale. Il cibo deve valorizzare filiere sostenibili, come l’agroecologia, che esistono nonostante tutto. E infine sull’innovazione: occorre rafforzare la produzione di tecnologia, che non possiamo importare dall’estero. Dobbiamo favorire le start-up per non far scappare i giovani all’estero e diventare imprenditori di successo in Germania o in Finlandia.

Inquinamento smog industria clima

Foto di Free-Photos da Pixabay

Lo scenario attuale, con il governo di tutti, può bloccare lo sviluppo di un progetto unitario ecologista?
Una forza ecologista è ora più che mai indispensabile. Oggi tutti si dicono ambientalisti, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo molto mare. Gli ecologisti veri, quelli che hanno una visione industriale e di sviluppo, e non solo di conservazione, devono “uscire di casa” e plasmare realtà di partecipazione politica. In Germania, forse, i Verdi supereranno gli altri partiti, addirittura potrebbero esprimere il cancelliere. Mi domando se in Italia restiamo solo a guardare oppure vogliamo finalmente a coinvolgere una larga parte della popolazione, che crede in questi temi, in un percorso politico all’altezza delle sfide della contemporaneità. Se non ci riusiamo, meglio lasciar perdere…

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