Back

Anche il settore Fintech è misogino?

Fintech e parità di genere? Pochi gli esempi virtuosi e troppe le disparità. Nemmeno l’algida tecnofinanza sfugge agli stereotipi che vedono le donne derubricate a risorse di serie B. Ecco un po’ di numeri.

Fintech e le occasioni sprecate 

La diversità di genere decisamente non è il piatto forte dell’industria Fintech (tecnofinanza): le donne infatti rappresentano solo il 29% del personale impiegato nel settore. In particolare si tratta di divario retributivo, di assenza di donne nei consigli di amministrazione e/o in posizioni dirigenziali. Infine, aspetto gravemente invalidante per la crescita professionale delle donne, la mancanza di opzioni di lavoro flessibili.

 

 

Tutte queste disparità hanno un’influenza negativa nella progettazione dei prodotti. Per quanto il target sia ben mirato, quando si creano e forniscono soluzioni software, il cliente finale è costituito un gruppo diversificato di persone. Ciò significa che la soluzione che stai costruendo deve essere progettata, testata e implementata da gruppi con diversi livelli di istruzione, età, genere, nazionalità e background. Deve essere pensata tenendo conto delle esigenze e delle esperienze di ogni tipologia di individuo. Se una soluzione non è progettata per interagire con gruppi diversi, probabilmente fallirà. In questo senso, tagliare fuori le donne o anche solo mantenerne basso il numero in ruoli decisionali rappresenta un grave vulnus per le aziende.

Promosso il Nord Europa

Nella tecnofinanza la realtà stride con l’immagine di un universo dove vigono razionalità e freddezza. Eppure, gli stereotipi di genere sono incastonati anche negli ingranaggi di questo settore, addirittura più che in molti altri. Sebbene nessun paese al mondo abbia ancora raggiunto l’uguaglianza di genere, i paesi nordici si distinguono costantemente nel Rapporto annuale sul divario di genere globale, che monitora il lavoro svolto dagli stati per colmare il divario tra i sessi. In particolare l’Islanda è ad oggi il paese con il più alto tasso di parità di genere, avendo colmato oltre l’85% del suo divario di genere. Segue la Norvegia (83,5%), la Svezia e  la Finlandia (82,2%).

 

Fintech al maschile invece per Regno Unito ed Europa del sud

Diverso il caso del regno Unito. Soltanto nove anni fa il Regno Unito si era classificato come uno dei principali paesi al mondo per gli obiettivi raggiunti in tema di parità di genere. Ma nel rapporto del 2018, il lo troviamo sprofondato al 15esimo posto. Divario salariale e nell’avanzamento di carriera sono i due parametri che più hanno influito negativamente sulla brusca retrocessione.

La ricerca dell’Institute for Fiscal Studies (IFS) mostra che la differenza media nella retribuzione fra uomini e donne è del 18%. Una disparità già in sé inaccettabile e che si allarga ulteriormente dopo che le donne mettono al mondo dei figli. La situazione peggiora sensibilmente man mano che si scende verso l’Europa mediterranea.

Mauro Pasquini

Articolo tratto da Impakter.com

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup