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Finanza verde, quale futuro per gli investimenti sostenibili?

Finanza verde. Quale futuro si prospetta per gli investimenti “green”? Ne parliamo in questo articolo facendo una panoramica globale e per aree geografiche.

Green Bonds

La creazione delle prime “obbligazioni verdi” risale al 2007. Furono utilizzate dai governi per raccogliere fondi da impiegare in politiche ambientali. Tuttavia, ci sono voluti altri otto anni affinché i paesi iniziassero a mostrare un reale interesse per questa area di investimento. Un lento percorso culminato nell’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, firmato da 197 paesi e ratificato da 179. Da allora il fenomeno della finanza verde è aumentato esponenzialmente.

I green bonds, le obbligazioni verdi, sono un ottimo parametro per tracciare a livello globale il successo della finanza verde. Questo perché forniscono una rappresentazione di quanto un determinato paese sia disposto a fare debito per investire in progetti verdi, quali centrali elettriche che funzionano con energia rinnovabile o reti di trasporto pubblico alimentate da energia verde anziché da combustibili fossili.
2019, un anno di crescita per la finanza verde.

I progressi in questo settore sono stati significativi. Nel 2019, l’emissione globale di obbligazioni verdi e di prestiti verdi sono ammontate a 257,7 miliardi di dollari. Un incremento del 51% rispetto ai 170,6 miliardi di dollari dell’anno precedente. L’Europa è stata la forza trainante in questo settore. La quota europea delle emissioni globali si è infatti attestata al 45%. Seguono, molto distanziate, l’Asia Pacifica col 25% e il Nord America col 23%. I mercati emergenti stanno iniziando a guardare alla finanza verde come strumento di sviluppo. Ma come dimostra il grafico sottostante, il peso maggiore del lavoro nel mercato verde è ancora svolto da una selezione di paesi leader.

 

Ma vediamo più nel dettaglio la situazione di USA, UE e Cina.

USA

Con un valore di 51,3 miliardi di dollari nel 2019, gli Stati Uniti sono ancora in testa alla classifica per l’emissione di obbligazioni verdi. Tuttavia, circa il 50% di queste obbligazioni verdi erano Asset-Backed Securities (ABS). Una tipologia di obbligazioni che la finanza verde farebbe bene ad evitare, visti i precedenti (crollo finanziario del 2008). Quello che è da segnalare è la sostanziale assenza del ruolo del governo in questo “primato” statunitense, Nel 2019, infatti, non c’erano obbligazioni sovrane emesse negli Stati Uniti. Un dato che non sorprende affatto, vista l’avversione di Donald Trump alle tematiche ambientali e in particolar modo quelle riguardanti i cambiamenti climatici. Ora, può il governo della prima potenza mondiale continuare a latitare in questo ambito?

Cina

La Cina è stata ancora una volta tra i maggiori emittenti di obbligazioni verdi. Nel 2019, il gigante asiatico ha aumentando del 33% la sua quota rispetto al 2018. È importante sottolineare che nel 2019 la Cina ha introdotto il suo primo green bond municipale. Una mossa che dimostra la volontà delle amministrazioni locali di concentrarsi sui cambiamenti climatici e sviluppo verde quali obiettivi chiave. Altrettanto importante è il fatto che l’emissione cinese di obbligazioni all’estero ha continuato a crescere rapidamente da quando il primo Green Bond cinese offshore è stato portato alla Borsa di Hong Kong nel 2015. Il secondo più grande emittente di obbligazioni verdi che diventa più aperto agli investimenti internazionali è un bel passo verso un futuro più verde.

Europa

La Francia è all’avanguardia nel campo dell’emissione di obbligazioni verdi. Dopo aver emesso nel 2017 la loro prima obbligazione verde sovrana di 7 miliardi di dollari, è diventata il ​​terzo emittente a livello globale, emettendo 30,1 miliardi di dollari sul mercato. La Germania ha la più grande economia dell’Unione Europea e tuttavia arriva solo al quarto posto in termini di finanza verde. Il governo tedesco fino ad oggi ha lasciato la guida in questo settore agli investitori privati. L’Europa come conglomerato costituisce il 44% del mercato obbligazionario verde globale. Ma guardando ai singoli paesi, emergono enormi disparità. Un quadro che riflette le tante diverse velocità alle quali il Vecchio Continente si sta muovendo. Tuttavia, l’UE ha annunciato lo stanziamento del “Recovery Fund COVID19” per l’ammontare di 750 miliardi. Il 25% di questi fondi sarà impiegato in investimenti per il clima.

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