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Finanza sostenibile

Finanza sostenibile: cosa è verde e cosa no.

Finanza sostenibile: un argomento del quale Impakter Italia si è spesso occupato perchè è uno dei cardini dello sviluppo sostenibile. Abbiamo anche raccontato come nel nostro Paese questo concetto rivoluzionario stesse prendendo piede e di quanto le società finanziare in qualche modo debbano adeguarsi pena il rischio di avere grandi problemi di sopravvivenza.

Circa un anno fa – nel marzo del 2020 esattamente – l’Unione Europea ha approvato un rapporto sulla “Tassonomia UE delle attività economiche sostenibili“, realizzato da un gruppo di super esperti – 55 membri e circa 100 consulenti, il Technical Expert Group on Sustainable Finance (TEG).

Obiettivo del rapporto: individuare – in tema di finanza ed attività economiche – cosa sia verde e cosa no. Di più: trovare i criteri in base ai quali le attività economiche possano definirsi in grado di contribuire a raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2050. ” Un’attività si definisce sostenibile se contribuisce a uno solo dei sei obiettivi ambientali stabiliti dal regolamento e non arreca danno agli atri cinque. I sei obiettivi sono: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e la protezione dell’acqua e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi”.

finanza sostenibile

Finanza sostenibile: quante sono le sfumature di verde possibili? -CC0, public domain, royalty free

L’azione dell’Unione Europea

Sono 70 i settori economici principali, che rispondono ai requisiti richiesti in base alla loro capacità di mitigare o di adattarsi ai cambiamenti climatici. Ci sono quelli che già sono sostenibili dal punto di vista ambientale (low carbon), ci sono quelli che inquinano ma che sono necessari ed ai quali viene richiesto quindi uno sforzo importante (transition) per migliorare e ci sono quelli che sono utili alle due categorie già nominate (enabling), che consentono quindi ad altre attività di avere performance determinanti in termini di riduzione delle emissioni. I criteri per verificare la sostenibilità di questi settori sono rigidi nel documento.

Ma adesso l’UE sembra voler cambiare qualcosa. La commissaria Ue per i servizi finanziari Mairead McGuinness, parlando al Parlamento europeo nella scorsa settimana ha detto: “Che esistono preoccupazioni espresse dalle aziende in merito ai requisiti che vanno oltre quanto richiesto dalla legislazione esistente nei diversi settori“. Non solo: diversi paesi dell’Unione stanno facendo pressioni preoccupati dalle restrizioni sull’utilizzo delle foreste e sulle regole per il gas e l’idrogeno.

Riflessione, Lago, Vista Di Notte

Si sono formate due diverse coalizioni di oppositori – ha detto ad Impakter Italia Luca Bonaccorsi Direttore della Finanza Sostenibile di Transport & Environment e Membro della Sustainable Finance Platform (il gruppo di esperti che ha sostituito il vecchio TEG) – con la prima che è quella dei paesi che sostengono con forza il gas e vogliono vederlo classificato come ‘sostenibile’ . La seconda è quella dei paesi che sostengono che tagliare alberi e bruciarli per produrre energia e per il riscaldamento sia verde. Una affermazione senza alcun fondamento scientifico.  Da soli questi due gruppi non hanno la forza di bloccare l’atto delegato della Commissione  ma insieme possono senz’altro danneggiare l’integrità scientifica dei criteri o bloccare il processo”.

Per neutralizzare almeno parte dell’opposizione – aggiunge Bonaccorsi- la Commissione sta esplorando la possibilità di creare una categoria intermedia, genericamente definita ‘attività in transizione’ per permettere a molte attività inquinanti di fregiarsi del titolo di sostenibile, senza esserlo veramente. Questa nuova area grigia danneggerebbe la Tassonomia – la classificazione degli investimenti per la finanza verde –  e va assolutamente respinta

 

 

 

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