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Finanza sostenibile? Gli strumenti ci sono.

Finanza sostenibile: lo strumento perfetto per trasformare in azione concreta i buoni propositi “green”. Ecco qual è la strategia per superare pregiudizi e scetticismi sul “fenomeno Greta”.

 

L’alone di inconcludenza: il problema di immagine dei “gretini”.

Il flop del Cop25 di Madrid. Lo scetticismo diffuso e tagliente sul personaggio. Il rischio latente di essere una moda. Primo momento di down per Greta e le piazze del Friday for Future. Adiacente al coinvolgimento e all’entusiasmo suscitati in tutto il mondo, serpeggiano freddezza e ostilità, più o meno palesi. In Italia, il dibattito è dominato dalla disputa mediatica tra “gretini” e negazionisti. “Chi c’è dietro Greta?”

È il tormentone di chi nega il cambiamento climatico.  Una cultura del sospetto che silenziosamente fa breccia nella mente anche di chi non cova pregiudizi complottardi. O che almeno basta a scoraggiare la presa di coscienza e far restare tiepidi o addirittura inerti rispetto al tema. Eppure, la realtà è drammaticamente banale e tutt’altro che imperscrutabile. Ma per non restare invischiati in uno sterile ping-pong tra visioni contrapposte, vediamo i numeri reali e quali misure concrete possono essere messe in campo, in modo del tutto dipendente dalla sola volontà politica. Facciamo cioè quello che chiedono le piazze del Friday for Future. Azioni concrete da parte di chi ha il potere di farlo. Azioni che passano anche per la finanza. 

Peggio del cambiamento climatico solo le armi di distruzione di massa

Le emissioni di gas serra hanno già aumentato le temperature globali di circa 1 C° rispetto al periodo preindustriale. Cifra che dovrebbe salire a 1,5 ° C tra il 2030 e il 2052. Gli effetti sono già oggi evidenti: aumenta del numero e dell’intensità di eventi meteorologici estremi, innalzamento del livello del mare, scioglimento dei ghiacciai, mari più acidi e più caldi.

Nei paesi del G20, gli eventi meteorologici estremi sono ogni anno causa di circa 16.000 morti e 142 miliardi di dollari di perdite economiche. Secondo il World Economic Forum, solo i rischi derivanti dalle armi di distruzione di massa superano quelli relativi ai cambiamenti climatici. Quest’ultimi infatti si sono oramai stabilmente piazzati davanti alle frodi di dati e agli attacchi informatici in questa drammatica classifica.

Il cambiamento climatico è una voragine finanziaria

Oltre alle ingenti perdite umane, i cambiamenti climatici rappresentano un rischio finanziario, in quanto le calamità distruggono i beni fisici. Le industrie possono subire una brusca riduzione o addirittura un blocco delle attività, con tutti i relativi danni economici e le gravi problematiche sul fronte occupazionale. Inoltre, le parti colpite, aziende o persone fisiche, possono richiedere in massa risarcimenti in base alla sottoscrizione di polizze assicurative. Impakter Italia ha recentemente parlato della deriva di questo fenomeno.

Una risposta efficace è dunque la finanza sostenibile

Stando all’accordo di Parigi, i paesi coinvolti si sono impegnati “a rendere i flussi finanziari coerenti con un percorso verso basse emissioni di gas a effetto serra e sviluppo resiliente al clima”. L’indicazione del rapporto G20 Brown to Green 2019, è che la strategia non sia limitata all’incentivare politiche finanziarie “green”, bensì venga ampliata al disincentivare le politiche “brown”.

In altre parole, qualora le politiche industriali di settori ad alto utilizzo di petrolio, gas e carbone, dovessero risultare non allineate con le politiche climatiche a lungo termine che si rifanno agli Accordi di Parigi, devono essere applicati restrizioni e blocchi agli investimenti. O riducendo direttamente il gettito, oppure indirettamente, tassando gli investimenti destinati ai settori ad alto utilizzo di petrolio, gas e carbone. Dunque, strumenti concreti e nessuna iperbole scientifica. Allora, chi è problema? Greta che chiede cose semplici oppure chi pur potendo, e sostenendo di volere, continua a non fare niente?

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