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Finalmente la grande stampa prende esempio da noi

Non solo le testate specializzate ed impegnate giorno per giorno come impakter.com, impakter.it. Il problema del cambiamento climatico arriva in modo deciso nelle testate giornalistiche di tutto il mondo come un argomento non più da trattare quando accade qualcosa.

Ma come un argomento quotidiano, fisso, con una rubrica addirittura chissà. Intanto dal 16 settembre 170 testate giornalistiche mondiali hanno sottoscritto l’impegno “Covering Climate Now“, della durata di una settimana e coinciderà con il vertice delle Nazioni Unite sull’azione per il clima che si terrà a New York il 23 settembre

Nel tentativo di aumentare la copertura mediatica della crisi climatica, la Columbia Journalism Review (CJR), con sede negli Stati Uniti, ha presentato a maggio l’iniziativa “Covering Climate Now”, insieme alla rivista progressista The Nation.

L’annuncio della Columbia Journalism Review

L’impegno è stato annunciato a seguito di un articolo, scritto congiuntamente dai rispettivi editori delle due pubblicazioni, sulla CJR, dal titolo “I media sono compiacenti mentre il mondo brucia“. Con una lunga lettura di oltre 5.000 parole, il pezzo dettagliato affronta il “silenzio climatico” che pervade la maggior parte delle notizie “quando la civiltà sta accelerando verso il disastro”.

Al vertice delle Nazioni Unite del 23 settembre, i governi definiranno esattamente come intendono rispettare l’accordo di Parigi per combattere il cambiamento climatico. L’obiettivo centrale di questo accordo è quello di lavorare insieme per mantenere la temperatura globale “ben al di sotto” di 2 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali.

I 170 partecipanti spaziano dai servizi giornalistici a giornali, riviste, istituzioni educative, canali televisivi e radiofonici e persino giornalisti indipendenti. Saranno coinvolte le emittenti televisive pubbliche nazionali in Italia, Svezia e Stati Uniti, nonché riviste scientifiche come l’Harvard Business Review.

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Molti dei partecipanti sono rinomati in tutto il mondo, come Bloomberg, CBS News, The Guardian, Vice Media e Business Green, e includono giornalisti indipendenti come Benjamin Ryan del New York Times e Alex Thomson per Channel 4 News. Per l’Italia hanno aderito la Repubblica, il Tg1 della Rai ed il freelance Marcello Rossi.

Mark Hertsgaard, autore e corrispondente ambientale della rivista The Nation, che sta aiutando ad organizzare “Covering Climate Now”, ha raccontato a Euronews Living la sua ispirazione per l’avvio della campagna.

Mi occupo di cambiamenti climatici dal 1989, riferendo da 25 paesi di tutto il mondo e da gran parte degli Stati Uniti, ed è stato a lungo chiaro che la maggior parte dei media hanno sottovalutato, se non addirittura ignorato l’enorme importanza della storia del clima. Per molti attivisti del cambiamento climatico, una sola settimana di copertura potrebbe non essere sufficiente, viste le gravi avversità ambientali che stiamo affrontando come pianeta”.

Zion Lights, portavoce nazionale di Extinction Rebellion UK, ha detto a Euronews Living che : “La crisi che stiamo affrontando è “più grande di qualsiasi guerra.

Anche se è bello sentire che i media daranno questa maggiore copertura alla crisi climatica ed ecologica, è ancora semplicemente insufficiente per affrontare la situazione in cui ci troviamo. E’ importante che un maggior numero di giornalisti si renda conto della realtà di questa crisi, che richiede un reportage mirato e continuo, simile alla copertura del tempo di guerra, dato che quello che stiamo affrontando è più grande di qualsiasi guerra“.

Anche Morten Thysen, un promotore della campagna per il clima di Greenpeace UK, ha detto che si tratta di “buone notizie, di notizie molto cattive”.

La maggior parte dei media ha rigorosamente ignorato la crisi climatica per tre decenni, ed è quindi incoraggiante che questi punti vendita stiano tentando una strada diversa. Speriamo che questo periodo di intensa copertura crei una comprensione più profonda e un impegno che duri più a lungo della settimana in questione“.

 

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