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Fede e scienza possono andare a braccetto ?

Salute e tecnologia digitale possono andare d’accordo sembra un po’ la domanda che per anni ha agitato le più brillanti menti filosofiche del mondo: fede e scienza possono andare a braccetto? E così come quella è tutt’altro che banale o semplice nella risposta. Partiamo dalla definizione che le tecnologie digitali sono quelle che consentono scambi di informazioni in tempo reale tra utenti, tra macchine e tra sistemi di gestione. La prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha pubblicato un articolo proprio su questo argomento come una specie di monito a tutto il mondo per un corretto utilizzo della tecnologia a favore della salute e dunque un aiuto al raggiungimento dell’obbiettivo numero 3 “Salute e benessere” dell’Agenda ONU 2030.

Perché oggi il mondo è dominato dalla tecnologia digitale, almeno buona parte del mondo. E noi crediamo – a torto o a ragione – di essere padroni della tecnologia che ci serve. Al punto da demandare ad Internet la ricerca di alcune grandi e piccole risposte quotidiane che ci assillano: dalla medicina all’informazione. E questo non va bene. Negli ultimi mesi,  la scena della discussione tra tecnologia digitale e salute è stata attraversata da un processo di clamoroso processo di frode incentrato su un dubbio dispositivo di analisi del sangue,; una partnership controversa tra una società di telemedicina e una società di analisi dei dati; una società di social media che prometteva grandi cose per frenare la diffusione di disinformazione sul vaccino, o di un’altra azienda che si proponeva di affrontare il deterioramento della salute mentale delle giovani donne.

Tanto per i favorevoli che per i contrari, queste storie evidenziano l’effettivo impatto sulla salute di molte tecnologie digitali, e la posizione incerta e spesso non dimostrata delle tecnologie digitali per la salute. Così è nata la Commissione del Lancet e del Financial Times – che riunisce esperti diversi e indipendenti –  sul governo del futuro della salute 2030 si pone due domande principali: questa narrazione può ancora essere ribaltata? Le tecnologie digitali possono portare benefici alla salute per tutti?

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Rischi e vantaggi

Le tecnologie digitali potrebbero migliorare la salute in molti modi. Per esempio, le cartelle cliniche elettroniche possono supportare gli studi clinici e fornire dati ed osservazioni su larga scala. Questi approcci hanno sostenuto diversi risultati di ricerca di alto profilo durante la pandemia di COVID-19. Il sequenziamento (il processo attraverso cui si determina l’esatta sequenza di nucleotidi che costituiscono l’intero genoma dei diversi organismi viventi) e la genomica (la disciplina biologica che studia l’organizzazione e la struttura dei geni di un organismo nel contesto dell’intero genoma) sono stati usati per capire la trasmissione e l’evoluzione della SARS-CoV-2. C’è una grande promessa nella tecnologia digitale, ma la Commissione sostiene che, nel complesso, le trasformazioni digitali non forniranno benefici sanitari per tutti senza un loro riallineamento fondamentale e rivoluzionario.

A livello globale, le trasformazioni digitali sono ben avviate e hanno avuto conseguenze dirette e indirette sulla salute. Gli effetti diretti possono verificarsi attraverso, ad esempio, la promozione di informazioni sulla salute o la propagazione di disinformazione. Quelli indiretti possono verificarsi attraverso gli effetti su altri elementi determinanti della salute, compresi i fattori sociali, economici, commerciali e ambientali, come l’influenza dell’esposizione delle persone al marketing o alla messaggistica politica. I bambini e gli adolescenti che crescono in questo mondo digitale sperimentano gli estremi dell’accesso digitale. I giovani che passano gran parte della loro vita online possono essere protetti o vulnerabili ai danni online. Ma molti individui rimangono digitalmente esclusi, influenzando il loro accesso all’istruzione e alle informazioni sanitarie. L’accesso digitale, e la qualità di tale accesso, deve essere riconosciuto come un determinante chiave della salute. La Commissione chiede che la connettività sia riconosciuta come un bene pubblico e un diritto umano.

Qui il testo completo dell’articolo pubblicato su The Lancet

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