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Farm to Fork: dal coltivatore al consumatore

Farm to Fork, ovvero come ti metto l’agricoltura biologica a tavola. Ciò che importa, come recita il motto della neonata politica agricola dell’European Green Deal, la proposta legislativa sull’ambiente, è che sia ‘equa, salutare ed ecologica’. A darcene notizie, è la pubblicazione di maggio dell’Unione Europea, nella presentazione della strategia di riconversione del sistema alimentare. Da Bruxelles, arrivano interessanti linee guida sulla sostenibilità al 2030. Indicazione di origine, valori nutritivi in etichetta e meno pesticidi in natura.

Il monito e la cura arrivano decisi dall’intervento di Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, comparso sul sito ufficiale: “La crisi del coronavirus ha dimostrato la vulnerabilità di tutti noi e l’importanza di ripristinare l’equilibrio tra l’attività umana e la natura. La strategia sulla biodiversità e la strategia “Dal produttore al consumatore” sono il fulcro dell’iniziativa Green Deal e puntano a un nuovo e migliore equilibrio fra natura, sistemi alimentari e biodiversità: proteggere la salute e il benessere delle persone e, al tempo stesso, rafforzare la competitività e la resilienza dell’UE. Queste strategie sono una parte fondamentale della grande transizione che stiamo intraprendendo.”

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F2F, l’obiettivo madre è l’agricoltura biologica

I punti nevralgici della F2F ( farm to fork) sono chiari: ridurre del 50% l’uso di pesticidi chimici, le perdite di nutrienti, senza andare ad alterare la fertilità del suolo. La pratica intensiva dell’agricoltura e dei suoi componenti rappresentano la maggiore causa dell’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua.  Un meno del 20%, quindi, anche per l’uso di fertilizzanti entro il 2030. Dai dati riportati, sono stati registrati 33 mila casi di decesso per la resistenza antimicrobicaa causa dell’uso di antimicrobici nocivi, oltre che letali. Questo, ne dovrà conseguire, dunque, anche un calo del 50% per le vendite di sostanze antimicrobiche per gli animali di allevamento e l’acquacoltura entro il 2030.

La strada è una. La direzione è l’agricoltura biologica. Cibi sani e sostenibili, alimentazione salubre a favore della salute e dell’ambiente. Il tutto, giocando a carte scoperte: un’etichetta chiara e dai valori green, per una scelta libera e consapevole all’acquisto. Si aggiungono un ‘no’ per la lotta agli sprechi alimentari e un ‘si’ per la ricerca e l’innovazione in bioeconomia, con il sostegno dei servizi di consulenza della Pac e una promozione della transizione globale utile all’apertura di nuove chances nel commercio europeo.

Legambiente, il dossier ‘Stop pesticidi’ parla chiaro: il 61% dei campioni è regolare.

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Come ogni anno, Legambiente presenta il suo Dossier sui pesticidi più diffusi negli alimenti campionati qui in Italia. Quest’anno, nel convegno Agricoltura libera da pesticidi è emerso che solo 1,3 non rispetta i limiti di legge,  il 34% dei campioni risultati regolari sono comunque contaminati da uno o più residui di fungicidi e insetticidi.

Ma l’Italia ha un preciso Piano d’Azione Nazionale destinato alla riduzione del rischio associato ai pesticidi e per la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. ‘Stop Pesticidi’ di Legambiente ne fa un quadro abbastanza evidente: il 61% dei campioni analizzati risulti regolare e privo di residui di pesticidi. Risultato decisamente positivo ma la quantità di residui derivanti dall’impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura, che i laboratori pubblici regionali hanno rintracciato in campioni di ortofrutta e prodotti trasformati, resta comunque elevataAllarme rosso è per il multiresiduo. Ma la legislazione europea non considera come non conforme se ogni singolo livello di residuo non supera il limite massimo consentito.  In generale, i campioni esteri registrano più irregolarità rispetto a quelli italiani. Un 3,9% di oltreconfine rispetto allo 0,5% dei nazionali. Si registra con il residuo un 33% contro il 28% di quelli italiani.

Acqua e aria a rischio: metano e protossido di azoto sono i gas a effetto serra più presenti.

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Le acque sono contaminate dalla presenza di pesticidi con oltre il 60% superficiali e del 30% di quelle sotterranee. A comunicare l’allarme è Daniela Sciarra, responsabile delle filiere agroalimentari di Legambiente e curatrice del dossier ‘Stop Pesticidi ‘sui dati Ispra. Ma la proporzione tra i residui riscontrati nelle derrate alimentari e quelli rinvenuti nelle acque superficiali e sotterranee, abbatte le percentuali. Per abbassare il rischio di inquinamento dei corsi d’acqua, è necessaria la diffusione di tecniche alternative al mezzo chimico e la tutela della biodiversità. Questo incentiverebbe l’equilibrio biologico nell’ambiente coltivato.

Ma l’agricoltura ha un forte impatto anche per le vie aeree.  Le fonti di gas climalteranti, quali il metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), sono quelle che risultano maggiormente presenti nell’aria. Secondo gli studi riportati dall’UNFCCC (la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici), i due gas serra, insieme, rappresentano, il 16,1% delle emissioni totali di gas a effetto serra. Rispettivamente il 10,6% e il 5,5%.

 

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