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Fame nel mondo nutrizione

La fame nel mondo è una piaga: sono 690 milioni le persone denutrite

La fame nel mondo è un problema che si aggrava ogni anno. Ci sono in totale 690 milioni persone denutrite nel pianeta. Con il pericolo che la crisi sanitaria ed economica, in pochi mesi, faccia aumentare la cifra a 822 milioni. E dietro questi numeri, ci sono vite umane. Ma non è tutto: già oggi circa 2 miliardi di persone non sono in grado di accedere ad alimenti sicuri, nutrienti e sufficienti per tutto l’anno. Il rapporto sulla sicurezza alimentare, delle massime autorità in materia, dipinge uno scenario terribile per quanto riguarda il capitolo povertà e nutrizione.

Un ritratto che allontana alcuni degli obiettivi fissati dall’Onu con gli Sdg. Secondo la ricerca, l’Asia in termini assoluti ha attualmente il maggior numero di persone denutrite, raggiungendo quota 381 milioni). Ma la situazione in Africa si sta rapidamente deteriorando: sono 250 milioni le persone che patiscono la fame. A seguire America Latina e Caraibi (48 milioni). Un quadro diverso, però, emerge nella lettura delle percentuali in relazione alla popolazione: l’Africa è al 19,1%, mentre l’Asia è all’8,3% e il Sud America e i Caraibi al 7,4%.

L’importanza dello studio sulla fame nel mondo

Fame povertà nel mondo

Foto di Free-Photos da Pixabay

Le cifre vanno lette con particolare attenzione. Lo studio globale, che traccia gli eventuali  progressi verso la fine della fame e della malnutrizione, è stato infatti realizzato in maniera congiunta dall’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), dal Fondo internazionale per l’agricoltura (Ifad), dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), dal Programma alimentare mondiale (Wfp) e dal World Health Organizzazione (Oms).

Inevitabilmente il problema della fame si riversa sui più piccoli: nel 2019 circa 191 milioni di bambini, sotto i cinque anni, troppo magri. Certo, il macrotema della malnutrizione riguarda pure un problema più occidentale: l’obesità. Il rovescio della medaglia è quindi quello di 38 milioni di bambini in sovrappeso. Ancora peggio per gli adulti: gli esperti definiscono l’obesità una “pandemia a sé stante”. “Questo è inaccettabile”, ha dichiarato il direttore generale della Fao, Qu Dongyu. “Abbiamo bisogno di una trasformazione urgente dei sistemi alimentari per ridurre i costi degli alimenti nutrienti e aumentare l’accessibilità economica delle diete sane”, ha aggiunto il numero uno dell’Organizzazione.

Risposta coordinata contro la fame nel mondo

La risposta deve essere dunque coordinata, chiamando in causa tutti i 17 punti dell’Agenda 2030 per la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. “Non possiamo continuare a pensare all’agricoltura, all’ambiente, alla salute, alla povertà e alla fame singolarmente”, ha dichiarato il presidente dell’Ifad, Gilbert F. Houngbo, al lancio virtuale. “I problemi del mondo sono interconnessi e le soluzioni si intrecciano. L’attuale pandemia è un campanello d’allarme per tutti noi”, ha aggiunto. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha così ribadito come il rapporto di quest’anno invii “un messaggio che fa riflettere”, cercando di mettere insieme i vari spunti offerti.

L’emergenza Covid-19 avrà forti conseguenze sull’aggravamento della piaga. Le stime non sono per nulla incoraggianti. “È troppo presto per valutare il pieno impatto”, ha precisato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Ma potrebbe verificarsi un incremento di 130 milioni di persone in condizioni di fame cronica legata all’impoverimento da pandemia. Ma come si fa a trovare una soluzione? In realtà sarebbe meno difficile di quello che sembra: “Ci sono 7,8 miliardi di persone nel mondo. Coltiviamo abbastanza cibo per sfamare 10 miliardi”, ha evidenziato il numero uno dell’Ifad. “Il problema non è la produzione”, perché “la fame persistente e cronica è il risultato di povertà, disuguaglianza, conflitti, governance scadente ed emarginazione dei più vulnerabili”, ha concluso.

Cambiare dieta per cambiare il mondo

Il cambiamento della dieta può rappresentare, senza dubbio alcuno, l’elemento decisivo contro la fame nel mondo. Anche per i benefici a catena che comporterebbe: il 74% delle emissioni inquinanti verrebbe abbattuto da un’alimentazione con meno carni e formaggi, e più frutta e verdure. Il rapporto, poi, rivela un altro aspetto: con una dieta più ricca più salubre, si potrebbe arrivare al risparmio di circa 1,3 trilioni di dollari di costi sanitari entro il 2030. Un vantaggio sotto tutti i punti di vista.

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