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Fame nel mondo: due strategie per sconfiggerla

Il 40% del cibo viene gettato negli Stati Uniti, letteralmente sprecato. Come accade in molti altri Paesi occidentali. Mentre in altri la cattiva conservazione degli alimenti costringe a buttarli. Così nel mondo ci sono squilibri e difficoltà a garantire una produzione adatta a sfamare tutti. E c’è chi sostiene che sia necessario intensificare la produzione industriale agricola per aumentare la quantità di raccolti e centrare uno degli obiettivi dei Sustainable Development Goals (Sdgs) fissati dalle Nazioni Unite.

Ma, come spiega su impakter.com il Ceo e co-fondatore di Harvest Cratf Brendon Anthony, non è così: ci sarebbe cibo a sufficienza per garantirlo a tutti. Basterebbe, appunto, una gestione più oculata: evitare gli sprechi e migliorare la conservazione sono le migliori strategie per una sostenibilità dell’agricoltura. Senza rincorrere la chimera di una ulteriore industrializzazione.

La risposta non è la tecnologia inustriale

“La nostra volontà di mantenere il cibo come diritto umano fondamentale continua a incoraggiarci a cercare di risolvere il problema attuale, e potenzialmente futuro, della fame nel mondo. Sfortunatamente, le società biotech sono troppo ansiose di voler rimuovere la paura del futuro e offrire una soluzione al problema della fame con l’agricoltura industrializzata”, scrive Anthony nel suo intervento. Con conseguenze dannose per l’ambiente e un sistema alquanto lontano dal principio di sostenibilità. Certo, alla fine il risultato arriva: la produzione cresce, ma al prezzo di coltivazioni che fanno ricorso a fertilizzanti e pesticidi. Un’attività che finisce per decimare anche le api, ritenute fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema (come avevamo già spiegato qui). Ma non solo: c’è il risvolto del bestiame allevato in maniera intensiva, che tende a distruggere invece che preservare l’ecosistema. Insomma, l’agricoltura industrializzata favorisce un aumento produttivo, ma a discapito della sostenibilità. E il pianeta non può più consentirselo.

Cosa fare contro la fame nel mondo

La questione è un’altra: non occorre cercare soluzioni per aumentare la quantità di cibo; serve invece pensare a come razionalizzare quello che viene già prodotto. Il problema è, insomma, lo spreco non la produzione. “La soluzione principale alla fame nel mondo è nella conservazione e distribuzione delle già abbondanti risorse alimentari prodotte oggi”, ha sottolineato Anthony. Per quanto riguarda lo spreco nei Paesi più ricchi, la battaglia è principalmente culturale: bisogna limitare la cattiva abitudine di gettare il cibo.

Per i Paesi in via di sviluppo, l’attenzione è invece concentrata sulla conservazione: spesso, anche per carenze energetiche, non c’è nemmeno la possibilità di usare i frigoriferi. La ricerca, dunque, dovrebbe soffermarsi su questi aspetti: sono necessarie tecnologie innovative per preservare il cibo, eliminare gli sprechi e contrastare la fame nel mondo. Gli studi si stanno concentrando su soluzioni sperimentali per consentire un raffreddamento delle temperature in maniera economica. E tra le altre cose si vuole sfruttare, come nel caso della Zero Energy Cooling Chambers, il processo di raffreddamento per evaporazione garantendo una temperatura adeguata ai prodotti alimentari.

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