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Biden-Putin, faccia a faccia. Ecco le distanze

Faccia a faccia tra due diverse visioni del mondo, della società, del futuro. Dal clima alla libertà di espressione. Differenze destinate ad aumentare in questo clima da nuova guerra fredda. Al di là delle strette di mano e dei convenevoli dei riti della diplomazia.

Faccia a faccia sul clima

USA e UE stanno adottando misure sempre più rigorose in materia di abbattimento delle emissioni di gas serra. Per contro, la Russia sta di fatto perpetuando una politica di mantenimento dello status quo. Si tratta di una distanza abissale nella visione del futuro, destinata ad aumentare visto lo spin globale in favore della questione climatica. Con la Russia che su questo fronte rischia di isolarsi, anche dai suoi naturali alleati geopolitici, come ad esempio la Cina.

Infatti, da un lato abbiamo il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha fatto della lotta al cambiamento climatico una sua priorità. Idem l’UE, che sta approvando una nuova importante misura: il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Ma soprattutto è la Cina ad implementare una politica sul clima la cui distanza da Mosca salta agli occhi, in quanto competitor dell’Occidente, al pari della Russia. In sintesi, le più grandi economie del mondo si sono impegnate a diventare carbon neutral: Stati Uniti, UE, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud entro il 2050. E come abbiamo detto, perfino la Cina, entro il 2060.

La Russia snobba la crisi climatica

Dall’altro lato abbiamo invece l’immobilismo della Russia, che tenta in ogni modo di fare lo slalom tra le istanze e le richieste della comunità internazionale. Addirittura vediamo che grandi aziende russe, come ad esempio il gigante dell’alluminio Rusal, stanno cercando di fare pressione sulle istituzioni europee. Lo scopo? Riuscire a strappare accordi che contengano  misure più accettabili per i loro standard di produzione. Decisamente poco ispirati a strategie climate friendly. Insomma, anziché innovare, la Russia di Putin cerca di aggirare quelle regole in difesa del clima che sempre di più i Paesi occidentali e non solo stanno adottando.

Distanza anche sulla libertà di espressione. Mosca lontanissima dagli standard occidentali

Non va affatto meglio sul piano della libertà di espressione e di stampa. Anzi! In un recente rapporto di Reporter Without Borders (Report senza frontiere), organizzazione non governativa in difesa della libertà di informazione e di stampa, si denuncia una sorta di decimazione dei media indipendenti in Russia. Ecco le parole di Jeanne Cavelier, responsabile del desk Europa orientale e Asia centrale di Report Senza Frontiere: “la graduale scomparsa dei media indipendenti dal panorama dei media russi negli ultimi anni e la recente accelerazione di questo processo sono molto preoccupanti”.

Nel testo vi è un’accorata esortazione al Presidente russo, Vladimir Putin, affinché venga abrogata la legge sugli “agenti stranieri”, definita “draconiana” e gravemente lesiva del pluralismo dell’informazione, della libertà di espressione e del diritto dei cittadini di essere adeguatamente informati. Ad oggi, infatti, sono pochi i media indipendenti riesce a sopravvivere alla crescente pressione delle autorità e alle ripetute e sempre più disinvolte intimidazioni. Tra queste TV Dozhd, Fortanga e Chernovik nel Caucaso settentrionale, così come la Novye Kolesa di Kaliningrad.

Un approccio che si è reso evidente nel tristemente noto caso Navalny. Impressionante la risposta dello stesso Putin a Keir Simmons della NBC News, durante l’intervista di pochi giorni fa. Al giornalista che gli ha chiesto in modo esplicito garanzie sul fatto che Navalny possa uscire vivo dal carcere, il Presidente russo così ha risposto: “Guardi, queste decisioni in questo paese non sono prese dal presidente. È un tribunale che decide se liberare o no qualcuno. Per quanto riguarda la salute, di tutti quelli che sono in carcere, è un qualcosa di cui è responsabile l’amministrazione di ogni carcere”. C’è poco da aggiungere!

 

Foto in copertina: Kremlin.eu

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