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Eugene Simonov, il difensore delle acque

I corsi d’acqua ai confini fra Russia, Cina e Mongolia sono, ben prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica, i territori degli studi e dell’azione di Eugene Simonov, biologo russo che sostiene come la costruzione di dighe monumentali minacci i fragili ecosistemi delle zone umide. Nel 2009, per raggiungere i suoi obiettivi, Simonov ha fondato la Rivers Without Boundaries Coalition (RwB). Il difensore dell’acqua,Eugene Simonov, è il coordinatore internazionale di questa organizzazione indipendente, che crea reti tra la società civile, esperti e attivisti in Russia, Cina, Mongolia e altri paesi. L’obiettivo è quello di difendere i fiumi transfrontalieri nel nord dell’Asia.

Dice Eugene Simonov: “Tutto ciò che è legato al mondo delle dighe idroelettriche ha due caratteristiche: corruzione e disonestà da un lato, e vanità e desiderio di dominare, dall’altro. Le dighe – grandi progetti infrastrutturali su fiumi e laghi – sono, dopo tutto, grandi celebrazioni del potere. Questi progetti vengono fatti sembrare patriottici, rendendo nemici tutti coloro che vi si oppongono. Ed è molto difficile per le comunità locali e i critici far sentire la loro voce“.

Il corretto utilizzo delle acque secondo Simonov

L’attivista russo e la sua organizzazione partono dal principio che i fiumi transfrontalieri  sono risorse naturali rare e preziose che non dovrebbero essere “sprecate” solo per la produzione di energia, ma utilizzate anche e soprattutto per la conservazione e lo sviluppo sostenibile in vari modi. I grandi progetti idroelettrici rappresentano la più grande minaccia alla biodiversità degli ecosistemi d’acqua dolce, che stanno scomparendo ad un ritmo molto più veloce delle loro controparti terrestri o marine.

In una intervista a Lifegate, Simonov ha parlato in modo dettagliato delle sue battaglie. Per esempio quella per il bacino del fiume Amur, il più grande sistema fluviale transfrontaliero in Asia che è riconosciuto a livello internazionale per l’importanza delle sue popolazioni di pesci migratori e delle zone umide alluvionali. Milioni di uccelli acquatici si riproducono e migrano lungo potenti fiumi con ampie pianure alluvionali, sostenuti dai monsoni. Durante i periodi di siccità, che si verificano periodicamente, gli agricoltori seminomadi portano il loro bestiame nelle valli fluviali e sulle rive dei laghi, dove si contendono lo spazio con gru e oche. Conosciuto come il fiume Drago Nero in Cina, l’Amur è anche la casa delle più grandi specie di storione e salmone del mondo (chiamati rispettivamente Kaluga e Taimen siberiano).

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Eugene Simonov, il difensore delle acque di un continente – @ Refrain at zh.wikipedia

Le battaglie di oggi

La Belt and Road Initiative (BRI) della Cina è il più grande progetto infrastrutturale mai lanciato, con enormi implicazioni come le grandi alterazioni dei fiumi nei bacini transfrontalieri, ed essendo una grande possibilità di sviluppo internazionale, è necessario che venga fatta in modo ecologico, sostenibile. E visto che le politiche della BRI sono ancora – per certi versi – in fase iniziale, questo è secondo Simonov il momento giusto per spingere verso uno sviluppo sostenibile anche attraverso azioni preventive per evitare danni.

Al momento sono molto concentrato sulla protezione del lago Baikal, con le sue 2.000 specie endemiche. Questa culla della biodiversità non ha ancora un adeguato regime di protezione ambientale. Le nostre ONG sono i principali guardiani del lago contro le invasioni degli inquinatori, il land grabbing costiero e altre attività devastanti. Mettiamo gli attivisti locali in contatto con l’UNESCO e altre agenzie internazionali che supervisionano la protezione del lago”.

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Eugene Simonov, il difensore delle acque di un continente – Di W0zny – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30087577

Simonov ripone le sue speranze per un cambiamento sostenibile anche in su Rivers4Recovery, una campagna internazionale con un’agenda molto precisa che unisce 360 agenzie in oltre 80 paesi e che ha grandi obiettivi: una moratoria sulle nuove dighe idroelettriche; investimenti maggiori nelle rinnovabili non idroelettriche e nell’immagazzinamento dell’energia; una maggiore efficienza dell’energia idroelettrica esistente invece di costruire nuove dighe; nuovi piani energetici che diano priorità a soluzioni energetiche distribuite e su piccola scala; salvaguardia delle aree protette, dei fiumi che scorrono liberamente e dei territori indigeni.

Questo è un momento importante se prendiamo in considerazione anche il cambiamento climatico e l’emergenza coronavirus. Gli equilibri globali stanno per essere ridisegnati e dobbiamo agire per avere un impatto positivo in questa fase di transizione. L’azione deve essere focalizzata a livello locale e con il coinvolgimento delle comunità, ma occorre una strategia globale in termini di standard universali di sostenibilità e un modello di sviluppo diverso da quello degli ultimi decenni“.

 

 

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