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ETS: cos’è e come funziona il mercato della Co2

Il sistema delle emissioni Emissions Trading System  ETS è stato creato nel 2005 dall’Unione Europea come uno strumento amministrativo di contrasto alle emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale. Semplificando in modo estremo, il principio che regola questo “mercato” è : chi più inquina più paga”.

Per far questo è stata creata una quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra Stati diversi,  dopo la firma del protocollo di Kyoto.

La direttiva si applica a tutti gli impianti presi in considerazione da quel protocollo : dell’energia, dell’ industria siderurgica, dei prodotti minerali, della ceramica e della carta, che emettono gas effetto serra e che nessuno di tali impianti può continuare a lavorare senza un’apposita autorizzazione. Per poter partecipare al mercato di scambio, in una prima fase, a tutti gli impianti nel campo di applicazione della direttiva sono state rilasciate quote di emissione di CO2.

L’idea alla base è che lo scambio di diritti di emissione possa rappresentare uno strumento utile alle politiche ambientali e attraverso lo scambio di quote di emissioni le riduzioni di emissioni possono realmente verificarsi perchè ogni gestore che non restituisce un numero di quote di emissioni sufficienti a pareggiare quelle emesse durante l’anno precedente è soggetto ad un’ammenda per le emissioni in eccesso.

logo

il logo dell’ETS

In questo momento l’ETS sembra arrivato ad un momento particolarmente significativo della sua operatività al punto che potrebbe essere il momento della svolta ed avere importanti conseguenze sul futuro – positivo –  delle aziende.

Il prezzo per emettere una tonnellata di gas sta vertiginosamente salendo verso i 30 euro. Ed era da 13 anni che non siregistrava una corsa così forte verso l’alto di questo prezzo. Gli operatori finanziari, i trader, chiamano questo momento particolare di un mercato “supporto psicologico”: i livelli di prezzo più importanti da infrangere, sia al rialzo che al ribasso.

La Ue aveva fissato un limite al totale di quantità di gas serra che gli impianti di 31 Paesi (Islanda, Liechtenstein e Norvegia oltre i 28) potevano emettere. Dalla produzione di energia elettrica e calore (per la CO2) alla produzione di acido nitrico (N2O), alla la realizzazione di alluminio (perfluorocarburi), più altri settori industriali interessati. Secondo Bruxelles tale sistema riguarda 11 mila impianti “ad alto consumo di energia”, le compagnie aeree e in generale il 45% delle emissioni di gas serra.

Nel 2018 il prezzo delle quote aveva superato velocemente i 23 euro dopo la riforma del mercato ETS, che portato un maggior rigore nei controlli. E quella corsa al rialzo è ancora in atto. Le motivazioni?

Secondo Bloomberg due delle principali sono due: le parole della presidente designata della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha messo la tematica green al centro della sua agenda. Come in tutti i mercati finanziari c’è la possibilità che la crescita dei prezzi sia il frutto di investimenti finanziati effettuati da chi pensa che ci saranno ulteriori rialzi nel breve termine e spera di rivendere le sue quote a cifre più alte. Speculazioni insomma

Un’altra spiegazione potrebbe essere la Brexit e quindi la permanenza o meno del Regno Unito nel sistema. Quelli di Standard& Poor’s  – l’agenzia che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari ed obbligazioni – sulla questione del prezzo delle quote, in una dichiarazione all”agenzia, Bloomberg, hanno dimostrato molta cautela però: “Non siamo sicuri che vedremo prezzi sopra i 30 euro quest’anno e non siamo neanche così rialzisti per il 2020“.

Drama down the Track by TumblingRun, on Flickr

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