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Rifiuti plastici

Esportiamo rifiuti: le alternative possibili

Esportiamo rifiuti. Ogni italiano, secondo l’ultimo rapporto di ISPRA sui rifiuti urbani del 2020 (relativo al 2019) produce circa 500kg di rifiuti l’anno. Ciò significa che i rifiuti urbani prodotti in Italia nell’anno 2019 sono stati 30 milioni di tonnellate, circa lo 0,3% in meno rispetto all’anno precedente. Secondo il report cresce la raccolta differenziata, che dal 2008 al 2019 risulta raddoppiata: da 9,9 milioni di tonnellate a 18,5 milioni di tonnellate. Sempre secondo ISPRA, sono 658 sul territorio italiano gli impianti di gestione dei rifiuti, di cui 355 al Nord, 121 al Centro e 182 al Sud. Di essi, 37 sono impianti di incenerimento. Al momento il 18% dei rifiuti urbani prodotti viene incenerito (5,5 milioni di tonnellate), dato in aumento dell’1,4% rispetto al 2018. Sono presenti anche discariche, che smaltiscono il 21% dei rifiuti urbani, e naturalmente impianti per il trattamento dei rifiuti riciclabili. I più diffusi sono quelli per la frazione organica. Ma non tutti i rifiuti che produciamo in Italia rimangono nel nostro paese.

L’esportazione dei rifiuti

Immondizia, Di Plastica, Filippine, Cebu, Povertà

Crediti immagine: Wostemme, Pixabay

Il report di ISPRA più recente riporta anche i dati dei rifiuti che esportiamo, che rappresentano circa il 2% del totale dei rifiuti urbani (514 mila tonnellate), in aumento del 10,8% rispetto all’anno precedente. Esportiamo soprattutto verso Austria (72 mila tonnellate), Portogallo (58 mila tonnellate) e Spagna (56 mila tonnellate). Esportiamo soprattutto rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (34%) e Combustibile solido secondario, spesso abbreviato in CSS, ovvero un tipo di combustibile ottenuto dalla lavorazione dei rifiuti solidi urbani (30,2%).

Relativamente ai rifiuti pericolosi, soprattutto vernici, inchiostri, adesivi e resine, ne esportiamo circa 936 tonnellate, soprattutto in Portogallo e Germania.

In generale il costo medio annuo pro capite per la gestione dei rifiuti è di 175,79€ per abitante (in aumento dall’anno scorso di 1,31€ ad abitante).

Relativamente all’esportazione globale di rifiuti, molti venivano e vengono esportati nei paesi in via di sviluppo. Dopo il blocco del 2018 messo in atto dalla Cina, storicamente grande importatrice di rifiuti, anche la Malesia ha recentemente deciso di non accettare più i rifiuti plastici dell’occidente. Secondo Greenpeace, riferendosi ai dati sui rifiuti plastici provenienti dal nostro paese verso il colosso asiatico, “solo nel 2018, ne abbiamo spediti all’estero 197mila tonnellate, per un giro d’affari di 58,9 milioni di euro”. Ma almeno in Unione Europea si sta cercando di mettere fine alla pratica dell’esportazione dei rifiuti nei paesi più poveri, che non hanno spesso le infrastrutture per smaltirli adeguatamente, finendo così per inquinare più che se fossero smaltiti in modo corretto nei paesi che li hanno prodotti.

 

Le alternative: la termovalorizzazione

 

La sfida dell’Unione Europea ha avuto avvio proprio con l’inizio del 2021 con le nuove norme europee sull’import export dei rifiuti, che potrebbero indirizzarci verso una gestione sempre più nazionale dei nostri rifiuti. Per esempio cercando di utilizzare la loro combustione per produrre energia. La compagnia A2A ha realizzato a Brescia un termoutilizzatore che “fornisce un significativo contributo al fabbisogno energetico della città di Brescia. Infatti oltre a produrre energia elettrica, recupera il calore generato e lo convoglia, attraverso una rete di teleriscaldamento di oltre 670 chilometri, fino alle abitazioni dei singoli utenti. L’impianto è composto da 3 unità di combustione interdipendenti alimentate da rifiuti urbani indifferenziati e rifiuti speciali non pericolosi”. In questo modo non solo viene recuperata l’energia che proviene dalla combustione dei rifiuti, ma si evita anche di aumentare la produzione di inquinanti grazie al fatto che non vengono utilizzati combustibili fossili per produrre energia.

Nel 2019 è stato presentato un rapporto di Utilitalia in collaborazione con ISPRA proprio relativo al recupero energetico dei rifiuti in Italia, che mostra come sia possibile utilizzare i rifiuti per produrre energia e che il nostro paese lo sta già facendo: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le tre regioni più all’avanguardia in questo senso. La termovalorizzazione in Italia avviene soprattutto grazie al co-incenerimento di rifiuti per produrre energia elettrica e grazie alla digestione anaerobica di rifiuti biodegradabili per produrre biogas che diventerà poi biometano.

 

 

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