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Incendi Sardegna

Esclusivo: la verità sulla Sardegna che va a fuoco

Incendi in Sardegna, l’isola è devastata da qualche giorno da un fronte di fuoco che sta causando danni incalcolabili nella zona di Oristano. Venti e correnti d’aria delle prossime ore non promettono niente di buono e così nonostante lo sforzo enorme della Protezione Civile, volontari, gente del posto e di ogni altro tipo di forze dell’ordine, il rischio che le fiamme procedano verso nord è alto.

D’altronde il problema è il bosco e la macchia mediterranea – afferma ad Impakter Italia il Dr. Corrado Fenu, Agronomo, Consigliere del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, e nativo proprio della zona di Oristano – perchè per anni, per esempio quando facevo io l’Università, erano considerati qualcosa che non dava reddito. Quindi la cui manutenzione per anni è stata lasciata troppo alla buona volontà. E lo dico con cognizione di causa perchè io sono cresciuto in quella zona che oggi sta bruciando“.

Dr.Fenu ma si poteva fare qualcosa per evitare che questo incendio assumesse queste proporzioni?

Sì io credo di sì. Nel 1983 la stessa zona, proprio la stessa era stata interessata da un altro incendio, meno devastante di questo i cui effetti si sono protratti per molto tempo. Ma da un pò il bosco si stava riprendendo. Ed allora non avevamo le stesse tecnologie che abbiamo oggi. Era obbligatorio utilizzare quelle tecnologie oggi per un monitoraggio del territorio e del personale in servizio – senza nulla togliere a quanti in queste ore si stanno impegnando e rischiando la vita – per un coordinamento degli interventi diverso. Avremmo dovuto intervenire anche sul piano delle leggi per rendere più semplice la vita di chi vive in quelle zone“.

Incendi Sardegna

@pixabay

Che vuol dire?

Diradamenti, manutenzione dei boschi, pulizia del sottobosco – che se lasciato così diventa il carburante per il fuoco –  sono regolati da vincoli in qualche caso vecchi ed in qualche caso non adeguati proprio alla tecnologia di cui parlavo prima. A volte tenere un bosco o un pezzo di macchia mediterranea i ordine è complicatissimo se non impossibile. In questo modo la cosiddetta fuga delle campagne è stata favorita e chi è rimasto è davvero un coraggioso. A queste persone bisognerebbe dare un sostegno, non a pioggia come è stato fatto per anni, ma mirato. Per esempio ci sono i Contratti di gestione territoriale (all’interno dei quali rientrano quelli di fiume e di lago di cui abbiamo parlato qui, ndr) con i quali si stabilisce che chi decide di stabilirsi in zone marginali ma strategiche da questo punto di vista riceva delle risorse ma si impegna a rifare le strade interne a quel territorio assegnato, le fasce frangifuoco, i muretti a secco, imparare le tecniche di contro fuoco. Insomma deve presidiare il territorio. Bisogna aiutarli non metterli in condizioni di aver paura di fare certe azioni per paura di essere denunciati avendo infranto una norma obsoleta“.

Una volta spento il fuoco che si può fare perche non si ripetano incendi del genere in Sardegna?

Lavorare sulla formazione del personale per tenerlo aggiornato nel vero senso della parola, su tutto quello che di moderno si fa nel campo della prevenzione. E deve farlo l”autorità, le istituzioni. Scrivere una nuova burocrazia che premi chi vuole rimanere in certe zone. Sensibilizzare le aziende. Far capire come tanto il bosco quanto la macchia mediterranea possono dare reddito anche perchè preservare l’integrità di un territorio è un bene per l’economia. Un esempio importante: chi ha perso 200 arnie di api non tornerà più a lavorare lì perchè è cambiata la fertilità del terreno e dunque di cosa si nutriranno le api da oggi in poi? Coinvolgere tutti i professionisti del settore nel presidio e nelle decisioni da prendere a tutela del territorio con modalità veloci, snelle”.

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