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Energia: l’imperativo è ridurre drasticamente il consumo

Energia: l’imperativo è ridurre drasticamente il consumo: l’8 maggio del 2019 era già una raccomandazione che il climatologo italiana Luca Mercalli ripeteva ad Impakter Italia nell’intervista che appunto quel giorno gli fece Stefano Iannaccone rispetto alla questione dei cambiamenti climatici : “C’è poi l’energia: ne sprechiamo tanta , le case sono un colabrodo energetico, nonostante ci siano modi per tagliare dell’80% i consumi, portando anche un forte risparmio in bolletta”.  Oggi Mercalli non lo dice più come una raccomandazione ma quasi come un “ordine”.

Perchè ha continuato a fare calcoli ed ha rilevato come la situazione sia quasi al tracollo. Se l’uomo vuole invertire quella tendenza che negli anni lo ha portato ad essere una delle cause dei cambiamenti climatici con le sue attività, è necessaria una sterzata specie sulla questione dei consumi energetici

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Il ragionamento di Mercalli

In occasione del ritiro del Earth prize international, Mercalli ha presentato questi dati:

– In Italia ogni cittadino consuma (tra consumi elettrici e altri consumi energetici, come i carburanti) una quantità di energia equivalente a una media di sei chilowatt, in tutte le ore del giorno e della notte. Un cittadino americano (USA) ne consuma nove.

– Per avere un mondo sostenibile dal punto di vista climatico, questo consumo dovrebbe scendere a due chilowatt.

Per arrivare a questo risultato bisognerebbe rinunciare – per esempio –  a viaggi aerei low cost, abiti alla moda usa e getta, uso in ogni momento e per ogni occasione dell’auto privata (anche di quelle quelle elettriche), condizionatori usati al massimo delle loro potenzialità.

Alternative? Abiti di lunga durata, mezzi pubblici e maggior uso dello sharing. Per esempio.

Gli effetti sul PIL nel breve periodo sarebbero simili a quelli che sta avendo la pandemia di Covid-19: difficile immaginare che investimenti pubblici ed incentivi alla green economy possano essere un equo bilanciamento alle restrizioni così imposte ai consumi privati. Dice Luca Mercalli “L’aereo ha finito il carburante: tra pochi anni andiamo a schiantarci”. Dunque è una svolta obbligatoria.

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La conferma dell’International Agency of Energy

Ammesso che ce ne fosse bisogno, le parole ed i concetti di Luca Mercalli, trovano conferma nel World Energy Outlook, il rapporto mondiale sull’energia, pubblicato a metà ottobre dalla IEA, l’Agenzia Internazionale sull’Energia. Che ovviamente quest’anno inserisce la panedmia come uno degli indicatori sui quali basare le riflessioni attuali e future. E dice, il rapporto:

I consueti orizzonti di modellazione a lungo termine sono mantenuti, ma l’attenzione per il World Energy Outlook 2020 è fermamente concentrata sui prossimi 10 anni, esplorando in dettaglio gli impatti della pandemia di Covid-19 sul settore energetico, e le azioni a breve termine che potrebbero accelerare le transizioni di energia pulita.

L’analisi si concentra sulle principali incertezze che il settore energetico deve affrontare in relazione alla durata della pandemia e alle sue implicazioni, tracciando al contempo le scelte che aprirebbero la strada a una ripresa sostenibile. Le intuizioni strategiche del WEO-2020 si basano su una modellazione dettagliata dei diversi percorsi potenziali di uscita dalla crisi, che copre tutte le regioni, i combustibili e le tecnologie e utilizza i dati più recenti sui mercati, le politiche e i costi dell’energia.

La recessione economica ha temporaneamente soppresso le emissioni, ma la bassa crescita economica non è una strategia a basse emissioni – è una strategia che servirebbe solo ad impoverire ulteriormente le popolazioni più vulnerabili del mondo. Solo cambiamenti strutturali più rapidi nel modo in cui produciamo e consumiamo energia possono rompere definitivamente il trend delle emissioni. I governi hanno la capacità e la responsabilità di intraprendere azioni decisive per accelerare le transizioni di energia pulita e mettere il mondo sulla via del raggiungimento dei nostri obiettivi climatici, comprese le emissioni nette zero”.

Nonostante il calo record delle emissioni globali di quest’anno, il mondo è ben lungi dall’aver fatto abbastanza per metterle in declino decisivo” dice il Dottor Fatih Birol, Direttore Esecutivo dell’AIE.

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Ancora dal rapporto World Energy Outlook…

“La pandemia di Covid-19 ha causato più disagi al settore energetico di qualsiasi altro evento della storia recente, lasciando impatti che si faranno sentire per gli anni a venire. È troppo presto per dire se la crisi di oggi rappresenta una battuta d’arresto per gli sforzi volti a realizzare un sistema energetico più sicuro e sostenibile, o un catalizzatore che accelera il ritmo del cambiamento. La pandemia è tutt’altro che finita, rimangono molte incertezze e devono ancora essere prese decisioni cruciali in materia di politica energetica.

La nostra valutazione è che la domanda globale di energia è destinata a diminuire del 5% nel 2020, le emissioni di CO2 legate all’energia del 7% e gli investimenti energetici del 18%. Gli impatti variano a seconda del carburante. Il calo stimato dell’8% della domanda di petrolio e del 7% dell’uso del carbone è in netto contrasto con un leggero aumento del contributo delle energie rinnovabili. La riduzione della domanda di gas naturale è di circa il 3%, mentre la domanda globale di elettricità sembra destinata a diminuire di un relativamente modesto 2% per l’anno.

Il calo di 2,4 gigatonnellate (Gt) riporta le emissioni annuali di CO2 al livello di dieci anni fa. Tuttavia, i primi segnali iniziali indicano che potrebbe non esserci stato un calo simile nel 2020 delle emissioni di metano – un potente gas serra – dal settore energetico, nonostante la minore produzione di petrolio e gas. Si tratta di un enorme shock per il sistema”.

 

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