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Co2

Clamoroso! Il tribunale olandese….

Una svolta alle emissioni di Co2 delle grandi compagnie petrolifere arriva dall’Olanda. Dove nella giornata di mercoledì 26 maggio, un tribunale ha ordinato alla Royal Dutch Shell di tagliare drasticamente le sue emissioni nel prossimo decennio, un mandato che probabilmente può soddisfare solo cambiando drasticamente il suo modello di business – un pò come si vorrebbe fare per il trasporto aereo. Poche ore dopo, il sessantuno per cento degli azionisti della Chevron ha votato, nonostante le obiezioni della direzione, per chiedere alla compagnia di tagliare le cosiddette emissioni Scope 3, che includono le emissioni causate dai clienti che bruciano i suoi prodotti.

Le compagnie petrolifere sono disposte ad affrontare le emissioni che provengono dalle loro operazioni, ma, come ha sottolineato l’agenzia di stampa Reuters, il sostegno ai tagli “mostra la crescente frustrazione degli investitori nei confronti delle aziende, che credono non stiano facendo abbastanza per affrontare il cambiamento climatico“. La prova più potente di tale frustrazione è arrivata poco dopo, quando i funzionari della ExxonMobil hanno annunciato che gli azionisti hanno eletto (nonostante la strenua opposizione della società) due candidati dissidenti al consiglio di amministrazione della società, entrambi molto impegnati a spingere  l’azione sul clima.

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@piqsels.com

La causa

La decisione del tribunale olandese, per la quale la Shell ha già detto che farà appello, è davvero notevole. Attingendo, in parte, alle leggi europee sui diritti umani, i giudici hanno ritenuto che, anche se Shell ha iniziato a fare dei cambiamenti nei suoi piani aziendali, non si sta muovendo abbastanza velocemente per essere in linea con le richieste della scienza, e che deve più che raddoppiare il ritmo dei suoi tagli alle emissioni previsti. “La corte capisce che le conseguenze potrebbero essere grandi per Shell“, ha detto Jeannette Honée, una portavoce della corte, in un video sulla sentenza. “Ma la corte ritiene che le conseguenze di un grave cambiamento climatico siano più importanti degli interessi della Shell“, ha continuato Honée. “Un grave cambiamento climatico ha conseguenze per i diritti umani, compreso il diritto alla vita. E la corte pensa che le compagnie, tra cui la Shell, debbano rispettare questi diritti umani“.

Nessuno sa bene come procederà la causa, se la sentenza sarà confermata. La Shell ha sede nei Paesi Bassi, ma ha operazioni in tutto il mondo. Il pronunciamento del tribunale olandese è il più forte finora su ciò che richiede un impegno verso la scienza del clima. La riduzione del quarantacinque per cento delle emissioni entro il 2030 dai livelli del 2019 che la corte ha ordinato è molto vicina a ciò che, nel 2018, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (I.P.C.C.) ha detto che sarebbe stato necessario per tenerci su un percorso che potrebbe limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius.

La corte ha respinto delicatamente i tentativi della Shell di eludere la scienza: la compagnia, hanno scritto i giudici, ritiene che “si presti troppo poca attenzione alle strategie di adattamento, come l’aria condizionata, che può contribuire a ridurre i rischi associati ai periodi caldi, e alla gestione delle acque e delle coste per contrastare l’innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento globale. Queste strategie di adattamento rivelano che si possono prendere misure per combattere le conseguenze del cambiamento climatico, che possono di conseguenza ridurre i rischi. Tuttavia, queste strategie non modificano il fatto che il cambiamento climatico dovuto alle emissioni di CO2 ha conseguenze gravi e irreversibili“.

 

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