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Emigrazione giovani dati

Emigrazione all’italiana: oltre 130mila giovani in fuga dal fu Belpaese

Da storico popolo di viaggiatori a sempiterni popolo di emigranti. Come il passato e sempre di più, seppure con sfumature diverse rispetto ai decenni scorsi. Non più persone che partono con la “valigia di cartone” alla ricerca di fortuna, ma spesso professionalità che cercano opportunità altrove. Anche se, rilevano gli analisti, c’è una dinamica in corso più affine ai tempi dell’emigrazione per “disperazione”: si parte per trovare un’occupazione, qualsiasi essa sia.

I numeri del Rapporto italiani nel mondo (Rim) 2020, pubblicato dalla Fondazione Migrantes, sono significativi: “Nel corso del 2019 hanno registrato la loro residenza fuori dei confini nazionali, per solo espatrio, 130.936 connazionali (+2.353 persone rispetto all’anno precedente)”, riferisce il Rim 2020. Un ulteriore allarme sulla mancanza di prospettiva e di occupazione in Italia.

Emigrazione per regione ultimo anno

Emigrazione per regione ultimo anno (Fonte: Rim 2020 Fondazione Migrantes)

Le ragioni dell’emigrazione

I motivi dell’emigrazione continua? Scarsa innovazione, economia poco incline al cambiamento e alla crescita orientata sulle nuove opportunità offerte dal digitale e dall’economia green. Quelli che sono i comparti più attrattivi negli ultimi anni. Insomma, c’è un’applicazione insoddisfacente di quei principi al centro dello sviluppo sostenibile. Non a caso circa il 65% degli emigranti ha un’età compresa tra i 18 e i 50 anni. 

I dati, elaborati sulla base dell’Anagrafe italiani residente all’estero (Aire), raccontano un scenario di costante fuga dal (fu) Belpaese: attualmente sono quasi 5 milioni e mezzo gli italiani iscritti all’Aire. “In 15 anni la mobilità italiana è aumentata di circa il 76%”, spiega Delfina Licata, curatrice del Rapporto. Nel 2006, infatti, all’Anagrafe risultavano iscritti poco più di 3 milioni. “Ma – osserva ancora Licata – non è solo una questione numerica, è anche qualitativa. Abbiamo notato che le nuove generazioni, intendo giorni che hanno tra i 18 e i 35 anni, sono sempre più interessate dal fenomeno della mobilità per esprimere la loro creativa e valorizzare la loro competenza”. 

Il profilo di chi lascia l’Italia

Emigrazione Italia

Emigrazione, il rapporto sulle regioni e distinzione di genere (Fonte: Rim 2020 Fondazione Migrantes)

Lo studio fornisce un preciso identikit delle persone che emigrano: “Il 55,3% (72.424 in valore assoluto) sono maschi, il 64,5% (84.392) celibi o nubili e il 30% circa (39.506) coniugati/e”. Dunque, spiega il Rapporto, “si tratta di partenze più maschili che femminili al contrario di quanto visto per la comunità generale degli iscritti all’Aire dove la differenza di genere si sta sempre più assottigliando e di persone che, nella stragrande maggioranza dei casi, partono non unite in matrimonio poiché soprattutto giovani (il 40,9% ha tra i 18 e il 34 anni), ma anche giovani-adulti (il 23,9% ha tra i 35 e i 49 anni)”.

Oltre alla statistica sull’emigrazione, c’è un aspetto umano e allo stesso tempo economico: “Il problema è che lo spirito di iniziativa dei giovani viene creato in Italia, ma sviluppato altrove, nei Paesi esteri che li valorizzano. E così quei giovani non rientrano più in Italia”, sottolinea Licata. Manca un investimento sulle competenze, sulle prospettive di carriera in linea con le proprie ambizioni. “L’Italia è scarsamente attraente per le nuove generazioni. Tra i punti deboli c’è sicuramente la mancata corrispondenza del percorso formativo con l’opportunità lavorativa. All’estero si è disposti a fare lavori demansionati, perché quel lavoro dà una possibilità di crescita. Quindi c’è una valorizzazione della persona, che non c’è in Italia”, chiosa Licata nella sua disamina.

Emigrazione direzione

Dove vanno gli emigranti italiani (Fonte: Rim 2020 Fondazione Migrantes)

L’Italia migliore che va all’estero

Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Sì, perché la spinta all’innovazione resta flebile. Così come le politiche di conversione economica, verso una produzione più sostenibile. “Il quadro descritto – si legge nelle pagine del Rapporto – dipinge la migliore Italia, quella giovane e formata, che nei suoi anni più fruttuosi lascia il Paese accompagnato sempre più della famiglia allargata (genitori-nonni ricongiunti) o dal nucleo familiare recentemente costituito con figli minori che non cresceranno in Italia ma vi ritorneranno solo in estate per le vacanze”. Del resto le Università formano competenze che non trovano un’adeguata risposta sul mercato del lavoro.

Così, il Rim della Fondazione Migrantes lancia lo sguardo alle conseguenze della pandemia di Covid-19: “Una generazione, quella dei giovani, già tormentata e persa nell’incertezza e che è stata resa ancora più fragile dalla pandemia, la quale rischia di diventare per loro il colpo di grazia” Ma ci può essere dell’ottimismo per gli autori dello studio. Perché la diffusione del virus può rappresentare “l’agognata occasione di cambiare il senso di marcia di un Paese che da troppo tempo involve su se stesso non pensando e investendo su politiche dedicate alla formazione e al lavoro, ma bloccando la mobilità sociale dei giovani e incentivando per loro la mobilità territoriale ovvero spingendoli lontano dai loro territori e mettendo le loro competenze, le loro capacità e i loro entusiasmi al servizio di altri Paesi”.

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