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Emergenza climatica

Emergenza climatica, 2020 anno più bollente in Europa

Il 2020 è stato l’anno più bollente di sempre in Europa. Mentre si è celebrata la giornata internazionale della Terra, è arrivato un terribile verdetto sull’emergenza climatica: l’anno scorso è stato il più caldo mai registrato, con l’autunno e l’inverno anche più caldi di qualsiasi anno precedente da quando esistono le rilevazioni. Il Copernicus Climate Change Service (C3S) ha diffuso il proprio rapporto, lanciando l’allarme sulla situazione europea.

Del resto non si tratta di un evento inatteso. “È importante sottolineare che il rapporto inserisce i dati dello scorso anno in un contesto a lungo termine, consentendo di esplorare le tendenze. Questo è fondamentale per creare un’immagine completa della condizione del clima”, afferma Freja Vamborg, scienziata di C3S, che ha lavorato al dossier. 

Emergenza climatica anche in Siberia

“Le temperature invernali sono particolarmente aumentate, con 3,4°C in più rispetto alla media 1981-2010, 1,4°C in più in confronto al secondo inverno più caldo mai registrato”, si legge nella ricerca. L’Europa nord-orientale, addirittura, ha sfiorato il +2°C in confronto alle precedenti stagioni invernali. Ed è simbolico che le temperature nella Siberia settentrionale siano considerata l’anomalia più grave registrare nel corso del 2020. “Sebbene molti record di temperatura siano stati infranti, le ondate di calore non sono state così intense, diffuse o di lunga durata come quelle degli ultimi anni precedenti”, osservano ancora gli scienziati. Come se il quadro di surriscaldamento fosse consolidato. In generale le temperature del 2020 hanno fatto registrare l’incremento di 0,4 gradi oltre la media dei cinque anni più caldi dell’ultimo decennio.

Ci sono poi gli eventi estremi che rappresentano una tragica testimonianza del fenomeno in atto. In particolare “i livelli record di impoverimento dell’ozono stratosferico sull’Artico a marzo”. Ma anche “la tempesta Alex, che ha portato livelli eccezionali di pioggia in un breve periodo di tempo nel Regno Unito, nella Francia nord-occidentale e nelle Alpi meridionali, superando molti record di precipitazioni giornaliere”. Senza dimenticare la piaga della siccità, che in Italia è ben nota.

Anidride carbonica e gas metano

Il rapporto ha osservato che le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e gas metano a effetto serra sono aumentate a lungo termine e sono state ai massimi almeno dal 2003; anno in cui sono iniziate le osservazioni satellitari. Non è mancato l’impatto della pandemia. Si legge nel rapporto: “Le prime analisi suggeriscono che mentre l’anidride carbonica è aumentata a un ritmo leggermente inferiore rispetto agli ultimi anni, il metano è cresciuto più rapidamente. Questi cambiamenti sono, in parte, dovuti a una leggera riduzione delle emissioni legate alla pandemia Covid-19”. Nulla di decisivo, comunque.

Cosa fare di fronte a uno scenario del genere? Per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi, è necessario intervenire in maniera imponente sulle emissioni inquinanti. Una soluzione quasi scontata, ma che non è ulteriormente eludibile. “È più importante che mai utilizzare le informazioni disponibili per agire, mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, accelerando i nostri sforzi per ridurre i rischi futuri”, conclude il direttore di C3S, Carlo Buontempo.

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