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Embargo contro Mosca: Orban si mette di traverso

Embargo su petrolio russo e invio di armi a Kiev: Orban dice no. Il premier ungherese di nuovo contro la UE, tra sudditanza a Mosca e ricatti sul PNRR.

Il no di Budapest all’embargo sul petrolio russo

Viktor Orban di nuovo contro la UE, di nuovo indulgente con Putin. Il premier ungherese ha ribadito la posizione del suo governo: no al nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia che prevedono l’embargo sulle importazioni di petrolio. Sarebbe come sganciare una “bomba atomica” sull’economia ungherese, ha sottolineato in un discorso radiofonico dello scorso 6 maggio. Budapest si dice disponibile a nuove sanzioni che però non danneggino l’economia interna. Pannicelli caldi sì dunque, misure serie no.

Idem sulle armi: Kiev si arrangi!

Nulla di nuovo o di sorprendente da uno dei più fedeli amici di Mosca, che da sempre combatte la UE dall’interno, senza però rinunciare alla montagna di fondi europei che di fatto sostengono la crescita dell’Ungheria. Ma nel prendere le distanze dalla UE sulla questione Ucraina, il putiniano campione dell’antieuropeismo e del sovranismo va ben oltre l’economia. La sconfessione di Orban verso le scelte di Bruxelles passa anche per la critica agli aiuti militari alla resistenza ucraina: “non è la nostra guerra”. Con questa affermazione, che potrebbe essere pescata da un qualsiasi corteo di comunisti anti NATO, l’ultra destrorso premier ungherese boccia l’invio di armi a Kiev. Verrebbe da chiedersi: ma l’Ungheria è ancora Europa? Oppure è solo una grande succursale del Cremlino?

In Italia, Enrico Letta ha criticato duramente questa posizione del governo di Budapest: “sono scandalizzato da Orban che mette il veto contro le sanzioni Ue: si pone come chiaro ed esplicito alleato di Putin. Che un unico Paese europeo blocchi le sanzioni è gravissimo e la responsabilità che Orban si sta prendendo è enorme. Noi siamo per l’unità dell’Ue, per sanzioni nette e dure per arrivare a un cessate il fuoco”. Eppure, anche nel nostro paese, esistono piccoli emuli di Orban, che tentano di mettere i bastoni fra le ruote a Draghi. Da Salvini a Conte, passando per varie frange di uno stantio anti atlantismo di sinistra, sono molteplici i tentativi di alleggerire la posizione di Putin e non ostacolarne l’operato.

I ricatti sul PNRR

Allo scopo di superare questa impasse e presentarsi nel segno dell’unità, la commissione ha proposto di offrire a Ungheria e Slovacchia un anno in più rispetto al resto dell’UE per interrompere l’importazione petrolio russo. In tutta risposta, Orban ha chiesto più tempo e soprattutto altri fondi europei per adempiere al processo di transizione energetica, previsto dal PNRR. Ma proprio ieri a Firenze, Borrell criticato fortemente questa forma di subdolo ricatto che l’Ungheria e non solo stanno mettendo in atto, legando l’accettazione delle sanzioni a una maggiorazione dei fondi del PNRR.

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