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Eddi Marcucci

Esclusivo: Eddi Marcucci racconta “Dal processo sentenza ideologica”

Un’esperienza da sorvegliata speciale per aver combattuto al fianco dei curdi. Contro l’Isis e per la libertà. Maria Edgarda Marcucci, meglio nota come Eddi Marcucci, ha raccontato la sua storia a Impakter Italia (che già qui aveva parlato della sua surreale vicenda): per il Tribunale di Torino rappresenta un pericolo, quindi deve sottoporsi a misure di restrizione della libertà, confermate di recente. Ma Eddi Marcucci, da attivista pro-Kurdistan, racconta cosa sta accadendo nel Nord-Est della Siria. Con la Turchia che continua a sostenere le milizie jihadiste e molti combattenti dell’Isis sono tornati in libertà.

Quali sono le misure della sorveglianza speciale?
Non posso partecipare a pubbliche riunione, non possono entrare in locali pubblici dopo le 18. Dalle 21 devo essere in casa e ogni mio spostamento deve essere validato dalla Polizia e annotato sul libretto rosso che devo portare con me. Nella pratica, può capitare che la polizia citofoni alle 3 di notte per verificare se sono a casa. Quindi passo moltissimo tempo nei commissariati a dare spiegazione su cosa fare o non fare. Inoltre, mi hanno ritirato la patente, ritirato il passaporto e la carta di identità non è valida per l’espatrio.

Cosa può accadere nel prossimo anno rispetto alla sorveglianza?
C’è un ricorso in Cassazione. Ma la Corte interviene solo su vizi di forma, non sul contenuto. In questo procedimento ce ne sono, ma non sono i vizi di forma a invalidarlo. La sorveglianza andrà avanti fino al marzo 2022. Stiamo pensando se andare in Corte europea.

Non ci sono grosse speranze di una revisione del pronunciamento?
Il decreto emesso è veramente molto ideologico. Si sta parlando di visioni del mondo: per chi si è pronunciato sul mio caso, è molto pericoloso che si entri in una Camera di Commercio a distribuire volantini. Per me è molto pericoloso il rapporto privilegiato che l’Italia ha con la Turchia su un piano politico, commerciale e militare.

Come è possibile spiegare una sentenza del genere, in cui chi combatte per la libertà viene costretta alla sorveglianza speciale?
È una sentenza ideologica. La questione è su vari livelli. Il tentativo iniziale è stato quello dell’equipollenza tra chi si è schierato contro l’Isis e chi a favore dei jihadisti. La mancata distinzione tra le parti in campo era abbastanza allucinante infatti hanno fatto dietro front dopo qualche mese. Quindi nel decreto che ha deciso la Sorveglianza è stato espulso lo scenario siriano dal processo: è qualcosa di bislacco, quello è il motivo per cui tutto è cominciato. In nessun lavoro è possibile avviare un percorso, quindi un processo su fatti accaduti in Siria, e cambiarlo totalmente, arrivando allo scenario italiano. Il tutto senza dover rendere conto a nessuno. La Corte sostiene che i fatti in Italia, per gravità, abbiano soverchiato quelli in Siria. È davvero strano, ma Procura e Tribunale di Torino probabilmente farebbero una miglior figura a dire che cercavano una scusa per il processo. Questo è un insulto all’intelligenza mia e della società.

Ritiene che sia una prospettiva ideologica?
Mi chiedo per quanto tempo ancora i pubblici ministeri e giudici, nel Tribunale torinese, potranno spendere soldi dei contribuenti per questi processi? Sono procedimenti avviati su teoremi che puntualmente vengono smontati quando si pronunciano altri Tribunali. Il meccanismo della Giustizia, così come concepito dallo Stato, è venuto meno. Da una decina di anni la Procura e il Tribunale hanno acquisito un potere politico per contrastare gruppi di persone che provano a difendere la propria terra, manifestando dissenso sociale.

Sembra un po’ la riedizione del colpirne uno per educarne cento?
Direi “colpirne una”…

Eddi Marcucci, spostiamoci sullo scenario di guerra, che ha visto, qual è la situazione nel Nord-Est siriano?
Io ho partecipato all’operazione di difesa di Afrin, nel 2018, e ora in campo non ci sono forze tanto diverse da quelle del 2018, la guerra siriana vede coinvolti tutti i principali attori del panorama geopolitico globale. Chi invade è la turchia, che han reclutato milizie jihadiste, in alcuni casi vestono le uniformi turche in altri no. Ma poco cambia. Nel corso del conflitto, la Turchia ha sempre finanziato i gruppi fondamentalisti. Prima lo ha fatto con l’Esercito libero siriano e ora lo fa con il Syrian national army, tra cui ci sono proprio componenti dell’Isis o di altre bande analoghe. Questa compagine è nata nel 2017, creata dalla Turchia per pattugliare e controllare le zone occupate con l’operazione “Scudo dell’Eufrate”. L’avanzata turca è avvenuta insieme alle azioni di queste milizie, che recentemente hanno intensificato gli attacchi nel Nord-est della Siria.

Qual è l’obiettivo di queste operazioni?
L’autostrada M4, un’infrastruttura fondamentale per il collegamento con il resto della Siria (collega Aleppo a Latakia, ndr). I turchi vogliono avere il controllo totale su quella zona. Anche per questo motivo, in tutto il 2020, tutti i cessate-il-fuoco annunciati non sono mai stati rispettati. L’autostrada M4 è stata sempre oggetto di assalti che avevano come bersaglio i civili che provavano ad attraversarla. È una di quelle zone pattugliate anche dalla Russia, quindi nemmeno sotto la sfera di influenza dei turchi. Ma ciò non ha garantito l’incolumità dei civili.

Campi curdi

Un campo curdo

Insomma, i diritti umani sono fatti a pezzi.
I rapporti che abbiamo parlano di violenze, stupri, rapimenti, conversioni forzate, matrimoni obbligati, e decapitazioni in piazza. Insomma, tutto quello che abbiamo visto con l’Isis. Solo che a portare avanti certe azioni è un Paese membro della Nato, che non fa nemmeno mistero delle sue alleanze. Ma non si capisce come faccia l’Italia a essere partner della Turchia da un punto di vista economico, politico e militare. E come se non bastasse nel Nord-Est della Siria manca spesso l’acqua, a causa dello stop imposti agli impianti idrici. La turchia controlla l’impianto idrico di Alok e leva l’acqua a migliaia di persone. Una situazione gravissima su cui si dovrebbe immediatamente intervenire.

I progressi fatti dopo la sconfitta dell’Isis sono stati cancellati…
Sconfiggere l’Isis è costato 12mila vite: sono state donate alla causa della libertà. Un tributo di sangue altissimo. Senza dimenticare le migliaia di vittime e di persone che hanno perso la casa. Ora stiamo mettendo a repentaglio quella vittoria. Ricordo che l’anno scorso la Turchia ha bombardato le strutture dove erano detenuti i membri dell’Isis, che così hanno sfruttato l’occasione per evadere. Ci sono nuove in giro per il mondo migliaia di fondamentalisti pronti ad abbracciare la causa della jihad. Questo perché i Paesi di tutto il mondo, su tutti l’Europa, non hanno voluto riconoscere l’amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est. Un comportamento che conferma come il disprezzo delle vite, da parte dei governanti, sia uguale per i siriani come per gli occidentali. È l’alleanza tra popoli l’unico orizzonte percorribile, chi decide ora ha dichiarato guerra alle persone e alla terra, vanno fermati.

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