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Ecomuseo: da Torino a Montecalvo, il turismo sostenibile sul territorio

Con l’Ecomuseo, o Museo Diffuso che dir si voglia, la parola passa al territorio. Si tratta di esposizioni di reperti e ritrovamenti, collezioni, collettivi d’artista, tutte inserite all’interno della mura cittadine, nella riproduzione canonica di un museo. Grazie all’avvento delle nuove teorie di studio si sono ribaltate e allargate le vedute connesse al settore del turismo, dando voce proprio al territorio. Quindi, patrimonio e popolazione sono gli imperativi promozionali, a braccetto dell’ identificazione, preservazione e alla valorizzazione delle risorse materiali ed immateriali interne.

Un Ecomuseo, dunque, è un’istituzione nata dalla volontà degli persone e delle associazioni locali. È insomma l’espressione coerente di saperi collettivi, declinati alla valorizzazione della tradizione. Questo sistema turistico è in continuo mutamento, flessibile, ed innovativo, e favorisce la riscoperta identità e il ripristino di una coesione comunitaria. Diventa anche un tentativo di “cura” rispetto dispersione dei caratteri locali, e promotori di stili di vita e culture sostenibili. Gli attori del territorio sono messi in contatto con gli enti locali, con l’operazione dell’associazionismo, con gli istituti di ricerca e d’istruzione, per percorsi di crescita culturale delle comunità locali, creativi e inclusivi, per la partecipazione attiva degli abitanti.

Storia, definizione e sviluppo dell’ecomuseo

campanile del convento d sant’antanio montecalvo

Gli anni Settanta aprono le porte alla Nouvelle Muséologie, movimento francese, poi diventato internazionale, di critica e ripensamento della museologia tradizionale. A darne una definizione è il museologo Georges Henri Rivière, al quale se ne attribuisce la paternità: “Un ecomuseo è uno specchio in cui questa popolazione si guarda, per riconoscersi, cercando la spiegazione del territorio al quale appartiene, assieme a quelle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni. Uno specchio che questa popolazione offre ai propri ospiti, per farsi meglio comprendere, nel rispetto del suo lavoro, dei suoi comportamenti, della sua intimità”.

Si tratta di bisogno di riconoscimento e messa in sistema di risorse, culturali, storiche, ambientali, sociali, economiche all’interno di un unico contesto territoriale. L’ecomuseo è differenziato per la specificità delle risorse del posto: consente di conservare e trasmettere la memoria, elaborando una favorendo la partecipazione dei suoi abitanti e dell’amministrazione pubblica.

Ecomuseo Urbano, nell’Eut di Torino la genesi del modello francese

Ecomuseo Torino

Eut di Torino

Territorio, edifici e sistema antropico, la triade per lo sviluppo cittadino. Un ecomuseo urbano è un processo dinamico, che modella il materiale presente, aggiungendolo e aggiornandolo con nuovi elementi. Si rinsaldando e rivitalizzano legami tra persone e risorse umane. Si parte dagli standard dell’attività museale in città per approdare in un’operosità di trasformazione urbanistica e sociale, di uso degli spazi privati e pubblici, favorendo la presenza di nuovi gruppi di popolazione, che ne conseguiranno la perdita dei legami e la nascita di nuove forme di vita urbana.

Il capostipite italiano di questo prototipo è L’EUT – Ecomuseo Urbano Torino, nel 2004. È un contributo per la tutela del patrimonio diffuso nei quartieri di Torino: dieci circoscrizioni che conservano la documentazione archiviata, interamente consultabile. Si tratta di un presidio territoriale per la tutela attiva della storia e del patrimonio culturale locale. Gli obiettivi dell’Eut sono la conservazione della memoria storica di Torino, capitale dell’industria e del lavoro, di quartieri operai, per un’azione di tutela verso edifici simbolo, archivi scolastici e dell’associazionismo; la preservazione e la valorizzazione dell’insediamento umano.

L’Ecomuseo Rurale: il MIMD la risposta allo spopolamento

Una donna vestita con gli abiti della tradizionale montecalvese “La Pacchiana”

Montecalvo è invece un piccolo comune della provincia di Avellino. Come molte delle aree interne campane, lo spopolamento è una delle piaghe attualmente più risentite. In risposta al problema arriva l’esempio operativo dell’associazione di promozione turistico – territoriale ‘I Pupini’ con il MIMD – Montecalvo Irpino Museo Diffuso. Un ecomuseo rurale per un turismo culturale e sostenibile, realizzato con la necessaria partecipazione cittadina.

L’ente ha costruito un piano di integrazione per la collettività, finalizzato alla rigenerazione del tessuto sociale. Tra le proposte c’è anche un percorso naturalistico di trekking Pompiliano, un antico sentiero campestre che collegava la casa natale di San Pompilio Maria Pirrotti con la chiesetta di contrada Maurielli, di proprietà della famiglia del santo ed eretta, nel 1621, per Mamma Bella dell’Abbondanza al Vicoletto degli Innamorati.

Nel 2017 è stata ridata vita ad una strettoia scavata nella roccia con numerosi scalini, dove sono soggiacciono sentimenti di amori trascorsi e oggi è meta di avventori esterni. I Pupini, oggi più che mai, valorizzano l’abito tipico montecalvese “La Pacchiana” indossato, ancora oggi da signore più anziane. E diventano esse stesse protagoniste del territorio, come elemento vivente storico, culturale, antropologico.

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