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combustibili fossili

Ecco i veri responsabili dei mutamenti climatici

Marco Grasso – professore di Geografia Economica-Politica all’Università Milano Bicocca     spiega ad Impakter.it il ruolo giocato dalle attività umane sui mutamenti climatici che stanno interessando il pianeta. La violenza degli uragani che hanno provocato distruzione e morte negli Stati Uniti, le “bombe d’acqua” che sempre più spesso provocano allagamenti e esondazione dei fiumi, il caldo anomalo di questa estate torrida, lo scioglimento dei ghiacciai. Gli esperti, ed ora anche l’opinione pubblica cominiano ad essere seriamente preoccupata.

Qual’è la sua opinione ?

Gli americani si sono spaventati per gli eventi estremi che gli sono accaduti. Noi cominciamo a spaventarci perchè cominciamo a vedere quanto influiscano sulla quotidianità. Forse questa nuova visione dei cambiamenti climatici può essere la giusta chiave per fare qualcosa di serio. Soprattutto per combattere i combustibili fossili“.

Professor  Grasso  nella lista delle attività umane che contribuiscono ai cambiamenti climatici frenando lo sviluppo sostenibile, l’industria petrolifera della quale lei ha parlato nel webinair di Europa Verde, che posto occupa?

Le attività umane responsabili delle emissioni di Co2 sono sostanzialmente l’industria e il settore agroalimentare. All’interno delle industrie, quella petrolifera, dei combustibili fossili, ha un posto di enorme rilevanza anche perchè basta pensare a quanto influisca sulla nostra quotidianità. Dall’elettricità alla benzina per fare due esempi più immediati e vicini ad ognuno di noi. Proprio per questo noi siamo intrappolati in un sistema di dipendenza dai combustibili fossili che ci è stato costruito attorno. E che limita in maniera significativa le nostre scelte di tutti i giorni“.

Quindi quella storia che i cambiamenti possono dipendere anche dal singolo gesto di ogni cittadino come va a finire?

Comunque bene ma ha dei grandi limiti. Non tutti abbiamo le stesse conoscenze sulle alternative possibili anche dentro casa; non tutti abbiamo l’opportunità di metterle in pratica quand’anche le conoscessimo; non tutti infine abbiamo le risorse per attuarle perchè oggi ancora molte di queste alternative sono costose. E questo ad alcune industrie petrolifere fa comodo perchè consente loro di accusare i consumatori di essere “pigri” o comunque legati alle solite abitudini che loro sono i grado, quasi costrette, a soddisfare. E’ una favola. Così come lo sono molte pubblicità che narrano sostenibilità di qualunque prodotto. Ma questa campagna di greewashing viene quotidianamente condotta con la complicità dei media, dei social media che accettano i tanti soldi che le compagnie di combustibili fossili investono in questo settore“.

combustibili fossili

Il Profesor Marco Grasso

Allora non abbiamo via d’uscita, la trappola dentro la quale ci hanno incastrati è senza scampo?

No. Certo è difficile creare consapevolezza del pericolo a fronte di industrie e aziende che vanno a braccetto con i governi perchè bisogna sostenere il Pil e che danno anche lavoro a molte persone, circa 10 milioni di persone nel mondo che non si devono dimenticare. Esistono, a questo proposito, delle comunità che vivono nelle aree di estrazione dei fossili, che dipendono in tutto e per tutto da quel lavoro quindi vanno aiutate. Una frase come quella del Ministro Cingolani che parla della transizione ecologica come un “bagno di sangue” non aiuta. Però visto che sappiamo che nulla è impossibile ma molte cose sono difficili, qualcosa si può fare e da subito. Partendo, per esempio da un dato, e cioè la responsabilità morale delle aziende che almeno dal 1950 hanno conoscenza dei pericoli delle loro emissioni. Uno studio scientifico della Exxon degli anni ’70 descriveva quelle che sarebbero state le emissioni di Co2 nel 2020 con una precisione che l’anno scorso è stato verificato essere clamorosamente esatta. Ed alcune di loro hanno già costruito delle piattaforme marine più alte a causa dell’innalzamento del mare. Dunque proprio le aziende hanno le competenze scientifiche per contribuire e dare il via alla loro riconversione“.

Come si fa a convincerle però? O a costringerle?

Intanto eliminando i sussidi statali, cioè i soldi di tutti noi, verso questo aziende. Si parla, nel mondo ed al netto di mille variabili, di 500 miliardi di dollari l’anno. Poi aderendo, da parte degli Stati al FossilFuel Non-Priliferation Treaty un’iniziativa globale per cui in California ed alle Hawaii hanno proibito l’estrazione di materiali fossili nel loro territorio di qui a qualche anno.Certo questo si può fare con le industrie statali o a partecipazione statale e solo in certe zone del mondo. Perchè Russia, alcuni paesi del Golfo, l’Algeria, hanno compagnie che svolgono anche una funzione sociale: vendono combustibili a prezzo calmierato, forniscono assistenza sanitaria ed altri servizi. I soldi non erogati a queste aziende possono essere reinvestiti nella ricnoversione delle stesse, nella tutela dei lavoratori e nello sviluppo delle tecnologie per l’energia alternativa che ripeto, ancora oggi ha costi molto importanti. E nel sostegno dialtri soggetti vulnerabili: penso a tutti i fondi pensioni americani che hanno investito i soldi dei lavoratori nell’industria petrolifera. Non si può far crollare questa industria  senza indirizzarla verso un’altra produzione altrimenti ci troveremmo davanti ad un’altra crisi di proporzioni enormi“.

C’è una speranza professore?

Il contatto che ho tutti i giorni con le nuove generazioni mi ha convinto che loro hanno una reale conoscenza che i combustibili fossili sono pericolosi. E che bisogna proteggersi. Che non bisogna credere a tutto quello che ci raccontano con un pò troppa leggerezza. Per esempio quando si parla di “net.zero” entro il 2050 non vuol dire che in quell’anno lì non avremo più emissioni di Co2 ma che le avremmo ridotte di moltissimo. Le industrie continueranno ad inquinare ma compenseranno con altre azioni, tipo il piantare alberi da tutte le parti, così che se la quota di emissioni di un’azienda sarà del 20% metterà in atto un’iniziativa per succhiare il 20% di Co2 dall’atmosfera, almeno nelle intenzioni. Venti meno venti fa zero secondo questo ragionamento. Ma non sarà così. Da qualche tempo, il Dr. Gavin Scimdt della NASA sta lavorando ad un’ipotesi, complicata da dimostrare ma che forse ha un fondamento: una civiltà, la cosiddetta Siluriana, che circa 400 milioni di anni fa, si sarebbe suicidata, per colpa dei combustibili fossili. Anche questa ipotesi terrificante, unita alla paura degli americani per quello che sta accadendo può essere la molla per un cambiamento radicale delle politiche internazionali sul clima. Perchè abbiamo visto che molto di quello che accade negli Stati Uniti prima o poi tracima da quest’altra parte dell’Oceano“.

 

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